Dead Rising 4 – Recensione

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Dead Rising è una di quelle serie che ha sempre diviso il pubblico. Nonostante l’indiscutibile fascino della saga targata Capcom, in cui vi ritrovate a combattere da soli contro un mare senza fine di zombie e psicopatici, alcune caratteristiche della serie l’hanno portata anche ed essere amata da una fetta di videogiocatori ed odiata dall’altra. Una di queste caratteristiche era il fatto di avere a disposizione un tempo limite per poter portare a termine alcune missioni (nel terzo capitolo il tempo era globale), terminato il quale la missione cessava di essere disponibile nel gioco. Questa particolarità, unita ad una certa difficoltà generale del gioco, è sempre stata una delle più discusse da parte dei videogiocatori, nel bene e nel male. Ora Capcom, nel probabile tentativo di allargare il pubblico della serie, decide di eliminare il tempo limite, di abbassare il livello di difficoltà e di proporre, come ciliegina sulla torta, il ritorno dello storico protagonista Frank West, amatissimo dal pubblico. Questa nuova ricetta avrà fatto centro?

Alla ricerca del pubblico perduto

Quello che appare chiaro fin da subito è il deciso cambio di rotta che la Capcom ha deciso per questo quarto capitolo rispetto al passato, specie vista la crisi di giudizi sia di critica che pubblico riscontrati con gli ultimi capitoli (il terzo in particolare). A conti fatti questo nuovo capitolo rappresenta infatti un deciso e radicale taglio con il passato, trasformando Dead Rising da un action decisamente difficile con forti componenti survival, ad un titolo più arcade, più “chiassoso” e spensierato e con una difficoltà tarata verso il basso.

Che sia un bene od un male, ovviamente, spetta a voi deciderlo. E’ ovvio che questo cambio di rotta abbia attirato molte critiche da chi amava lo stile più difficile e survival che caratterizzava i primi capitoli (specie fino al terzo), ma è altrettanto ovvio che possa avvicinare  (o riavvicinare) alla serie tutti quelli che preferiscono girare per Willamette e godersi ogni angolo, arma e situazione di gioco senza avere l’ansia del tempo limite o il timore di un rapido game over.

Per il resto, Dead Rising ripropone tutti gli elementi che già in passato hanno fatto il successo della serie: orde sterminate di zombie da macellare nei modi più strani ed imprevedibili, psicopatici che si trovano sparsi nel mondo di gioco e che, dopo aver letteralmente perso la ragione, cercheranno di eliminarvi in tutti i modi, tantissime armi, tantissimi oggetti, tantissime persone da salvare.

C’è da dire che, anche in molti di questi aspetti, si nota una decisa virata della Capcom verso la ricerca di un titolo accessibile ad una fetta di pubblico il più larga possibile: le boss fight, ad esempio, ora sono più facili (ma non facilissime…), ed anche i salvataggi delle persone in difficoltà si rivelano decisamente più accessorie e meno importanti rispetto ai titoli precedenti. Se tutto questo si traduce in un gameplay con meno pathos, c’è però da dire che il gioco riesce comunque ad essere come sempre spensierato e ricco di trovate originali e divertenti. Anche gli psicopatici, ad esempio, riescono a far sorridere e divertire per molte situazioni al limite del surreale.

Anche la novità degli esoscheletri, una sorta di armatura robotica che vi consentirà di aumentare la vostra potenza distruttiva a dismisura e di utilizzare alcune armi estremamente potenti che altrimenti non potreste impugnare, indica un gioco tutto dedicato all’intrattenimento più chiassoso e spensierato, sicuramente divertente ma che potrebbe deludere tutti quelli che speravano ad un ritorno alle origini di Frank West.

Gioco nuovo, gameplay vecchio

Se però il cambio di direzione voluto da Capcom può piacere o non piacere, quello che invece secondo noi rappresenta un difetto più oggettivo è l’utilizzo di meccaniche di gioco che alla fine del 2016 risultano eccessivamente datate. Nelle fasi di combattimento, ad esempio, si avverte troppo la mancanza della possibilità di un puntamento fisso sul nemico, che si traduce in alcune fasi un pò confuse durante le boss fight, così come l’assenza della possibilità di ripararsi e nascondersi dietro casse e muri. Probabilmente, da questo punto di vista, Capcom avrebbe dovuto cercare di avvicinarsi di più a quelli che sono ormai gli standard degli action game in terza persona più recenti.

Tecnicamente, infine, il quarto capitolo di Dead Rising raggiunge discreti risultati. Le texture sono buone e non presentano quell’effetto blur e sfocato che a volte abbiamo ravvisato su alcuni giochi in versione Xbox One (Final Fantasy XV o Quantum Break ad esempio). In generale però, probabilmente anche in virtù del numero estremamente alto di zombie su schermo, il titolo Capcom non propone una grafica d’alto impatto, pur risultando comunque gradevole e senza rallentamenti di nessun tipo. Ottima inoltre la colonna sonora, con brani in tema natalizio (il gioco si svolge durante il Black Friday americano) ed un doppiaggio interamente in italiano molto ben realizzato.

Frank West è tornato per farci divertire

Con Dead Rising 4, Capcom ha deciso di cambiare le carte in tavola rispetto al passato, puntando su un gioco meno difficile, più accessibile ed eliminando gli elementi survival. Se il taglio più divertente e spensierato senza il limite di tempo è opinabile (e per questo lo abbiamo inserito sia tra i pro che tra i contro), quello che invece non abbiamo apprezzato è il ritrovare nel 2016 meccaniche di gioco troppo vecchie, specie nel combattimento. Dead Rising, fatte queste premesse, risulta comunque un gioco che ci sentiamo di consigliare, forse un pò datato ma ancora in grado di offrire tante ore di divertimento.

Pro

  • Niente più tempo limite
  • Divertente e ricco di situazioni originali
  • Ottimo doppiaggio in italiano

Contro

  • Niente più tempo limite
  • Meccaniche di gioco datate
8.2

Bello

Webmaster secoli fa di AniGames.it e PlayNow.it, ora Founder di Videogiocare.it. Appassionato di tecnologia in generale e videogiochi in particolare, inizia il cammino di gamer con una introvabile Irradio TVG 888, per poi innamorarsi completamente del Commodore 64. Il resto è storia. Il suo motto è: "Questo è un problema per il Fabio del futuro".

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