Saint Seiya Soldiers’ Soul – Recensione

PC PS4

QUASI UN SEMPLICE DLC

I Cavalieri dello Zodiaco, all’anagrafe giapponese Saint Seiya, sono arrivati a settembre 2015 anche sulla console next-gen di casa Sony e da qualche giorno sono disponibili sulla piattaforma Steam, pronti per inscenare i loro duelli sui nostri PC. Il team della Dimps ha cercato di creare, basandosi molto sul precedente titolo del franchise, un gioco che soddisfi le aspettative dei tanti appassionati della serie creata da Masami Kurumada. Il picchiaduro delle “stelle” è rimasto essenzialmente invariato nella sostanza, ma sono state introdotte alcune novità (dedicate ai veri fan della serie, ormai ultra trentenni): quella più importante è l’aggiunta, alle modalità di gioco, della saga di Asgard, chiesta a gran voce dai seguaci più ferventi. Le modalità di gioco disponibili in Saint Seiya Soldiers’ Soul sono: un tutorial, un addestramento per imparare le combo, la Battaglia singola (online o offline), Sopravvivenza e Guerra Galattica (un torneo da affrontare da soli o in compagnia di 7 amici). Un’altra novità importante, che si aggiunge alle possibilità di intraprendere i nostri scontri, è la Battaglia D’Oro, completamente inspirata alla più recente serie televisiva sui Cavalieri dello Zodiaco chiamata Soul of Gold, che vede protagonisti i Cavalieri d’oro e le armature divine. La trama del gioco viene narrata durante la modalità Single Player e stavolta i ragazzi della Dimps hanno cercato di alleggerire i lunghi dialoghi dei cavalieri attraverso intermezzi interattivi, che aiutano la comprensione della complessa storia dei nostri beniamini. Si tratta comunque di un picchiaduro e la nostra missione rimane sempre la stessa: deve rimanerne soltanto uno!

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Delusione cosmica

Nonostante la voglia di fare un passo avanti rispetto al capitolo precedente , gli sviluppatori di Saint Seiya Soldiers’ Soul non riescono ad aggiungere molto. Le differenze e i miglioramenti sono minimi e in molti casi insufficienti a dare fluidità ad un genere di gioco che basa tutto il suo perché su un’azione continuata. Molto gradevoli invece sono le realizzazioni delle armature dei protagonisti e anche gli effetti speciali provocati dai colpi sono ben confezionati. Più complicato e sbilanciato risulta essere il combattimento vero e proprio: alcuni personaggi sono nettamente più forti di altri, anche grazie alle armature in dotazione, e questo alla lunga può diventare frustrante. È possibile anche sbloccare potenziamenti comprandoli con la valuta di gioco, ma se da un lato i costi esorbitanti aumentano la longevità del gioco, dall’altro creano insofferenza e maggiore frustrazione.

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L’I.A. è un po’ monotona, infatti i nostri avversari tenderanno ad utilizzare sempre lo stesso pattern di mosse e per uscire fuori da determinate situazioni tenderanno a “imbrogliare” (non vogliamo fare spoiler!). Gli effetti audio e la colonna sonora sono buoni, ma il gioco è tutto in giapponese sottotitolato in italiano e alla lunga può trasformarsi in un rumore di fondo. In conclusione Saint Seiya Soldiers’ Soul offre un prodotto con molte ombre e poche luci. Gli appassionati ritroveranno tutto ciò che connota questo franchise e ne godranno, complice anche una realizzazione fedele; di contro il gioco è assolutamente insufficiente. La Dimps infatti non ha saputo capitalizzare i feedback riguardanti il capitolo precedente e ha riproposto quasi un upgrade del loro picchiaduro. Un more of the same che purtroppo non riesce a giustificare il prezzo di acquisto del gioco. Forse solo un appassionato dei Cavalieri dello Zodiaco troverebbe il modo di giudicare buono un titolo che appare come l’ennesima occasione sprecata.

Pro

  • La serie di Asgard
  • La riproduzione di cavalieri e armature è eccellente

Contro

  • I.A. pessima
  • I combattimenti sono spesso sbilanciati
  • I potenziamenti sono troppo costosi
6

Sufficiente

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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