Max: The Curse of Brotherhood – Recensione Switch

SWITCH

Max: The Curse of Brotherhood è stato un titolo che, alla sua uscita alcuni anni fa, aveva sorpreso un po’ tutti. Nata come esclusiva per console Microsoft (Xbox One e Xbox 360), e arrivato successivamente anche su PC e PlayStation 4, ora il gioco è arrivato (e in questi giorni anche in versione fisica) su Nintendo Switch. Abbiamo avuto modo finalmente di provare il gioco sulla nuova console portatile Nintendo, e siamo pronti a dirvi la nostra sull’opera firmata Press Play.

Mio fratello è figlio unico

L’incipit narrativo di Max: The Curse of Brotherhood è abbastanza originale. Il giovanissimo Max infatti, stanco dei continui litigi con il fratello minore, cerca su un motore di ricerca come liberarsene, ma come per magia appare da un’altra dimensione un enorme mostro che lo porterà via con se. Colto dai rimorsi, il nostro protagonista partirà per una lunga avventura per riuscire a liberarlo, armato solo di un pennarello magico in grado di interagire con l’ambiente di gioco.

L’avventura, che già avevamo avuto modo di apprezzare sulle console tradizionali e su PC, su Nintendo Switch ha acquistato ancora più freschezza e comodità di gioco. Max: The Curse of Brotherhood, infatti, essendo fondamentalmente un platform bidimensionale con elementi 3D, mescolato sapientemente con puzzle ambientali da risolvere  utilizzando il pennello magico, si sposa perfettamente con le caratteristiche della nuova console di casa Nintendo.

Il gioco infatti, specialmente in versione portatile, sfrutta lo schermo touch per l’utilizzo del pennello, funzione che sembra fatta apposta per il Nintendo Switch, rendendo il gioco più fresco ed intuitivo di quanto già non fosse sulle console tradizionali.

Le circa 7-8 ore infatti necessarie per portare a termine l’avventura (che arrivano a 10 qualora vogliate dedicarvi anche ad extra e collezionabili) scorrono via infatti velocemente, senza momenti noiosi, e la portabilità del gioco rende comodo e semplice poter proseguire l’avventura in qualsiasi ritaglio di tempo.

Senza contare che il gioco, che a dire il vero dal lato tecnico non brilla su Nintendo Switch nonostante sia piuttosto datato, riesce ad essere decisamente più gradevole in modalità portatile.

Un gioco che ci sentiamo di consigliare, specie considerando che è venduto a prezzo ridotto (14,99 euro su eShop) e che il gioco è perfetto per una console come Nintendo Switch, a patto di non dare eccessivamente peso ad un comparto tecnico non riuscitissimo, specie in versione docked.

Un’avventura poetica e fresca

Max: The Curse of Brotherhood arriva, a distanza ormai di parecchio tempo, anche sulla nuova console di casa Nintendo, confermandosi come un’avventura fresca, fiabesca ed estremamente piacevole da giocare, specie su Nintendo Switch. La portabilità infatti aggiunge punti all’avventura firmata Press Play, e l’utilizzo dello schermo touch per il pennello sembra fatto apposta per l’ibrida console della grande N. Peccato solo che, nonostante il gioco risalga al 2015, non brilli particolarmente su Switch, ma anzi risulti leggermente sfocato in alcune situazioni in versione docked, a causa di una risoluzione non altissima. Un gioco in ogni caso consigliato, in grado di regalare un’avventura gradevole e rilassante ma, per fortuna, non eccessivamente facile.

Pro

  • Un'avventura sempre fresca e divertente
  • Perfetta per la portabilità di Nintendo Switch
  • I comandi touch sono davvero comodi

Contro

  • Tecnicamente non riuscito
7.5

Discreto

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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