Project Zero – Maiden of Black Water – Recensione

Wii U

DOVE I MORTI RIESCONO ANCORA A VEDERE

Quinto capitolo della saga horror giapponese Project Zero, questo Maiden of Black Water non rinuncia ancora una volta a donare brividi al giocatore di turno, grazie ad una splendida implementazione del pad del Wii U che diventa una vera e propria macchina fotografica per contrastare gli spettri che incontreremo durante la nostra avventura. Stavolta l’ambientazione del gioco è ai piedi del monte Hikami , da sempre ritenuto un luogo particolare e sacro perché con la sua acqua, si racconta, ha la capacità di benedire tutti coloro che stanno per fare il trapasso. Un trapasso che, come possiamo appurare fin dai primi momenti del gioco, tende a risolversi in maniera molto lenta, ma soprattutto lasciando qualche spirito nella nostra dimensione terrena a fare più che qualche scherzo agli uomini in vita. Sono tre le ragazze protagoniste di questo nuovo episodio della saga, Yuri, Miu e Ren. Ognuna di loro ha da raccontare una propria storia personale, che le porterà a visitare questi luoghi tenebrosi e ad imbattersi in fantasmi cattivi pur di trovare la verità. La scenografia videoludica sarà contraddistinta più che altro di luoghi isolati e da una fitta boscaglia dove dietro ogni albero si nasconde un orribile fantasma pronto a toglierci la nostra vita. Anche questa volta però una particolare arma andrà in aiuto delle ragazze: la Camera Obscura, una macchina fotografica dalle sorprendenti capacità. Tutti coloro che già hanno giocato uno o più giochi della serie potrebbero pensare che riproporre la stessa macchina fotografica sia assurdo, ma stavolta il pad del Wii U si trasforma, esso stesso, nella vera e propria capacità di sopravvivenza in mano del giocatore. Inquadrando fisicamente il televisore,  dentro lo schermo del pad avremo la possibilità di individuare i punti deboli degli spettri e, conseguentemente, accingerci a scattare la mortale foto. Una idea che arreca originalità e divertimento al gameplay  generale,  attribuendogli quella originalità che alla serie  proprio serviva.

GIUDIZIO

Project Zero è da sempre stata una serie survival horror apprezzata da critica e pubblico, ed anche questa iterazione per la console Nintendo non riesce ad esser e un brutto gioco. Usare poi il paddone Wii U come  Camera Obscura è una trovata che fa trasformare il gioco in un esercizio di stile fotografico votato all’horror. All’inizio non sarà facile osservare lo schermo del pad e quello del televisore, ma con un pizzico di allenamento la cosa risulterà semplice. Il problema principale di Maiden of Black Water, a conti fatti, è la mancata localizzazione in italiano. Oltre alla mancanza del doppiaggio (cosa passabile, dopotutto), quello che risulta assurdo è constatare come non si possa usufruire nemmeno di un semplice doppiaggio dei dialoghi nel nostro idioma. Se il gioco fosse contraddistinto da uno stile action poco avvezzo ai dialoghi, la cosa non avrebbe creato problematiche, ma in Project Zero:  Maiden of Black Water le conversazioni sono molte, ma soprattutto i testi da leggere per entrare nel pieno della storia, intrisa di leggende giapponesi e di rimandi alla cultura orientale fatta di demoni e credenze religiose.

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Un vero peccato quindi sforzarsi di comprendere in toto scritte in inglese che purtroppo narrano di concetti a volte abbastanza difficili da italianizzare. Sul lato tecnico non ci sono grossi problemi. E’ pur vero che la grafica non è cambiata molto da quando arrivò il primo gioco sulle vecchie console, ma ancora ha una sua personalità ben distinta; l’alta definizione rende poi  tutto l’impianto tecnico più pulito da osservare. Il particolare filtro che ricopre lo schermo, sebbene renda bene l’atmosfera, a volte sembra che serva anche per nascondere alcune piccole lacune tecniche, agilmente superabili visto l’hardware, non eccezionale, ma comunque valido di Wii U. Le missioni di gioco sono discretamente varie nella loro trama, ma purtroppo costringono il giocatore a tornare spesso a visitare ambienti che già conosce a menadito. Insomma la varietà degli ambienti non è proprio il forte di questo gioco, che si candida come un buon acquisto per chi ama spaventarsi davanti ad un videogioco. Sappiate però che, di scritte e dialoghi in italiano, non ve n’è proprio traccia.

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Pro

  • Spettri inquietanti fanno paura al giocatore
  • Ci sono anche alcuni boss da combattere
  • Ottimo sonoro che accresce la paura

Contro

  • Manca qualsiasi testo e parlato in italiano
  • E' difficile in inglese capire certi testi in inglese
  • Realizzazione tecnica solo sufficiente
7.5

Discreto

L'amore per i videogiochi arriva nel momento in cui compare un fiammante ZX Spectrum nella sua vita all'età di 8 anni. A 40 anni ancora non ne ha abbastanza di videogiocare. Non si sa se la vita è un gioco, ma una cosa è certa: giocare aiuta a vivere nel migliore dei modi. Il suo motto preferito è: "Non esistono luoghi che non possano essere raggiunti seguendo le strade della fantasia".

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