C’erano una volta i fratelli Lee, le mazzate a ritmo di synth e le monetine da 200 lire infilate nei cabinati. Poi è arrivato Double Dragon Revive, che del “revive” ha preso solo la parte del risveglio, perché di resurrezione qui non c’è traccia.
Sulla scia del brillante ritorno di Ninja Gaiden: Ragebound e di Shinobi: Art of Vengeance, questo nuovo tentativo di riportare in vita la storica saga dei beat ‘em up sembra più un gruppo cover del Double Dragon originale: fa il verso ai classici, ma la musica è stonata.
Il combat system è di una semplicità quasi commovente. Otto livelli lineari, poche variabili, e quella sensazione da “picchia tutto e vai a destra” che poteva andare bene trent’anni fa, ma oggi lascia il tempo che trova. Niente combo aeree, niente profondità, solo una ripetizione metodica di pugni e calci che dopo mezz’ora sembra un allenamento di boxe contro il muro.
Ma i draghi dove sono finiti?
I quattro personaggi giocabili (Billy, Jimmy, Marian e Ranzo) offrono stili diversi solo sulla carta. In pratica, picchiano tutti allo stesso modo: con la speranza che l’avversario non abbia una parata rotta o un’armatura che lo renda temporaneamente immortale.
Le uniche variazioni vengono dalle mosse speciali e dai super attacchi “spazzatutto”, che illuminano lo schermo per qualche secondo prima di riportarci nella solita routine da picchiaduro d’altri tempi.
E quando provi a fare un po’ di spettacolo, magari lanciando un nemico contro un muro o in una trappola ambientale, ti accorgi che la fisica è in vacanza: i nemici vanno dove vogliono loro. Il risultato? Una frustrazione crescente e un gameplay che ti fa rimpiangere Final Fight su SNES.
Nemici e boss variano abbastanza, ma anche qui: quantità non fa qualità. Ti ritrovi spesso circondato da orde di cloni senza personalità, mentre i boss alternano buone idee a momenti di puro sadismo digitale (il settimo è da denuncia).
Una botta di nostalgia… e basta
Dal punto di vista tecnico, Double Dragon Revive non è brutto, ma è anonimo. I modelli dei personaggi reggono, ma gli effetti di fuoco e chi sembrano usciti da un gioco di due generazioni fa.
La direzione artistica non osa mai, il colpo d’occhio è spento, le ambientazioni sembrano bozzetti lasciati a metà, e il sound design — pur con qualche remix carino — evapora non appena finisce il livello.
Anche la storia fa acqua da tutte le parti: cattivi dimenticabili, eroi senza carisma e un tono serio che stona terribilmente con l’anima tamarra e scanzonata della saga. Dopo il demenziale ma brillante Double Dragon Neon, questo Revive sembra scritto da un contabile col mal di schiena.
Double Dragon Revive è un ritorno alle origini che dimentica perché quelle origini funzionavano. Manca lo stile, manca il ritmo, manca quella scintilla folle che rendeva leggendari i picchiaduro da sala. Rimane un esercizio di nostalgia stanco, che si gioca per curiosità e si dimentica nel tempo di un gettone.
The Review
Quando il passato andava lasciato dov’era
Un revival senz’anima, che non capisce cosa rendeva grande il suo nome e non prova nemmeno a reinventarlo. Double Dragon Revive non è un disastro totale, ma è la prova vivente che non tutte le leggende meritano di essere rianimate. Meglio lasciare i draghi dormire.
PRO
- Quattro personaggi giocabili
- Alcuni boss ben pensati
- Colonna sonora con buoni remix nostalgici
CONTRO
- Gameplay monotono e prevedibile
- Controlli imprecisi e poco reattivi
- Direzione artistica spenta
- Storia insipida e tono sbagliato
- Ripetitivo, ripetitivo, ripetitivo...








