Ci sono giochi che sembrano nati da una scommessa fatta al bar tra amici sviluppatori, di quelle che iniziano con “e se prendessimo Tony Hawk’s Pro Skater e ci mettessimo dentro un treno?” e finiscono per diventare, contro ogni logica, uno dei titoli più freschi e divertenti dell’anno. Denshattack!, sviluppato dallo studio spagnolo Undercoders e pubblicato da Fireshine Games, è esattamente questo tipo di miracolo.
Un platform arcade a base di trick ambientato in un Giappone distopico, dove al posto di uno skateboard si pilota un treno capace di sfidare la gravità, concatenare acrobazie impossibili e abbattere una corporazione malvagia lungo il tragitto. È il genere di follia creativa che l’industria produceva a pieno regime durante l’era PlayStation 2, e che oggi sopravvive quasi esclusivamente nel panorama indipendente. Denshattack! non solo dimostra che quella formula funziona ancora: la eleva a qualcosa di sorprendentemente rifinito e coerente.
Emi Araki e la ribellione su rotaie
Il Giappone di Denshattack! è un futuro devastato dal collasso climatico, dove le fasce più abbienti della popolazione vivono al riparo di cupole cittadine costruite dalla corporazione Miraido, che controlla anche il treno ad alta velocità che collega i vari centri urbani protetti. Fuori dalle cupole la vita è più dura, ma anche più libera dal controllo capillare dell’azienda. È qui che vive Emi Araki, giovane conducente che consegna ramen a bordo di una vecchia locomotiva, prima di imbattersi in Fernando Tamashiro, aspirante fotografo e curatore di una fanzine dedicata al Denshattack, lo sport clandestino in cui i migliori piloti del Giappone si sfidano a colpi di trick e velocità sui binari.
La caratterizzazione di Emi ricorda molto da vicino l’archetipo dello shonen classico: ottimista fino all’eccesso, naturalmente dotata, mossa da un desiderio costante di migliorarsi. Il cast che la circonda segue schemi altrettanto riconoscibili, dalla rivale che si unisce al gruppo più per curiosità che per rispetto, ai meccanici in pensione che tornano in scena solo quando trovano finalmente qualcuno degno delle loro creazioni. Non c’è nulla di realmente inedito in questa struttura narrativa, ma Denshattack! la esegue con un’energia punk rock contagiosa che rende ogni incontro piacevole, anche quando segue la strada più prevedibile.
La progressione narrativa premia l’esplorazione e la maestria tecnica con la crescita della propria reputazione: completare obiettivi secondari, come terminare un percorso senza incidenti o eseguire trick nei tratti più pericolosi, fa guadagnare nuovi sostenitori che arricchiscono la fanzine di Fernando con articoli, illustrazioni e curiosità sulla scena. È un sistema di ricompense che dà un senso di continuità gradevole a ogni sessione di gioco, senza mai risultare invadente.
Trick, rotaie e libertà
Il vero motivo per cui Denshattack! funziona così bene è il suo sistema di trick, mappato con intelligenza sulla levetta analogica destra: un movimento verso sinistra genera un ollie semplice, mentre trick più elaborati richiedono mezzi cerchi o combinazioni più complesse, con un livello di profondità che ricorda da vicino le combinazioni di comandi dei giochi di combattimento. Concatenare acrobazie senza ripetere troppe volte la stessa mossa è la chiave per accumulare punteggio, e la Tricktionary, un compendio sempre consultabile di tutte le tecniche disponibili, è uno strumento prezioso per chi vuole padroneggiare l’intero repertorio senza doverlo mandare a memoria da subito.
Il treno di Emi può saltare, deviare su binari alternativi, guadagnare velocità con rampe apposite, scivolare su rotaie di ringhiera, percorrere anelli all’interno di tunnel e persino cavalcare correnti d’aria in certe sezioni avanzate. Ogni livello introduce costantemente nuove variabili al sistema base, al punto che quando si crede di aver visto tutto il gioco tira fuori qualcosa di completamente nuovo, come la possibilità di agganciarsi a binari sopraelevati o di sfruttare percorsi verticali del tutto inaspettati per un treno.
Accumulando stile a sufficienza si riempie una barra energetica che sblocca gli Yaoyorozu, gli Ottomila Percorsi: deviazioni alternative dai toni arcobaleno, spettacolari e elaborate, che conducono verso aree nascoste della mappa. È un po’ come se in un gioco di corse ogni pista potesse trasformarsi, in qualsiasi momento, in una propria versione di un percorso arcobaleno: un’idea semplice ma capace di stravolgere il ritmo di ogni livello in modi sempre sorprendenti.
Una varietà che non si esaurisce mai
La vera forza di Denshattack!, al netto di un sistema di trick già solido di suo, sono i livelli stessi. Nel corso di una campagna di dieci-quindici ore si attraversa un Giappone reinventato in chiave completamente surreale: si sfrecciano su teste di pietra monumentali, si percorrono ruote panoramiche in città abbandonate, si abbattono torri di trasmissione di Miraido lungo il tragitto. E queste sono solo le sezioni più tranquille. Altrove si cavalca dentro un vulcano attivo, si viene inseguiti da uno squalo gigante, si eseguono trick in mezzo a rappresentazioni di teatro kabuki. Ogni percorso propone obiettivi diversi: gare dirette contro altri piloti, punteggi da battere, missioni con incarichi specifici distribuiti lungo le diverse diramazioni della pista. È raro trovare così tanta varietà concentrata in un solo gioco senza che risulti dispersiva.
Ogni livello nasconde inoltre le dare, sfide opzionali che possono chiedere di completare un percorso senza incidenti, far deragliare un certo numero di rivali, scovare un’uscita alternativa o eseguire trick specifici in punti precisi della pista. Sono contenuti che invitano naturalmente a tornare sui livelli già completati, complice anche un sistema di punteggio basato sia sul tempo che sulla qualità delle acrobazie eseguite, capace di stimolare la rigiocabilità in chi ama rincorrere il punteggio perfetto.
Le boss fight che chiudono ogni area sono probabilmente il punto più alto dell’intera esperienza. Robot da combattimento capaci di fondersi in un’unica entità gigantesca, treni-serpente che si trasformano in piste di grind viventi, castelli semoventi armati di cannoni spropositati: ogni scontro finale si distingue nettamente dai precedenti, pur restando coerente con tutto ciò che si è imparato nelle fasi di gioco regolari. Sono sequenze che potrebbero facilmente scivolare nel ridicolo o nella confusione, e invece riescono a essere fluide, leggibili e genuinamente spettacolari.
Personalizzazione e direzione artistica
Tra una missione e l’altra è possibile spendere i materiali raccolti esplorando per sbloccare nuovi treni, ciascuno con vantaggi e svantaggi specifici: un modello può aumentare la velocità di esecuzione dei trick a scapito della distanza percorsa in manual, un altro può velocizzare il riempimento della barra energetica riducendo il punteggio ottenuto dalle acrobazie. Sono scelte che incoraggiano a rigiocare i livelli già affrontati con approcci diversi, specialmente per chi punta a scalare le classifiche di punteggio. Adesivi, livree e decalcomanie completano la componente di personalizzazione estetica, permettendo di rendere ogni locomotiva un piccolo manifesto dello stile del giocatore.
Sul piano visivo, Denshattack! sfoggia uno stile artistico dichiaratamente ispirato all’animazione giapponese, con contorni marcati e un’estetica cel-shaded satura di colore che si sposa perfettamente con il tono scanzonato della narrazione. Non manca qualche imperfezione, in particolare nei modelli dei personaggi durante le sequenze di gioco vero e proprio, meno rifiniti rispetto alle illustrazioni disegnate a mano che accompagnano i momenti narrativi. La colonna sonora, invece, non lascia spazio a critiche: brani orecchiabili e ritmati accompagnano ogni pista con un’energia che si sposa perfettamente con la velocità e la sfrontatezza del gameplay.
Denshattack! è la dimostrazione che le idee più bizzarre, se eseguite con cura e passione, possono trasformarsi in qualcosa di straordinariamente divertente. Il sistema di trick ha una profondità sorprendente, il level design non smette mai di sorprendere lungo tutta la campagna, e le boss fight chiudono ogni area con sequenze memorabili. La curva di apprendimento iniziale può risultare ripida per chi non ha dimestichezza con combinazioni di comandi elaborate, e i modelli dei personaggi nelle sezioni di gioco non sono all’altezza della cura riposta nell’illustrazione e nell’ambientazione. Ma sono dettagli marginali di fronte a un’esperienza che non smette mai di reinventarsi, livello dopo livello.
The Review
Denshattack!
Un treno impazzito di stile, trick e ribellione che non doveva funzionare così bene. Denshattack! prende una premessa apparentemente assurda, un treno che esegue acrobazie da skateboard in un Giappone distopico, e la trasforma in una delle esperienze arcade più fresche e sorprendenti degli ultimi anni. Il sistema di trick ha una profondità inaspettata, il level design non smette mai di stupire e le boss fight chiudono ogni area in bellezza. La curva di apprendimento iniziale e qualche imperfezione tecnica nei modelli dei personaggi sono gli unici freni a un'esperienza altrimenti quasi impeccabile.
PRO
- Sistema di trick profondo e soddisfacente
- Level design vario e sorprendente per tutta la durata della campagna
- Boss fight spettacolari e sempre diverse tra loro
- Direzione artistica cel-shaded riconoscibile e ben eseguita
- Colonna sonora eccellente, perfettamente calibrata sul ritmo del gameplay
CONTRO
- Curva di apprendimento ripida per chi non ha dimestichezza con combinazioni di comandi elaborate
- Modelli dei personaggi nelle sezioni di gioco meno rifiniti rispetto alle illustrazioni narrative
- Mancanza dell'italiano









