Persona 5 – Recensione

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Confesso che non avevo mai giocato ad un capitolo di Shin Megami Tensei: Persona (comunemente conosciuto semplicemente come Persona), serie spin-off di Megami Tensei. Conoscevo per sommi capi la trama, ossia un gruppo di adolescenti che alterna la propria vita tra la normale routine scolastica e quella di invocatori di demoni e cacciatori di cuori malvagi, ma non mi era mai capitato di giocare ad un gioco della serie. Quando ho avuto l’opportunità di giocare questo Persona 5 ero quindi davvero curioso di fare la conoscenza della serie targata Atlus, e posso dirvi che rimpiango di essermi perso i precedenti. Ma procediamo con ordine…

Dammi il tuo cuore, non chiedermi niente

Il plot narrativo, specie per chi gioca per la prima volta a Persona, è davvero originale: un gruppo di adolescenti e studenti di un liceo di Tokyo scopre di avere il potere di evocare una Persona, una sorta di demone che in realtà è la manifestazione della propria ribellione, e di poter rubare i cuori delle persone malvagie in una realtà parallela (chiamata Metaverse), riuscendo a far ammettere le proprie colpe al cattivo di turno e a renderlo così finalmente buono.

Inizio così a giocare e subito mi rendo conto che Persona 5 non è un titolo come gli altri. Pur mantenendo alcune caratteristiche classiche dei JRPG (crescita dei personaggi, negozi di armi e medicine, scontri a turni, evocazioni, etc) il gioco è comunque diverso. La trama, in particolare, è profonda e dettagliata all’inverosimile, come davvero non mi era mai capitato in un videogioco recente, nemmeno in Yakuza 0. Vi basti pensare che dopo 6 ore di gioco avevo fatto solo pochissimi combattimenti e passato quasi tutto il tempo solo ad ascoltare la storia o a fare qualche tutorial. Dopo 12 ore avevo terminato solo il primo dungeon (che qui si chiamano Palace), e il gioco ancora mi proponeva nuove tecniche e tutorial da seguire.

Qualcuno potrebbe dire a questo punto: “Sei ore solo di dialoghi? Ma scherziamo?“. E sarebbe un’obiezione anche lecita, se non fosse per una storia che è riuscita fin da subito ad intrigarmi ed appassionarmi, suscitando la fatidica curiosità che è il punto cruciale di un gioco di questo genere e che porta continuamente a chiedersi “Chissà come va a finire…“.

Parole, parole, soltanto parole

Al netto della storia e del fascino di Persona 5, la domanda cruciale che dovrebbe farsi qualsiasi giocatore che valuti l’acquisto di questo quinto capitolo è: “Riesco a sopportare dialoghi molto lunghi, ed esclusivamente in inglese?“. Perchè il vero punto cruciale di Persona 5 è tutto qui.
Si tratta infatti di un gioco estremamente verboso (a tratti anche eccessivamente), penalizzato dal fatto di non essere stato tradotto in italiano e che quindi probabilmente scoraggerà molti utenti che non conoscono o conoscono poco l’inglese.

Mi è capitato infatti di sentirmi chiedere da qualche amico:
“Ah stai facendo la recensione di Persona 5? Com’è?”
“Bello, bellissimo, ma si parla a volte troppo ed è solo in inglese”
“Ah… vabbè lo terrò presente in futuro” (con un sorriso che nascondeva un certo imbarazzo).

Molti in questo caso tirano fuori frasi un po’ arroganti tipo “Ma come si può non conoscere l’inglese nel 2017?“, ma credo sia opportuna una precisazione: in molti casi non si tratta di persone che non conoscono l’inglese, ma semplicemente di persone che magari non lo conoscono benissimo, e si stancano di non capire molte frasi o di perdersi qualche dettaglio della trama senza dover costantemente ricorrere a qualche app di traduzione sul proprio smartphone. E su questo non mi sento assolutamente di criticare nessuno, anche perché è innegabile che un gioco così bello come Persona 5 avrebbe sicuramente beneficiato enormemente da una localizzazione in italiano, sia come diffusione che (ovviamente) come vendite.

Un corpo e un Anime

Escluso il discorso dei tanti dialoghi e della mancata localizzazione in italiano, Persona 5 è un vero gioiello sotto ogni punto di vista. La grafica stile anime farà impazzire tutti gli appassionati dell’animazione made in Japan, la trama ricca di colpi di scena ed estremamente profonda vi spingerà costantemente a voler scoprire come evolve la storia, la caratterizzazione dei personaggi è estremamente originale, la colonna sonora ed il doppiaggio sono perfettamente in tema. I combattimenti a turni poi sono molto sfaccettati ed appaganti, mentre Tokyo offre tantissime storie ed attività da svolgere, passando da allenamenti di baseball, al cinema, al lavoro, alle terme o alla lettura per far evolvere il proprio personaggio anche divertendosi (e anche da questo punto di vista il gioco ricorda molto la serie Yakuza).

Da segnalare anche un livello di difficoltà modificabile durante il gioco, in modo da poterlo abbassare qualora ci si trovi di fronte ad un boss eccessivamente difficile senza rimanere mai bloccati (e senza che la trama o il finale subisca variazioni).

Un JRPG bellissimo e profondo

Persona 5 mi è piaciuto tantissimo, rivelandosi un JRPG profondo, divertente, con tantissime attività da svolgere nella città di Tokyo, con un ottimo sistema di combattimenti a turni ed una caratterizzazione dei personaggi originale e riuscita. Peccato solo per una verbosità a volte eccessiva e per la mancata localizzazione in italiano, che rischia di allontanare una fetta di mercato da un gioco che invece merita un successo ed una diffusione maggiore nel nostro paese. Assolutamente da non perdere per tutti gli appassionati di giochi di ruolo a turni che non si fanno scoraggiare dalla mancanza dell’italiano.

Pro

  • Trama appassionante e profonda
  • Artisticamente affasciante
  • Combattimenti a turni riusciti
  • Longevità altissima
  • Ottima colonna sonora

Contro

  • Lunghezza dei dialoghi estrema
  • Mancata localizzazione in italiano
9

Da non perdere

Webmaster secoli fa di AniGames.it e PlayNow.it, ora Founder di Videogiocare.it. Appassionato di tecnologia in generale e videogiochi in particolare, inizia il cammino di gamer con una introvabile Irradio TVG 888, per poi innamorarsi completamente del Commodore 64. Il resto è storia. Il suo motto è: "Questo è un problema per il Fabio del futuro".

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