Parlare di God of War significa evocare una delle saghe più importanti della storia PlayStation. Dal massacro mitologico della trilogia greca alla maturità narrativa del ciclo nordico, Kratos è diventato molto più di un antieroe rabbioso: è un simbolo di trasformazione, colpa e redenzione. Per questo God of War: Sons of Sparta, esclusiva PS5, incuriosisce sulla carta. Un prequel ambientato prima del patto con Ares, con un Kratos adolescente al fianco del fratello Deimos? L’idea è forte. L’esecuzione, purtroppo, molto meno.
Il risultato è un titolo che prova a umanizzare il Fantasma di Sparta attraverso una storia di formazione ambientata nell’agoghé spartana, ma che incastra questa buona intuizione in un metroidvania sorprendentemente mediocre. Non è un disastro, ma è una delusione: soprattutto per una serie che ci ha abituati all’eccellenza.
Un giovane Kratos che funziona
La cosa migliore di Sons of Sparta è proprio il suo protagonista. Questo giovane Kratos è idealista, devoto agli dei, protettivo nei confronti di Deimos e persino ironico. I dialoghi tra i due fratelli sono ben scritti, credibili, e mostrano una versione del personaggio che rende ancora più tragica la sua futura caduta.
Interessante anche la cornice narrativa: un Kratos adulto che racconta gli eventi alla figlia Calliope come una sorta di favola morale. I loro scambi sono tra i momenti più riusciti dell’intera esperienza, capaci di restituire al personaggio una dimensione affettiva rara nella fase greca della saga.
Il problema è che questi spunti narrativi sono incastonati in circa 20 ore di un’avventura che alla lunga si rivela abbastanza noiosa e ripetitiva già dopo poche ore.
Un metroidvania che arriva tardi a tutto
La struttura è quella classica del metroidvania: mappa interconnessa, abilità da sbloccare per accedere a nuove aree, backtracking e segreti opzionali. Il punto è che Sons of Sparta non introduce quasi nulla di nuovo e, peggio ancora, dosa male i suoi poteri chiave.
Alcune abilità fondamentali – come il doppio salto o persino la possibilità di usare pozioni curative – arrivano dopo molte ore di gioco. Le prime fasi sono lente, rudimentali, fatte di piattaforme elementari e combattimenti ripetitivi. Ogni nuova meccanica sembra arrivare in ritardo rispetto al ritmo naturale del genere.
Le ambientazioni, dalla fucina infuocata di Dedalo alle paludi velate, sono esteticamente curate ma raramente memorabili. Molti luoghi sembrano suggerire storie affascinanti sullo sfondo… che però non vengono mai davvero approfondite.
Un combat system poco incisivo
Il combat system è la componente più solida, ma anche quella più frustrante. Kratos combatte con lancia e scudo, con diverse personalizzazioni tra punte, aste e pomoli che modificano combo e abilità speciali. Sulla carta le opzioni sono tante. In pratica, poche fanno davvero la differenza.
Gli attacchi leggeri riempiono una barra spirituale, permettendo di attivare varianti che generano salute o aumentano lo stordimento. Esistono magie donate dagli dei – come proiettili di luce o fiamme rimbalzanti – che aggiungono opzioni a distanza e fungono anche da chiavi ambientali. Ma molte di queste possibilità risultano marginali o poco incisive contro i nemici più coriacei.
Il sistema difensivo è solido, con parate e schivate fondamentali per sopravvivere, ma il design dei nemici eccede in complessità. Quattro diverse tipologie di attacchi speciali, ognuna con regole proprie su cosa si possa parare o meno, trasformano gli scontri più affollati in un caos poco leggibile. Quando si muore, spesso non si ha la sensazione di aver sbagliato: si ha la sensazione di essere stati travolti da un eccesso di condizioni.
I boss alzano il livello di spettacolarità ma non sempre quello della qualità. Solo nella parte finale diventano davvero impegnativi, mentre molti strumenti offensivi risultano inutili contro di loro, riducendo ulteriormente la varietà strategica e costringendo ad un button mashing tanto ripetitivo quanto noioso.
God of War: Sons of Sparta fa un ottimo lavoro nel dare profondità al giovane Kratos e nel rafforzare il legame con Deimos. Ma tra una buona scena e l’altra si attraversano lunghe sezioni di esplorazione ordinaria, combattimenti sovraccarichi e progressione poco ispirata.
È un gioco che prende la forma dei grandi del genere senza mai raggiungerli. E per un nome come God of War, è un peccato quasi mortale.
The Review
Questa non è Sparta
God of War: Sons of Sparta è un esperimento che funziona più come approfondimento del personaggio che come videogioco memorabile. Racconta bene ciò che Kratos era prima di diventare il mostro che conosciamo, ma lo fa attraverso un’avventura che raramente entusiasma. Per una saga che ha ridefinito l’action su console, accontentarsi della sufficienza è forse la vera sconfitta.
PRO
- Buona caratterizzazione del giovane Kratos
- Dialoghi riusciti tra Kratos, Deimos e Calliope
- Sistema di combattimento solido nelle basi
- Buona varietà teorica di build
CONTRO
- Metroidvania poco innovativo
- Progressione lenta e mal distribuita
- Troppe opzioni offensive poco incisive
- Esplorazione e ambientazioni raramente memorabili









