Inside – Recensione

PC XBOX ONE

Il successore spirituale di Limbo

Era il 2010 quando la danese Playdead mostrava al mondo la sua creatura indie. Limbo è stato un successo di critica e di pubblico e ha mostrato quanto un idea possa essere più potente di soldi e grandi nomi. Ed è proprio dall’eredità lasciata da Limbo che i fondatori dello studio, Dino Patti e Arnt Jensen, ripartono per dare vita al loro secondo progetto: Inside. I giocatori prendono il controllo di un ragazzino senza nome all’interno di un paesaggio buio e tetro. Non è chiaro che cosa stia cercando o cosa debba fare, e solo progredendo nel gioco sarà in grado di procurarsi quegli indizi che permetteranno al giocatore di scorgere il quadro generale. Possiamo solo aggiungere, per evitare spoiler, che la società che governa il mondo di Inside è una società totalitaria dove è possibile esercitare il controllo mentale sugli essere umani

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Non è lo stesso gioco!

Non possiamo negare che Limbo, e tutta la filosofia di gaming che rappresenta, ha profondamente inciso sulla realizzazione di Inside. Ma possiamo certamente affermare che non è assolutamente lo stesso gioco: il mondo che ospita il ragazzo senza nome è oscuro e terrificante. I creatori hanno realizzato scenografie in primo piano che rendono difficile la visione di insieme dell’ambiente circostante e non per errore, ma per poterci nascondere, probabilmente, qualcosa di spaventoso. Una trama non introdotta ma che si rivela nel progredire del gioco e che tiene inchiodati i giocatori che vogliono scavare sempre più per scoprire cosa si nasconde tra le pieghe di questa realtà. Ma bisogna stare attenti!

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Infatti è l’attenzione l’abilità richiesta per poter proseguire. I tranelli e i puzzle game che costellano questo platform in 2.5D richiedono cura e prontezza e moltissimi trial and errors. Ombre, luci, bianco, nero e improvvisi sprazzi di colore catturano l’occhio e distraggono i giocatori dai terribili tranelli piazzati dai creatori. Attenzione e senso d’urgenza sono i poli magnetici che impediscono di scollarsi dal gioco e musica ed effetti sonori ci proiettano in questa distopica realtà che non possiamo più abbandonare. Ma non è solo la curiosità di sapere cosa succede che ci spinge a giocare: i puzzle e i rompicapo che troviamo sulla nostra strada non sono mai gli stessi e alle soluzioni tattico-strategiche si aggiungono i poteri di controllo mentale riposizionando il titolo in nuove categorie videoludiche.

Semplicemente imperdibile

Playdead ci attira con le similitudini e ci sorprende con le novità. I creatori di Inside fanno mostra di una capacità narrativa e di intrattenimento davvero notevole, e in un mondo di sparatutto sanguinolenti consegnano al mercato dei videogiochi un prodotto che non può essere in alcun modo ignorato. Chi ha giocato e amato Limbo non può perdersi Inside, e coloro che non hanno ancora conosciuto il primo titolo della game house danese farebbero bene a procurarselo per poi giocare il loro ultimo gioiello.

Pro

  • Trama appassionante
  • Level design incredibile
  • Graficamente raffinatissimo

Contro

  • I trials and error possono diventare frustranti
9.2

Da non perdere

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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