Dragon Ball Z: Kakarot – Recensione

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Se c’è una serie animata che ha goduto di una serie infinita di trasposizioni videoludiche, per quanto non tutte riuscite, è sicuramente il manga più famoso che porta la firma del celebre Akira Toriyamam, ossia Dragon Ball.

NES, Gameboy, Super Nintendo, Megadrive, Sega Saturn, Gamecube, e così via via fino ad arrivare a PC, PS4, Xbox One e smartphone: praticamente ogni sistema di gioco a partire dagli anni 80/90 ha avuto il suo gioco dedicato a Goku e soci.

Inutile dire, visto il genere, che si è trattato quasi sempre di picchiaduro, specie se si considerano le ultime versioni più riuscite, vale a dire la serie Tenkaichi, la serie Xenoverse, e l’ultimissimo Dragon Ball FighterZ.

Ora Bandai Namco ed i coraggiosi programmatori di CyberConnect2 cercano di osare di più tirando fuori dal cilindro un titolo che (almeno sulla carta) promette di essere un nuovo inizio, ed in particolare un action GDR di stampo open world, da sempre desideratissimo da tutti i fan della serie.

Saranno riusciti in questa difficile impresa con il loro nuovissimo Dragon Ball Z: Kakarot? Andiamo a scoprirlo insieme.

La storia si ripete

Dragon Ball Z: Kakarot ripercorre esattamente la storia vista in Dragon Ball Z, partendo dall’arrivo dei Sayan sulla terra, e arrivando piano piano allo scontro finale con Majin Bu, che di fatto chiude la serie Z. Ed è proprio in questo primo punto che, secondo noi, risiedere uno dei punti deboli del gioco: l’assenza di qualsiasi sussulto o colpo di scena per chi già ha visto la serie animata, o ha letto il manga.

Gli action GDR open world, da che mondo è mondo, da sempre fanno della componente narrativa uno dei loro punti di forza, basti pensare a GTA V, Red Dead Redemption 2, The Witcher 3: Wild Hunt o Days Gone. Tutti giochi che propongono una storia appassionante e spesso ricca di colpi di scena.

Da questo punto di vista Dragon Ball Z: Kakarot, pur proponendo ovviamente la storia lunga e appassionante vista in tv, non offre nessuna emozione per chi già conosce gli eventi narrati, ed è quindi incapace di regalare il benchè minimo sussulto narrativo, creando la paradossale situazione di risultare più intrigante per chi invece non ha visto l’anime o non ha letto il manga.

Ci sono, è vero, alcune storie extra raccontate nelle side quest, e addirittura Akira Toryama stesso si è preso la briga di creare un nuovo  personaggio mai visto nella serie (ossia Bonyu, membro della Ginyu Force), ma si tratta di dettagli d’appendice che possono incuriosire i fan più sfegatati, ma non si traducono in novità davvero rilevanti all’interno del gioco.

La dura vita di un Sayan

A fianco di un comparto grafico coloratissimo ed estremamente ben realizzato, e di una colonna sonora che rispecchia fedelmente quella ascoltata nell’anime, una volta terminata la lunga modalità storia (che si protrae per ben 30 ore circa di gioco) Dragon Ball Z: Kakarot è risultato essere un gioco che si basa più sui combattimenti che non sulle fasi esplorative open-world.

Intendiamoci: il gioco propone, esattamente come promesso, una vasto mondo di gioco liberamente esplorabile e decisamente ricco di side quest e attività extra (dalla pesca alla caccia, passando per la cucina) da vivere nei cosidetti Intervalli, ossia momenti di pausa tra una saga e l’altra, ma in realtà non parliamo di un open world davvero interessante e profondo come possono avere invece gli esponenti più celebri del genere.

Chi insomma si aspetta un titolo simile a giochi come GTA V in versione Dragon Ball avrà una cocente delusione.

La componente GDR, però, non è assente come può sembrare nelle prime ore di gioco, e  si rivela maggiormente presente, invece, a lungo andare proprio nei combattimenti.

Sarebbe infatti sbagliato anche approcciarsi a Dragon Ball Z: Kakarot come ad un normale picchiaduro, com’era ad esempio Dragon Ball FighterZ.

Il lavoro di CyberConnect2 infatti si è focalizzato soprattutto sulle tante boss fight che affronteremo nel corso della storia, e che di fatto risultano essere il vero cuore del gioco. Si tratta infatti di battaglie lunghe e spettacolari (nonostante qualche incertezza delle telecamera nel seguire i momenti più frenetici), in cui sarà importante avere un personaggio abbastanza forte, una buona dose di medicine, sfruttare al meglio le mosse speciali che avremo sbloccato e, dulcis in fundo, saper chiedere l’aiuto del nostro partner di battaglia nel momento giusto, e con la mossa giusta.

Da questo punto di vista il gioco è sicuramente riuscito.

CyberConnect2 ha saputo infatti a sfornare un titolo in cui la componente ruolistica presente all’interno dei combattimenti, comunque di stampo action, riesce comunque a donare al gioco una profondità sorprendente, rompendo quella ripetitività di base che, invece, spesso salta fuori nelle tante missioni secondarie, dove non dovremo fare altro che recuperare un certo oggetto o sconfiggere un particolare nemico.

Dragon Ball Z: Kakarot può quindi forse deludere chi si aspettava un GDR open world simile ad altre produzioni recenti, ma farà sicuramente la felicità dei tanti fan dell’opera di Akira Toriyama che sognano di rivivere la storia di Dragon Ball Z in un gioco sicuramente più profondo dei normali picchiaduro del passato, dal cuore ancora fortemente action ma con una componente ruolistica più incisiva di quanto non sembri nelle prime ore di gioco.

Una gioia per i fan di Dragon Ball

Dragon Ball Z: Kakarot è un titolo che farà sicuramente la felicità dei tanti appassionati dell’opera firmata da Akira Toriyama. Un gioco graficamente riuscitissimo e con una colonna sonora che rispecchia fedelmente quella dell’anime, ricca di boss fight spettacolari e adrenaliniche e con una componente GDR fortemente presente nei combattimenti. Peccato che la storia, ripercorrendo pedissequamente quella di Dragon Ball Z, non riesca ovviamente ad appassionare chi la conosce già, e che la parte open world del gioco, per quanto presente, si traduca in realtà in un mondo abbastanza “vuoto”, da esplorare principalmente per dare il via a qualche missione secondaria che, specie alla fine, tenderete soprattutto ad evitare, a meno che non siate ovviamente dei patiti del collezionismo più maniacale.

Pro

  • Una vera gioia per i fan della serie Z
  • Graficamente riuscitissimo
  • Ottima colonna sonora tratta dall'anime
  • Combattimenti spettacolari
  • La componente RPG dona profondità ai combattimenti

Contro

  • Poco appassionante per chi conosce la storia
  • Telecamera incerta nelle fasi più complesse dei combattimenti
  • Lato RPG in realtà poco incisivo
  • Open World un po' vuoto, con missioni secondarie solo di contorno
7.4

Buono

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

2 Commenti

  1. Ottima recensione, ma DB non è mai stato il mio genere… 🙂

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  2. Io invece da fan della serie sono tentatissimo… 😀

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