Un nuovo caso di account PlayStation compromesso riaccende l’attenzione sulla sicurezza dei profili PSN. Il creator Radec ha denunciato di aver perso il controllo del proprio account, raccontando che i tentativi di proteggerlo non hanno impedito agli aggressori di cambiare l’indirizzo email associato.
La segnalazione, pubblicata il 3 ottobre e ripresa da Push Square, descrive una situazione frustrante: Radec afferma di aver cambiato più volte la password, disconnesso tutti i dispositivi e riattivato l’autenticazione a due fattori. Secondo il suo racconto, queste operazioni non sono bastate a mantenere il controllo del profilo.
Il metodo utilizzato per sottrarre l’account non è stato accertato. La testimonianza non permette quindi di stabilire se gli aggressori abbiano sfruttato le procedure di recupero, credenziali compromesse o un altro canale di accesso. Non dimostra nemmeno, da sola, che l’autenticazione a due fattori del PSN presenti una vulnerabilità generale.
Push Square collega la vicenda alle precedenti segnalazioni di furti di account, tra cui quella del podcaster Colin Moriarty. Il confronto riporta l’attenzione sulle procedure di verifica dell’identità, ma attribuire lo stesso meccanismo al caso Radec richiederebbe ulteriori riscontri.
Per chi acquista giochi digitali, il tema ha un peso concreto: l’account è la porta d’accesso alla propria libreria, oltre che a servizi, progressi e Trofei. Perdere il controllo del profilo può quindi compromettere molto più della possibilità di partecipare a una partita online.
Cosa fare se il proprio account PlayStation viene compromesso
Le indicazioni ufficiali di PlayStation spiegano come intervenire quando si riceve un’email relativa a una modifica dell’account non richiesta. Il primo passaggio consigliato è cambiare la password della casella email, per poi seguire la procedura di recupero del profilo.
Se non si riesce a modificare il metodo di accesso, Sony invita a contattare il Supporto PlayStation. In presenza di pagamenti sconosciuti, consiglia inoltre di controllare la cronologia delle transazioni e verificare che gli addebiti non derivino da rinnovi di abbonamenti o acquisti effettuati da familiari.
Il caso Radec merita attenzione, ma resta essenziale distinguere la denuncia di un singolo utente da una violazione generalizzata del servizio. I tentativi di protezione descritti dal creator sollevano interrogativi; per capire perché non abbiano funzionato servono però informazioni ulteriori sul modo in cui è avvenuta la compromissione.










