Fist of the North Star: Lost Paradise – Recensione

PS4
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“Mai, mai, scorderai, l’attimo la terra che tremò. L’aria s’incendiò. E poi, silenzio”. Per chi, come il sottoscritto, ha trascorso la propria adolescenza guardando in tv (rigorosamente su emittenti locali) la serie di Ken il Guerriero, l’annuncio di questo Fist of the North Star: Lost Paradise è stato un momento di festa.

E’ fin dai lontani anni 80 infatti che in tanti sognavano un gioco sull’erede della Sacra Scuola di Hokuto che rendesse finalmente onore alla storica serie firmata Buronson e Hara.

Potete quindi immaginare la gioia nel sapere che il team che aveva lavorato all’ottima saga di Yakuza su PS4 stava realizzando un titolo di genere simile, ma ambientato nell’universo di Hokuto No Ken e con protagonista ovviamente Kenshiro.

Ora che abbiamo finalmente il gioco tra le nostre fameliche mani, e abbiamo trascorso alcune decine di ore tra le lande deserte e le città cadenti del mondo post-atomico di Lost Paradise, possiamo dire che il gioco riesce perfettamente nel suo intento, a patto però di chiudere un occhio su alcuni punti. Scopriamo insieme quali.

Chi mai fermerà la follia, che nelle strade va

Che Fist of the North Star: Lost Paradise sia firmato dagli stessi autori della serie Yakuza, e che il gioco riproponga lo stesso schema di gioco, è palese fin dalle primissime battute di gioco. Il menù, il sistema di salvataggio, lo schema dei combattimenti ricchi di QTE (Quick Time Events) e persino l’effetto sonoro che indica un nuovo punto missione da raggiungere sulla mappa: tutto vi darà un fortissimo senso di deja-vù (a patto, ovviamente, di aver giocato alla serie Yakuza).

Il gioco parte davvero bene, con una serie di tutorial di combattimento ed uno scontro finale contro Shin subito entusiasmante e adrenalinico. Ed è proprio da questo punto che il gioco prende una strada diversa dal manga e dalla serie animata, proponendo eventi alternativi ed una storia completamente inedita, nonostante la presenza di tantissimi personaggi storici che, ça va sans dire, avranno un ruolo diverso da quello visto nel manga e nell’anime.

Che sia un bene o un male sta a voi deciderlo. Personalmente, conoscendo a memoria la storia di Hokuto No Ken, preferisco di gran lunga una storia inedita che sappia regalare qualche gradevole colpo di scena, piuttosto che rivivere eventi visti e rivisti. I puristi più intransigenti potrebbero però storcere il naso davanti ai cambiamenti (anche se non radicali) introdotti nella storia.

Senza contare che le libertà che si è concessa il team di sviluppo non si limita agli eventi raccontati, ma anche alle tante attività secondarie che Ken può intraprendere nel gioco, esattamente come succede in Yakuza.

Anche in questo caso i fan più integralisti della serie potrebbero non essere particolarmente felici nel vedere il duro e taciturno Kenshiro gestire un bar vestito in smoking, mentre usa le tecniche di Hokuto per miscelare il drink perfetto.

Se da un lato tutto questo si traduce in una buona varietà di missioni e situazioni di gioco, dall’altra devo ammettere che persino io, pur preferendo questa storia completamente inedita, sono rimasto un po’ interdetto nel vedere alcune situazioni di gioco al limite del grottesco per un personaggio come Ken.

Ken, sei tu, fantastico guerriero

Al netto di queste perplessità, Fist of the North Star: Lost Paradise si è in ogni caso rivelato un gioco davvero riuscito, divertente ed adrenalico. La storia riesce ad avere qualche buon acuto, la progressione e la crescita di Kenshiro riesce a variare costantemente lo stile e le mosse di combattimento, e l’ottima recitazione dei personaggi è davvero coinvolgente e ricca di pathos (del resto chi ha giocato la serie Yakuza sa bene quanto il team di sviluppo ci tenga ad un alto livello di recitazione dei personaggi).

Chi ha sognato per anni di vagare di città in città e di attraversare i deserti combattendo per i deboli come il leggendario Maestro di Hokuto, potrà finalmente realizzare i propri desideri. E vi garantiamo che sarà davvero uno spasso far esplodere i nemici, affrontare epici duelli di arti marziali, ed eseguire finalmente la tecnica dei 100 Colpi Distruttivi di Hokuto (o, come veniva chiamata negli anni 80, la tecnica dell’ATATATATA!).

Peccato solo che, durante le 20-30 ore necessarie per portare a termine la storia principale il gameplay risulti a tratti un po’ ripetitivo, e spesso,  specie nelle fasi avanzate di gioco, vi capiterà  di optare per un’uccisione rapida piuttosto che assistere per la miliardesima volta ad un QTE già visto e rivisto.

Da segnalare inoltre, come purtroppo sapranno i fan della serie Yakuza, la mancanza della lingua italiana: il gioco è infatti doppiato in inglese e giapponese, e sottotitolato esclusivamente in inglese. Vista la mole di dialoghi, sicuramente la presenza dell’italiano avrebbe fatto comodo non solo alle vendite, ma anche a chi ha una conoscenza magari solo superficiale della lingua inglese.

Se però si può chiudere un occhio sulla mancanza dell’italiano, a cui eravamo tutto sommato preparati, è stato più duro digerire l’assenza della colonna sonora originale, rimpiazzata da motivetti un po’ banali e di certo non al livello delle musiche che tanto abbiamo amato nella serie televisiva.

Un titolo, in conclusione, sicuramente non perfetto, ma che garantirà davvero ore ed ore di divertimento a tutti i fan della saga.

Un sogno che si realizza

Fist of the North Star: Lost Paradise rappresenta un sogno che si realizza per chi attendeva con ansia un gioco che rendesse giustizia alle leggendarie gesta del Maestro di Hokuto, facendo dimenticare il mare di pessimi (o quasi) titoli usciti in passato. Il team di Yakuza è riuscita nel non facile compito di adattare il gameplay della saga di Kazuma Kiryu al mondo post-apocalittico di Kenshiro, utilizzando uno stile grafico in cel-shading che ricordasse sia il manga che l’anime, e realizzando un titolo che, alla fine, si è rivelato esaltante e divertente. Alcuni difetti penalizzano il prodotto finale, in particolare una ripetitività di base (che viene fuori soprattutto nelle fasi avanzate di gioco) e la mancanza della colonna sonora originale della serie animata, ma nonostante questo Fist of the North Star: Lost Paradise resta un titolo che i fan di Kenshiro non dovrebbero assolutamente lasciarsi scappare.

Pro

  • Storia alternativa con qualche buon acuto
  • Ottima recitazione dei personaggi
  • Adrenalinico e divertente
  • Ottima longevità

Contro

  • Manca la colonna sonora originale
  • Manca la lingua italiana
  • Un po' ripetitivo andando avanti
  • Qualche libertà di troppo nella caratterizzazione dei personaggi
8

Bello

Webmaster secoli fa di AniGames.it e PlayNow.it, ora fondatore di Videogiocare.it. Appassionato di tecnologia in generale e videogiochi in particolare, inizia il cammino di gamer con una introvabile Irradio TVG 888, per poi innamorarsi completamente del Commodore 64. Il resto è storia. Il suo motto è: "Questo è un problema per il Fabio del futuro".

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