Just Cause 4 – Recensione

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Just Cause 3 è stato un titolo che ha parzialmente diviso critica e pubblico. Il terzo capitolo della saga action che ci metteva nei panni di Nico Rodriguez, infatti, a fronte di un divertimento oggettivamente presente, è stato spesso criticato per una trama poco incisiva e per una ripetitività presente sopratutto tra le missioni secondarie.

Il titolo firmato Avalanche Studios, nonostante gli ampi margini di miglioramento, si era rivelato comunque come un titolo tutto sommato riuscito, ed era per questo che le attese di questo quarto capitolo erano piuttosto alte.

Dopo diversi mesi in cui Square-Enix ha stuzzicato la fantasia di stampa e videogiocatori con tonnellate di video gameplay che promettevano la miglior fisica mai vista, siamo finalmente riusciti a mettere le mani, grazie ad un codice review fornito dal publisher, su questo nuovo capitolo.

Scopriamo insieme come è andata.

Sole, mare, tornado e pallottole

Come da tradizione, anche questo Just Cause 4 ci mette nei panni del celebre Nico Rodriguez, ormai liberatore per eccellenza di paradisi tropicali vittime del dittatore di turno. Anche stavolta infatti, esattamente come visto nel precedente Just Cause 3, in una lunga escalation di missioni dovremo liberare l’immaginaria isola di Solìs dal crudele gruppo della Mano Nera, e con l’aiuto dell’Armata del Caos (che sarebbe la resistenza locale) potremo riportare finalmente pace e libertà tra la popolazione.

Sappiate che il forte senso di dejà-vu che potreste avere leggendo questo incipit narrativo, qualora abbiate già giocato già al terzo capitolo, è una sensazione destinata a ricorrere spesso durante le ore che trascorrerete con Just Cause 4.

Meglio infatti essere chiari fin da subito: Just Cause 4, rispetto a Just Cause 3, è la fiera del more of the same. Chi si è divertito con il terzo capitolo si divertirà tantissimo anche con il quarto, mentre chi lo ha odiato farebbe meglio a restarne alla larga.




Just Cause 4, infatti, non ripropone solamente l’idea di base della trama (peraltro anche stavolta senza particolari picchi emozionali) o l’impianto open world basato su missioni dislocate sulla mappa, ma anche e soprattutto tutto il gameplay di base.

Anche stavolta infatti avremo esplosioni a non finire, sequenze spettacolari degne delle migliori pellicole d’azione, acrobazie aeree ed automobilistiche, pallottole a non finire e, immancabile, l’uso sfrenato e creativo del rampino.

Aggrappato ad un filo

In Just Cause 3 il rampino era sicuramente l’arma protagonista del gioco, e anche in questo quarto capitolo, condito da una fisica decisamente migliorata, continua ad essere lui il mezzo principale (ma non certo l’unico) con cui mettere in pratica le nostre devastazioni.

E, anche stavolta, è innegabile come Just Cause 4 sia un vero e proprio parco divertimenti in cui potremo mettere in atto esplosioni devastanti proprio grazie all’uso del rampino, dei veicoli e delle tonnellate di armi  messe a nostra disposizione.

Immancabile poi anche la nostra tuta alare, con cui potremo volare (o meglio, planare) per coprire distanze considerevoli in poco tempo.

Insomma, anche stavolta abbiamo davanti un gioco che riesce ad essere davvero spassoso, divertente ed estremamente vario nelle modalità di distruzione tra cui scegliere per portare a termine la missione.

Oltre a tornare i pregi, però, tornano anche i difetti: oltre ad una storia priva di mordente e di colpi di scena, che tengano con il fiato sospeso il videogiocatore, ci siamo trovati davanti ad un open world enorme ma sostanzialmente piatto, dove le missioni, specie nelle fasi finali, rischiano di assomigliarsi un po’ tutte.

A peggiorare poi la situazione c’è un comparto tecnico poco brillante e, in alcuni casi, davvero problematico ed eccessivamente arretrato. E non ci riferiamo, come hanno fatto in tanti, al solito Red Dead Redemption 2, ormai pietra di paragone dolorosa un po’ per tutti, ma addirittura rispetto al precedente Just Cause 3.

Era probabile che, a causa di una fisica molto più elaborata rispetto al precedente capitolo, Avalanche Studios e Square-Enix dovessero optare per un lato estetico poco incisivo. Quello che però non ci saremmo aspettati era di vedere una grafica eccessivamente ricca di blur, con tanti bug (appena lanciato il gioco, in versione PS4, a noi è capitato che i capello di Nico diventassero biondi a seconda di come giravamo la telecamera!) ed una sensazione generale piuttosto svilente.

In sostanza ci troviamo davanti ad un gioco tutto sommato riuscito e che rispetta appieno la sua tradizione basata sul divertimento spensierato, ma chi si aspettava un cambiamento radicale non avrà una buona sorpresa: Just Cause 4 infatti, pur rappresentando un’evoluzione, si trascina ancora molti dei difetti del precedente capitolo.

Divertimento senza pensieri

Just Cause 4 rimane fedele alla linea di base che aveva caratterizzato il precedente capitolo: un gioco divertente e spensierato, tutto basato su proiettili, armi, veicoli, acrorbazie e voli mozzafiato. Se da un lato il nuovo titolo di Avalanche Studios, pur rappresentando il più classico dei more of the same, riesce ancora una volta a divertire e, in alcune sequenze, ad esaltare, dall’altro ci saremmo aspettati un lavoro migliore sui difetti del precedente capitolo, ossia una trama piatta, alcune missioni secondarie eccessivamente ripetitive, ed un comparto tecnico non certo esaltante. Un gioco tutto sommato consigliato, specie per chi è in cerca di un parco giochi in cui divertirsi senza pensieri, e che non deluderà di certo chi ha apprezzato il precedente capitolo.

PRO

  • Divertente e spensierato
  • Sequenze spettacolari ed adrenaliniche
  • Ottimo sviluppo della fisica

Contro

  • Trama piatta
  • Graficamente arretrato
  • Missioni secondarie ripetitive
7

Buono

Giornalista iscritto all'Ordine di Roma. Cresciuto a pane e Commodore 64, riscopre la passione per i videogames proprio quando pensava fosse finito il tempo di giocare. Il suo motto preferito è: "Non prendere la vita troppo sul serio, tanto non ne uscirai vivo!"

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