Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta – Recensione

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La saga di Dragon Quest è da sempre considerata un emblema del genere JRPG, ossia i giochi di ruolo di stampo giapponese con combattimenti a turni e atmosfere tipiche di anime e manga. Del resto parliamo di un gioco che può vantare un character designer del calibro di Akira Toriyama, celebre per aver realizzato il manga di Dragon Ball e per aver partecipato, sempre per i personaggi, a capolavori come Chrono Trigger.

Inutile quindi dire quanto questo undicesimo capitolo, intitolato Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta, fosse atteso da tutti i fan della saga. Finalmente, a distanza di un anno dalla versione giapponese, il gioco è arrivato anche per il mercato occidentale e abbiamo avuto modo di provare il gioco per diverse decine di ore. Siamo quindi finalmente pronti per raccontarvi le nostre opinioni.

Il meglio del meglio

Dragon Quest XI, se ve lo state chiedendo, è perfettamente godibile anche da chi non ha mai giocato ad uno dei capitoli precedenti, visto che storia e personaggi sono assolutamente inediti. Nei panni del Lucente, reincarnazione leggendaria che appare ogni volta che è necessario combattere l’Oscuro Signore, vivremo una storia epica che varia dal dramma alla commedia, affiancati da tanti personaggi che (come da tradizione nei JRPG) si uniranno al nostro party durante lo svolgimento della storia.

Echi di un’Era Perduta rappresenta probabilmente il punto più alto della saga di Dragon Quest, senza però stravolgere quanto abbiamo amato in tutti i capitoli precedenti. La storia è decisamente più curata,  artisticamente il gioco è bello come non mai ed è davvero lunghissimo da giocare e finire (circa 50 ore), specie dedicandoci all’esplorazione, al livellamento e alle missioni secondarie.

Un’opera mastodontica, che gli amanti dei JRPG (come il sottoscritto) adoreranno: esplorare, livellare per sbloccare poteri ed abbattere i nemici più forti, raccimolare soldi per poter comprare un’arma particolarmente potente: tutti i classici del genere qui sono presenti anche in questo capitolo inedito.

Fammi indovinare: io sono l’eletto?

Di contro, ad essere onesti, in Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta troviamo tanti clichè narrativi e di gameplay che abbiamo già visto in tantissimi esponenti del genere, compresa la saga stessa di Dragon Quest.

Il nostro alter ego, tanto per iniziare, non parla e non reagisce in maniera evidente agli eventi della storia (un po’ come accade da anni per Link nella saga di Zelda). Molti passaggi della storia ed elementi di gameplay, inoltre, sanno di già visto: l’eletto nascosto tra la gente comune ma dotato di poteri speciali, la Luce contro l’Oscurità, la prigione, la fuga, i falò per recuperare energia, la scacchiera per aumentare i poteri: sono davvero tanti gli elementi che vi daranno una fortissima sensazione di déjà vu.

Persino la colonna sonora, nonostante vanti melodie gradevoli ed orecchiabili, a volte sembra quasi realizzata con dei file midi presi dalle colonne sonore dei giochi del passato, e stona un po’ con il resto della produzione, decisamente di alto livello.

Tutto questo però, per fortuna, alla fine non si è rivelato nulla di più che qualche piccolo fastidio a fronte dell’immenso piacere e divertimento che il gioco sa regalare.

Chiunque ami  i JPRG in generale o la saga di Dragon Quest in particolare, farebbe bene a non lasciarsi sfuggire questa nuova, immensa esperienza di gioco, probabilmente una delle migliori del genere per questa generazione di console e PC.

Il miglior capitolo di Dragon Quest

Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta è senza dubbio il  miglior capitolo della saga, e uno dei migliori JRPG degli ultimi anni. Nonostante alcuni clichè narrativi e di gameplay, che nel 2018 potevano sicuramente essere evitati con un piccolo sforzo in più, il gioco rimane comunque un’esperienza coinvolgente ed emozionante, con una storia lunga e mai noiosa, con un comparto grafico ed artistico bellissimo da vedere, e con personaggi ben caratterizzati a cui sarà davvero molto facile affezionarsi. Un gioco consigliato davvero senza riserve a tutti gli appassionati del genere.

Pro

  • Storia molto più curata che in passato
  • Graficamente ed artisticamente splendido
  • Lunghissimo e vario
  • Personaggi ottimamente caratterizzati

Contro

  • Alcuni clichè narrativi e di gameplay
  • Musiche orecchiabili ma di qualità midi
9

Da non perdere

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

1 Commento

  1. Recensione eccellente, sintetica ma esaustiva.
    Non vedo l’ora, sto già mettendo i soldi da parte… 😀

    Rispondi

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