Dopo anni passati a vedere la saga reinventarsi tra spin-off pirateschi e svolte turn-based, Ryu Ga Gotoku Studio decide di rimettere mano a quello che per molti è sempre stato il “pecora nera” della serie: Yakuza 3. Con Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties, il team non si limita a una semplice rimasterizzazione, ma confeziona un vero e proprio rifacimento che modernizza il combat system, riorganizza la struttura narrativa e aggiunge un’espansione inedita dedicata a uno dei suoi antagonisti più interessanti.
Il risultato? Un ritorno a Okinawa sorprendentemente solido, che sistema gran parte dei problemi dell’originale del 2009, pur senza raggiungere le vette assolute dei capitoli più amati della serie. Un pacchetto convincente, ma non impeccabile.
Un Kiwami che sistema (quasi) tutto
Il principale difetto di Yakuza 3 era noto: un sistema di combattimento lento, frustrante, popolato da nemici eccessivamente inclini a parare ogni colpo. In Kiwami 3 questo problema è stato affrontato di petto. Gli scontri sono ora più rapidi, più fluidi, più spettacolari.
Kazuma Kiryu può contare su due stili distinti: il classico Dragone, fatto di combo pesanti e prese devastanti, e una seconda stance estremamente versatile basata su un arsenale integrato di armi. Tonfa per stordire, tirapugni per spezzare le guardie, falci per infliggere sanguinamento, scudi per deviare proiettili: il tutto attivato con combinazioni fluide dei tasti, senza gestione macchinosa dell’inventario.
Il risultato è un combat system finalmente all’altezza degli standard moderni della serie: dinamico, appagante, visivamente più impattante grazie a modelli aggiornati ed effetti particellari che rendono ogni rissa un piccolo spettacolo pirotecnico.
Okinawa, una boccata d’aria fresca
Uno dei grandi meriti di questo remake è valorizzare l’ambientazione di Okinawa, raramente riproposta nei capitoli successivi. Il contrasto tra la cittadina costiera assolata e la frenesia di Kamurocho offre un cambio di ritmo gradito, quasi vacanziero – almeno finché la criminalità organizzata non torna a bussare alla porta dell’orfanotrofio Morning Glory.
Proprio le sezioni legate all’orfanotrofio, un tempo lente e pesanti, sono state ripensate in modo intelligente. Ora molte attività sono opzionali e trasformate in mini-giochi leggeri e creativi: compiti di matematica a tempo, pesca subacquea, cucina frenetica, persino cucito ad alta velocità. Interazioni che rendono più organico il legame con i bambini e danno maggiore peso emotivo agli sviluppi successivi della trama.
La narrazione resta a tratti prolissa: alcune sequenze di dialogo mettono ancora alla prova la pazienza (come spesso, del resto, succede nella serie…), ma nel complesso la storia principale è stata snellita e scorre meglio fino al suo climax ricco di combattimenti.
Tra le aggiunte alla campagna spicca Bad Boy Dragon, una modalità incentrata su scontri tra gang motociclistiche. L’idea è interessante: reclutare membri, dividerli in squadre, affrontare battaglie su larga scala e potenziare il gruppo con abilità speciali. Tuttavia, la ripetitività delle missioni e l’assenza di vere sezioni in moto limitano il potenziale del concept. Dopo un iniziale entusiasmo, la modalità tende a perdere mordente, risultando meno ispirata rispetto ad altri spin-off della serie.
Dark Ties: espansione tra luci e ombre
L’altra grande novità è Dark Ties, una storia parallela che mette il giocatore nei panni di Yoshitaka Mine, antagonista carismatico e ambiguo. Il suo stile di combattimento, definito “shoot-boxing”, è rapido e acrobatico, con combo eleganti e devastanti mosse speciali.
Il problema però è la struttura: tre capitoli per circa cinque ore di gioco, con progressione spesso bloccata da incarichi ripetitivi e poco stimolanti. Yoshitaka non dispone della stessa libertà di movimento di Kiryu e la crescita del personaggio è limitata da un skill tree ridotto.
A risollevare il tutto ci pensa però Survival Hell, una modalità roguelike sorprendentemente riuscita: cinque arene, quattro piani ciascuna, boss finali e meccaniche di rischio/ricompensa che invogliano a riprovare ancora e ancora. È qui che Dark Ties mostra il suo lato migliore.
Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties riesce nell’obiettivo principale: riscattare uno dei capitoli meno celebrati della saga. Il combat system è finalmente divertente, la struttura narrativa più equilibrata e Okinawa torna a brillare come ambientazione alternativa alla solita giungla urbana.
Le aggiunte non sono tutte ugualmente riuscite e l’espansione Dark Ties soffre di un po’ troppo “riempitivo”, ma nel complesso il pacchetto offre un’esperienza completa, varia e coerente con la nuova identità della serie.
The Review
Il Drago brilla di nuovo
Non è il capitolo più iconico della saga, ma Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties riesce dove l’originale inciampava: rende divertente ciò che prima era frustrante e più scorrevole ciò che era lento. Un ritorno convincente, capace di fondere dramma criminale e follia da sidestory con rinnovata energia. Non perfetto, ma decisamente degno del nome che porta.
PRO
- Combat system completamente rivisitato e molto più fluido
- Okinawa valorizzata come ambientazione alternativa
- Mini-giochi dell’orfanotrofio finalmente coinvolgenti
- Survival Hell sorprendentemente riuscita
CONTRO
- Dark Ties troppo breve e con missioni ripetitive
- Sequenze narrative ancora prolisse
- Versione PC poco ottimizzata








