Forza Horizon 6 si conferma un successo commerciale di rilievo: secondo i dati di Alinea Analytics, il titolo di Playground Games avrebbe superato le 4,9 milioni di copie vendute, generando ricavi per oltre 325 milioni di dollari. Un risultato che l’analista Rhys Elliot definisce straordinario, soprattutto considerando che il lancio day-one su Game Pass ha inevitabilmente sottratto una fetta delle vendite tradizionali.
Degno di nota anche il dato sulla Premium Edition da 119,99 euro — con accesso anticipato dal 15 maggio incluso — acquistata da circa 1,7 milioni di giocatori.
Xbox batte Steam solo sui ricavi
Analizzando la distribuzione delle vendite, il 58% delle copie — circa 2,8 milioni — sarebbe stato venduto tramite Steam, mentre il restante 42% (2,1 milioni) è passato dallo store Microsoft su Xbox Series X|S, PC e Cloud. Un dato insolitamente positivo per l’ecosistema Microsoft rispetto alle uscite precedenti. Ancora più interessante la ripartizione dei ricavi: nonostante Steam vinca per numero di copie, Xbox genera il 51% degli incassi totali contro il 49% della piattaforma Valve. La ragione sarebbe principalmente geografica: il pubblico Xbox è concentrato in Occidente, dove i prezzi medi sono più elevati. La base Steam è invece più distribuita globalmente, con la Cina che figura come secondo mercato per volume di vendite del gioco.
A questi numeri si aggiungono oltre 3 milioni di giocatori che hanno scelto di accedere al titolo tramite Game Pass, senza acquistarlo. Secondo Elliot, questo dato rafforza paradossalmente la solidità delle vendite su Xbox, ma conferma al tempo stesso che il servizio in abbonamento rimane un freno significativo alle copie pagate. La difesa di Microsoft, spiega l’analista, si baserebbe sul valore a lungo termine degli abbonamenti: se anche solo un quarto di quei 3 milioni fosse composto da nuovi iscritti o da utenti che hanno scelto di non disdire, il valore generato supererebbe le mancate vendite al lancio.
Elliot non risparmia però una critica alla strategia: “È questo il tipo di calcoli che Microsoft ha portato avanti internamente fino all’era Spencer, ed è la stessa logica che ha giustificato le uscite day-one su Game Pass negli ultimi cinque anni. Non è però la scelta giusta in una fase di crescita stagnante degli abbonamenti.“






