Nel 2020, quando IO Interactive annunciò di stare sviluppando un gioco su James Bond, la connessione sembrava quasi ovvia: Bond aveva ispirato Hitman, e ora il cerchio si chiudeva. Ma il rischio era altrettanto evidente: fare un gioco di Bond che fosse semplicemente Hitman con un altro protagonista sarebbe stato un fallimento creativo, indipendentemente dalla qualità tecnica. Con 007 First Light, IO Interactive dimostra di aver capito esattamente dove tracciare il confine. Il risultato è un action adventure in terza persona che porta con sé tutto il DNA dello studio danese, lo trasforma secondo le esigenze del personaggio più famoso dello spionaggio cinematografico e consegna al giocatore qualcosa che si sente autenticamente Bond fin dalla prima sequenza. Non è privo di difetti, ma è il miglior videogioco su James Bond dai tempi di Goldeneye.
Un Bond giovane e impulsivo
La scelta narrativa più coraggiosa di 007 First Light è quella di presentare un James Bond di 26 anni, ancora militare della Royal Navy, senza legami con l’MI6 e senza la patina di invincibilità che caratterizza il personaggio nei film. Questo Bond, interpretato con notevole presenza da Patrick Gibson, è talentuoso ma impulsivo, capace di risultati straordinari ma incapace di seguire una catena di comando senza creare attriti. La sua tendenza naturale all’azione è tanto il suo punto di forza quanto la sua principale fonte di problemi.
Il cast che lo circonda è all’altezza. John Greenway, il supervisore burbero interpretato da Lennie James, è una delle migliori versioni del classico mentore-antagonista che il franchise abbia mai avuto in forma interattiva. M, Moneypenny e il villain principale completano un quadro narrativo che sa pescare dal canone bondiano senza esserne schiavo. La storia, che supera le venti ore di durata, trova il suo ritmo nel primo terzo di gioco e non lo perde quasi mai, toccando temi di tradimento, lealtà e ambizione con la stessa consapevolezza politica dei migliori film della serie. La minaccia principale è il tipo di antagonista che sembra uscito dalle pagine di un giornale, e il gioco è più forte per questo.
Vale la pena sottolineare che 007 First Light non è doppiato in italiano: le voci sono esclusivamente in inglese, con sottotitoli in italiano. In un gioco così dialogato e narrativo, è una limitazione che si avverte, soprattutto nelle sequenze più concitate in cui leggere e giocare simultaneamente richiede attenzione.
Tra Hitman e Uncharted: il gameplay
La struttura delle missioni di 007 First Light porta il segno inconfondibile di IO Interactive. Si arriva in una location ampia e densa di NPC, si esplora, si origlia per raccogliere informazioni, si individuano le opportunità per raggiungere l’obiettivo, si sceglie come procedere. Le location che il gioco attraversa, dall’Hotel Carpathian tra le montagne della Slovacchia alle ville tropicali e alle installazioni militari, sono costruite con la cura per il dettaglio ambientale tipica dello studio.
A differenziare l’esperienza da Hitman intervengono i sistemi propri del personaggio. L’Istinto è la risorsa chiave: si accumula completando azioni da spia, come origliare conversazioni o borseggiare contatti, e si spende per bluffare con guardie sospettose, attirare nemici lontano dai propri compagni, o attivare il Focus Training, una meccanica di rallentamento del tempo che consente colpi di precisione e disarmi cinematografiche. La gestione dell’Istinto introduce una dimensione tattica genuina: usarlo al momento sbagliato può lasciare senza risorse nelle situazioni più critiche.
I gadget di Q Branch completano l’arsenale. Il Q-orologio è lo strumento più versatile: scannerizza i nemici e i punti di interesse attraverso i muri, hackera telecamere e sistemi elettronici, e in combattimento può disattivare le protezioni dei nemici più coriacei. La Q-Lens induce nausea nei bersagli per distrazioni silenziose. Un laser portatile fonde lucchetti e serrature blindate. Una penna esplosiva di fattura impeccabile. Prima di ogni missione si sceglie il proprio equipaggiamento con un numero limitato di slot, il che trasforma la selezione dei gadget in una decisione tattica con conseguenze reali: ritrovarsi in una situazione in cui si rimpiange di aver lasciato indietro un certo strumento è esperienza comune e spiacevole.
Il combattimento: la vera sorpresa
Se c’è una cosa che 007 First Light fa meglio di qualsiasi altra, è il combattimento corpo a corpo. Non è il sistema free-flow della serie Batman: Arkham in senso stretto, ma ne condivide il principio fondamentale: leggere i nemici, parare al momento giusto, concatenare attacchi sfruttando l’ambiente. La differenza è che qui l’ambiente non è solo uno sfondo: è uno strumento attivo. Scaraventare un nemico contro una cabina elettrica lo electrocuta. Spingerlo contro una ringhiera permette di buttarlo di sotto. Lanciarlo contro una scrivania manda in aria monitor e tastiere guadagnando secondi preziosi contro i rinforzi. Ogni stanza è un sandbox di possibilità fisiche che il giocatore impara a leggere e sfruttare.
Quando l’MI6 concede la Licenza di uccidere, ovvero quando la situazione degenera in uno scontro a fuoco aperto, il gameplay cambia registro. Le armi da fuoco hanno munizioni scarse per design, il che costringe a raccogliere le pistole dei nemici abbattuti o a lanciarle in faccia ad altri quando il caricatore è vuoto. Il Focus Training rallenta il tempo per colpi di precisione agli arti o disarmi spettacolari. Gli ambienti si distruggono, le esplosioni reagiscono con logica fisica, e la sensazione di improvvisare in una sequenza d’azione di un film di Bond è costante e genuina. È raro che un gioco riesca a tradurre così bene il senso cinematografico di un franchising in meccaniche di gameplay.
Le sezioni di guida sono il punto più debole della produzione. Le scene di inseguimento in Aston Martin o motoscafo sono visivamente spettacolari, ma il sistema di controllo è rigido e il tracciato quasi mai lascia vera libertà di manovra, risultando più simile a una sequenza scriptata che a un sistema di guida reale. Non rovinano il ritmo generale, ma in un gioco che altrove lascia spesso libero il giocatore di improvvisare, stridono.
TacSim e struttura post-campagna
La modalità TacSim, sbloccata dopo aver completato la storia principale, è la risposta di IO Interactive alla domanda su come estendere la vita del prodotto senza una componente multiplayer. Giustificata come simulazione di addestramento, è in pratica una serie di sfide combat in location dedicate, con obiettivi variegati, modificatori di difficoltà e sblocchi progressivi. Allo stato attuale, i premi sono abbastanza tiepidi, e la modalità è lontana dalla complessità della Freelancer Mode di Hitman. IO Interactive ha confermato supporto post-lancio con nuovi contenuti, e il potenziale c’è: la qualità del sistema di combattimento regge benissimo la struttura arcade della modalità sfida.
007 First Light è un action adventure in terza persona che riesce nell’impresa difficile di essere un ottimo gioco di James Bond e un ottimo gioco di IO Interactive allo stesso tempo. La storia è la migliore mai raccontata in forma interattiva sul personaggio, il combattimento corpo a corpo è spettacolare e soddisfacente, i gadget diversificano ogni scontro e il sistema dell’Istinto aggiunge profondità tattica genuina. Le sezioni di guida sono il punto più debole, qualche segmento di puzzle nella seconda metà della campagna rallenta il ritmo in modo percepibile. Ma i punti di forza superano ampiamente le debolezze.
The Review
007 First Light
007 First Light è la dimostrazione che i grandi giochi su licenza non devono per forza essere compromessi tra fedeltà al materiale originale e ambizione creativa. IO Interactive ha costruito qualcosa di proprio, con Bond come protagonista ma con una voce autoriale riconoscibile. La serie di Hitman ha insegnato allo studio come costruire sandbox di spionaggio complessi e soddisfacenti, e quella lezione è applicata qui con intelligenza e misura. Se questo è il primo capitolo di una nuova saga videoludica dedicata a 007, l'attesa per il secondo è già cominciata.
PRO
- Combattimento corpo a corpo spettacolare
- Storia originale e convincente, con un Bond giovane e imperfetto
- Sistema dell'Istinto e dei gadget che diversificano ogni incontro
- Patrick Gibson è un James Bond credibile e carismatico
- Struttura delle missioni che fonde intelligentemente il DNA di Hitman con l'identità di Bond
CONTRO
- Le sezioni di guida sono abbastanza rigide
- Alcuni puzzle nella seconda metà rallentano il ritmo di gioco
- Assenza del doppiaggio italiano in un gioco fortemente narrativo









