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RECENSIONE | The Adventures of Elliot: The Millennium Tales

Libero "TecnologicMan" Zerini di Libero "TecnologicMan" Zerini
21 Giugno 2026
1
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C’è una domanda implicita dietro ogni scelta di design di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, ed è facile da formulare: cosa sarebbe successo se Square Enix, invece di Nintendo, avesse creato A Link to the Past? Il primo capitolo action adventure della serie HD-2D, sviluppato dal Team Asano, gli stessi autori di Octopath Traveler e Bravely Default, risponde a questa domanda con un’avventura a scorrimento dall’alto che pesca a piene mani dalla tradizione Zelda, la reinterpreta attraverso l’estetica pixel art di altissima qualità che ha reso celebre lo studio, e ci aggiunge un sistema di personalizzazione del combattimento sorprendentemente profondo.

Non è un’opera priva di difetti, ma è uno dei migliori action adventure dell’anno, e la prova che Square Enix sa reinventarsi anche fuori dai confini del genere a turni con cui è identificata.

Elliot, Faie e le quattro epoche

Elliot è un avventuriero, fatto che tiene a ricordare a chiunque incontri, sempre pronto ad aiutare chi ha bisogno di una mano. Quella che sembra una missione di routine, voluta dal re del Regno di Huther, si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più grande: salvare la principessa e il regno stesso richiederà di viaggiare attraverso il tempo, dall’Era della Salvaguardia fino all’Era del Germoglio, agli albori della civiltà umana. Al fianco di Elliot c’è Faie, una piccola fata parzialmente amnesiaca dalle capacità magiche preziose tanto in esplorazione quanto in combattimento. È chiacchierona (l’intensità delle sue battute è regolabile, anche se non del tutto disattivabile) e occasionalmente cade nel cliché del compagno che svela la soluzione di un enigma troppo in fretta, ma rimane una presenza piacevole lungo tutta l’avventura.

Il cast di personaggi che popola Philabieldia, il continente devastato dalle tribù bestiali in cui si svolge la storia, è costruito con cura sufficiente a far affezionare nel corso delle circa venti ore di gioco necessarie per arrivare ai titoli di coda. I momenti più toccanti della narrativa arrivano tardi, alcuni addirittura nelle ore successive al finale principale, ma quando arrivano colpiscono con una sincerità emotiva che il ritmo lento delle prime ore non lascia presagire.

Il concetto di viaggio nel tempo, purtroppo, non viene sfruttato fino in fondo. Spostarsi tra le epoche modifica alcuni elementi della mappa, in modo evidente quando si trovano le rovine di un edificio dell’Era della Magia ancora intatto durante l’Era della Ricostruzione. Ma allontanandosi appena dalle città, gli scenari tendono a ripetersi indipendentemente dall’epoca, e persino gli insediamenti delle tribù bestiali non mostrano alcuna evoluzione concreta nell’arco di mille anni di storia. Anche i nemici restano sostanzialmente identici da un’epoca all’altra, con la sola eccezione degli automi meccanici, che cambiano aspetto in base a quanto tempo è passato dalla loro costruzione durante l’Era della Magia. È l’occasione mancata più evidente di un’idea che meritava più coraggio nell’esecuzione.

Magicite e combattimento

Nonostante la provenienza da uno studio specializzato in RPG a turni, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales ha pochissimo in comune con quel genere. La crescita del personaggio non passa per i livelli di esperienza, ma attraverso il sistema Magicite: cristalli equipaggiabili sulle armi che conferiscono modificatori ed effetti speciali. Si trovano nei forzieri sparsi per il mondo oppure si creano in una bottega dedicata usando frammenti lasciati cadere dai nemici, e ognuna delle sette armi disponibili ha fino a quindici varianti uniche di Magicite, intercambiabili in qualsiasi momento, persino a metà combattimento.

Questa flessibilità è uno degli elementi più riusciti del gioco. Se un nemico si muove troppo per essere colpito con precisione, basta richiamare il menu radiale a tempo congelato ed equipaggiare un Magicite con effetto stordente prima di tornare in azione. Le combinazioni più riuscite trasformano Elliot in una vera macchina da guerra: la Magicite Colpo di Fuoco sull’arco dà una possibilità di incendiare il bersaglio, mentre la Magicite Esplosione fa detonare qualsiasi nemico già in fiamme colpito successivamente. Sperimentare per trovare la combinazione perfetta capace di sciogliere la barra vita di un boss in pochi secondi è una delle gioie più genuine dell’intera esperienza.

Il sistema di gestione del combattimento è altrettanto curato: armi, fiale curative e magie di Faie sono tutte richiamabili tramite menu radiali rapidi, accessibili l’uno dall’altro con un singolo tasto, e capaci di congelare l’azione per permettere di pianificare con calma nei momenti più delicati. Con il progredire della partita, lo scambio rapido tra le due armi equipaggiate diventa quasi automatico, parte integrante del ritmo di combattimento più che un’interruzione del flusso di gioco.

Il combattimento stesso è un tuffo nostalgico in meccaniche semplici ma soddisfacenti: si può procedere ripetendo l’attacco base con la spada, oppure affinare l’approccio parando con lo scudo per stordire i nemici e aprire varchi per colpi critici, facendo esplodere alcuni avversari per danneggiare quelli vicini, o lanciando vasi raccolti dall’ambiente circostante. Il gioco è generoso con le rinascite: pagando con la valuta accumulata, Faie può curare Elliot completamente, con un costo che raddoppia a ogni utilizzo ma si azzera ai punti di controllo (eccetto alla difficoltà più alta). È un’opzione completamente facoltativa, mai necessaria per progredire, ma preziosa contro i boss più ostici. Un sistema di combo aggiunge ulteriore profondità: ogni nemico abbattuto aumenta una catena che garantisce ricompense migliori superata una certa soglia, ma il minimo danno subito la azzera, rendendo la gestione del rischio una componente costante delle battaglie più impegnative.

Esplorazione, platform e level design

Al di fuori del combattimento, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales riserva una quantità sorprendente di sezioni platform: salti tra voragini, immersioni subacquee, percorsi per raggiungere piattaforme sopraelevate. I controlli di Elliot sono precisi a sufficienza da rendere queste sezioni piacevoli piuttosto che frustranti, e alcuni accessori sbloccabili, come quello che permette di librarsi brevemente o quello che previene danni dalle cadute nei pozzi, ammorbidiscono ulteriormente la curva di difficoltà per chi preferisce un approccio meno punitivo.

Il level design sfrutta intelligentemente anche il dislivello del terreno in combattimento: i rilievi diventano posizioni di vantaggio da cui lanciare bombe sui nemici sottostanti o da cui far intervenire Faie con i suoi attacchi magici. La struttura di viaggio rapido tramite indicatori sparsi per il mondo, attivabili manualmente al primo incontro e poi richiamabili dalla mappa in qualsiasi momento, rende gli spostamenti tra epoche ed aree fluidi quanto quelli all’interno della stessa epoca. L’unico appunto riguarda l’eccessiva quantità di icone sulla mappa che segnalano forzieri, santuari e collezionabili: un’opzione per filtrarle o disattivarle del tutto avrebbe permesso a chi preferisce scoprire le cose autonomamente di farlo senza essere costantemente guidato.

L’eredità di Zelda, ma con orgoglio

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales non nasconde affatto il proprio debito nei confronti di A Link to the Past e della serie Zelda in generale. Un eroe solitario in visuale dall’alto, una principessa da salvare, archi, bombe, boomerang, persino un dungeon di fuoco, uno d’acqua e uno di foresta: i riferimenti sono numerosi e dichiarati, al punto che individuarli diventa quasi un gioco nel gioco per chi conosce bene quel genere di classici. Non è affatto un difetto: è un omaggio sentito e ben eseguito. Il prezzo da pagare, però, è il confronto diretto e inevitabile con quei modelli, e su questo fronte Elliot non raggiunge sempre le stesse vette. I dungeon tendono al semplice, e gli enigmi ambientali raramente mettono davvero alla prova chi ha familiarità con il genere. Chi è cresciuto con gli Zelda 2D classici potrebbe trovare la sfida complessiva piuttosto contenuta, anche se questo rende il titolo un ottimo punto di ingresso per chi al genere si avvicina per la prima volta.

A differenziare l’esperienza interviene la presenza di finali multipli, alcuni dei quali richiedono un’esplorazione più approfondita delle varie epoche per essere sbloccati. Per chi cerca una sfida ulteriore, il Tempio delle Prove mette alla prova contro boss precedenti e ondate di nemici sempre più ostiche, un ottimo banco di prova per le combinazioni di Magicite più creative.

Sul piano visivo, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un’altra dimostrazione di quanto l’estetica HD-2D di Square Enix sia ancora capace di sorprendere. Le foglie indaco di Grandree, la vetta del vulcano Monte Phoenix, le strutture luccicanti della grande città di Weyzn: ogni nuova area regala scorci che meritano di essere ammirati con calma. Il design dei boss è altrettanto ispirato, dalla lucertola di lava sparafuoco Salathmadra fino a un boss decisamente più bizzarro che cavalca una tartaruga gigante. Su Nintendo Switch 2 il gioco gira in modo solido, con qualche rallentamento occasionale e tempi di caricamento leggermente più lunghi rispetto alla versione PC, ma senza compromettere mai l’esperienza complessiva.

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un action adventure HD-2D che riesce a rendere omaggio ai classici del genere senza limitarsi a copiarli. Il sistema Magicite offre una libertà di sperimentazione nel combattimento rara per questo tipo di produzione, la direzione artistica è splendida, e il cast di personaggi conquista nonostante un ritmo narrativo che impiega tempo a decollare. Il concetto di viaggio temporale resta purtroppo sotto-sfruttato, con ambienti e nemici che cambiano meno di quanto la premessa lasci sperare, e i dungeon non raggiungono sempre la profondità enigmistica dei modelli a cui si ispirano. Ma il risultato complessivo è comunque uno dei migliori titoli del genere usciti negli ultimi anni.

The Review

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales

8 Voto

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è la dimostrazione che l'estetica HD-2D di Square Enix può funzionare splendidamente anche fuori dai confini del JRPG a turni. Team Asano ha costruito un'avventura che sa essere rispettosa della propria fonte di ispirazione senza risultarne schiava, arricchendola con un sistema di personalizzazione del combattimento capace di tenere impegnati anche dopo i titoli di coda. I limiti del concetto temporale e una sfida generale piuttosto accessibile sono gli unici freni a un'esperienza che, per il resto, conquista quasi senza sforzo. Per chi ama Zelda, l'HD-2D, o semplicemente le grandi avventure raccontate con cura, Elliot merita un posto in cima alla lista.

PRO

  • Sistema Magicite profondo e divertente da sperimentare in tempo reale
  • Direzione artistica HD-2D tra le più belle mai realizzate da Square Enix
  • Cast di personaggi che conquista, con finali multipli genuinamente toccanti
  • Combattimento fluido, con menu radiali rapidi e ben integrati nel ritmo di gioco
  • Ottimo punto di ingresso per chi non ha familiarità con il genere action-Zelda

CONTRO

  • Il concetto di viaggio nel tempo è sotto-sviluppato: ambienti e nemici cambiano poco tra le epoche
  • I dungeon e gli enigmi ambientali risultano spesso troppo semplici per i veterani del genere
  • Eccesso di icone sulla mappa che limita la scoperta autonoma

Review Breakdown

  • 8 0

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Libero "TecnologicMan" Zerini

Libero "TecnologicMan" Zerini

Chi è esattamente TecnologicMan? Chi si nasconde dietro quegli occhiali da sole a specchio, eredità di un terribile look anni 80 a cui rimane nostalgicamente attaccato? Non lo sa quasi nessuno. Quel che è certo è che è un giornalista che si diverte a guardare l'attuale mondo videoludico con l'occhio critico di chi ne ha viste tante, fin dai tempi di "Zzap!".

Commenti 1

  1. Fantoni77 says:
    2 ore ago

    Alcune recensioni che avevo letto altrove mi avevano fatto desistere dall’acquisto, nonostante sia uno storico fan di Zelda. Questa invece mi ha fatto venire voglia… 🙂

    Rispondi

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