Dietro uno dei giochi più popolari al mondo potrebbe nascondersi una realtà meno solida di quanto sembri. È la tesi di Joost van Dreunen, analista di lungo corso del settore e autore della newsletter SuperJoost Playlist, secondo cui Epic Games e Fortnite starebbero attraversando una fase di declino strutturale, lento ma inesorabile.
Il punto di partenza è il licenziamento di oltre mille dipendenti annunciato da Epic, una mossa che il CEO Tim Sweeney aveva attribuito a un calo di Fortnite e alle difficoltà del mercato, escludendo qualsiasi collegamento con l’intelligenza artificiale. Una posizione che van Dreunen mette in discussione: secondo l’analista, le software house al di fuori degli Stati Uniti stanno investendo attivamente nell’IA generativa per trovare nuovi modelli creativi e produttivi, un’evoluzione che Epic non sembra ancora aver affrontato in modo soddisfacente.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono fattori esterni al controllo di qualsiasi studio: l’aumento del costo della vita che pesa sui giocatori e, soprattutto, lo squilibrio nei diritti dei platform holder, un tema già noto a Epic dopo anni di battaglie legali che hanno gonfiato i costi e ridotto i margini.
Van Dreunen sintetizza la situazione con una metafora efficace: “I grandi imperi non crollano tutti in una volta. Si svuotano lentamente, finché un giorno le mura cedono e tutti fingono di essere sorpresi. Siamo nel mezzo di quel processo.”
Una lettura tutt’altro che ottimistica per una compagnia che sembrava destinata a dominare il settore a lungo. Resta da vedere se Epic Games sarà in grado di invertire la rotta prima che il declino diventi irreversibile.






