RAGE 2 – Recensione: prendete DOOM, aggiungete Mad Max e servite caldo

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All’arrivo della notizia dell’uscita di RAGE 2, gran parte della comunità videoludica aveva esultato, specie considerando il buon riscontro che aveva avuto il primo capitolo. RAGE, infatti, arrivato nell’ormai lontano 2011 a firma id Software (quelli di DOOM e Wolfenstein) aveva collezionato più di un fan tra i videogiocatori, e le attese di un sequel erano piuttosto alte.

Il nuovo RAGE 2 vede sempre la firma di id Software, ma al team di sviluppo si sono aggiunti anche i programmatori di Avalache Studios (autori di Mad Max e Just Cause).

Come sarà andata con questo attesissimo sequel? Beh, noi abbiamo avuto modo di provare la versione Xbox One grazie ad un codice review fornito dal publisher, e dopo aver terminato la storia principale e molte quest secondarie sulla nostra fedele Xbox One X, siamo pronti a raccontarvi le nostre opinioni.

Prendete DOOM, aggiungete Mad Max e servite caldo

Fin dalle prime battute di gioco, RAGE 2 mette subito sul piatto tutti i pregi della nuova produzione. Il gioco è un open-world post apocalittico dalle tinte fumettistiche, che ricorda moltissimo quello visto in Mad Max (ed è qui che si avverte fortemente la mano di Avalanche Studios), ma con un gunplay estremamente simile a quello visto in DOOM (e qui, invece, si avverte chiaramente il lavoro di id Software).

La trama non brilla sicuramente per originalità, basando principalmente la storia sul tema della vendetta, ma anche su un incipit narrativo abbastanza debole è comunque possibile costruire una storia appassionante e profonda (basti pensare al recente Days Gone, per rimanere in tema open world post apocalittici).

RAGE 2, invece, non fa sicuramente della storia uno dei suoi punti di forza, che risulta a tratti comica e demenziale, e punta tutto sul divertimento più spensierato e “fracassone”.

Il gioco, ambientato circa 30 anni dopo gli eventi narrati nel primo capitolo, ci mette nei panni di Walker, un soldato divenuto Ranger praticamente per necessità nel corso di una disastrosa battaglia iniziale, e capace, grazie alla sua armatura, di nuove abilità e poteri devastanti.

Questa semplice idea di base di tutto il lavoro svolto da id Software e Avalanche Studios, che spinge forte l’acceleratore su combattimenti spettacolari e pirotecnici, sicuramente divertenti per chi è alla ricerca di un gioco in cui dare sfogo alla propria sete di esplosioni e distruzione.

Ad accompagnarci nel corso dell’avventura avremo la Phoenix, un blindato che potremo anche personalizzare e potenziare, e con cui sarà possibile combattere utilizzando cannoni e mitragliatrici, oltre a tantissimi altri mezzi di trasporto che troveremo sparsi per il mondo di gioco e che potremo comunque utilizzare a piacimento (anche se alcune vetture risultano davvero goffe ed irreali nei movimento, prime fra tutte le moto).

Divertimento a tempo

RAGE 2 riesce a fare centro in quello che probabilmente è il suo obiettivo principale, ossia divertire. E si tratta di un centro non da poco in un videogioco, anche se bisogna dire che ormai, considerando il livello di profondità che hanno raggiunto le produzioni moderne, fermarsi al solo divertimento può essere un rischioso e un po’ superficiale.

A volte infatti la sensazione che si ha giocando a RAGE 2, anche considerando la difficoltà livellata verso il basso a livello normale, è che il mondo di gioco sia un immenso parco di divertimenti dove poter sfogare la nostra potenza di fuoco e le nostre pirotecniche abilità di combattimento avanzando di accampamento in accampamento, e di nemico in nemico.

Le circa dieci ore che abbiamo impiegato a terminare il gioco, quindi, scorrono via divertenti e rapide, ma prive di sussulti emotivi rilevanti.

L’assenza di una storia davvero profonda e la caratterizzazione fumettistica e a tratti demenziale dei personaggi di gioco contribuiscono a creare un titolo che riesce a intrattenere e divertire il giocatore che è in cerca di un titolo spensierato e leggero, ma che difficilmente riuscirà a farvi innamorare o a restare nei vostri cuori negli anni a seguire.

Non che ogni videogioco debba riuscire in questo intento, sia chiaro, ma chi si aspetta un titolo che sappia anche proporre un mondo post-apocalittico profondo ed impegnativo, o con una bella storia, probabilmente resterà deluso.

Nota di merito, invece, per il lato tecnico: RAGE 2 si è rivelato un titolo graficamente riuscito, artisticamente gradevole ed originale sia da vedere che da giocare, anche grazie ai suoi particolari filtri e colori acidi. Il gioco, nella sua incarnazione PC, non è inoltre eccessivamente pesante ed è giocabile a dettagli alti anche su PC di fascia media.

Buona, infine,anche la colonna sonora, condita da un doppiaggio in italiano più che discreto.

Caos, esplosioni e divertimento

RAGE 2 si è rivelato un open world divertente, spensierato e leggero. Le circa dieci ore che abbiamo impiegato per terminare la modalità storia principale, e dedicandoci anche a qualche missione secondaria, sono trascorse leggere e senza noia. Il titolo firmato id Software e Avalannche Studios unisce l’esperienza delle due software house nei rispettivi titoli più famosi, restituendoci un ibrido riuscito tra DOOM e Mad Max. Chi è alla ricerca di un titolo caotico, spasso e pirotecnico, con RAGE 2 avrà davvero pane per i suoi denti, ma chi è alla ricerca di un gioco profondo o di una storia emozionante potrebbe restare deluso da un gioco che, a conti fatti, punta tutto sul divertimento e sulla spettacolarità.

Pro

  • Divertente e spattacolare
  • Ottima varietà di armi e poteri
  • Endgame vasto e ricco
  • Graficamente riuscito

Contro

  • Storia banale poco interessante
  • Missione principale piuttosto breve
  • Qualche bug sparso nel gioco
  • Alcuni mezzi di trasporto da rivedere nelle animazioni
7.5

Buono

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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