Esistono campagne per giocatore singolo così ben calibrate da restituire la stessa scarica di adrenalina anche alla decima rigiocata, pur conoscendo ogni singolo colpo di scena a memoria. Halo: Campaign Evolved riesce in questa impresa: colpire un Grunt in fuga con la pistola, agganciare un Elite con una granata al plasma, far esplodere il Flood come bolle di plastica con il fucile d’assalto restituiscono ancora oggi la stessa sensazione di scoperta di venticinque anni fa.
Il problema è che Halo Studios ha ricostruito questa esperienza su Unreal Engine 5 senza davvero convincere sul perché sia necessario giocarla proprio adesso, quando il gioco originale, l’Anniversary Edition e la Master Chief Collection restano tutte tranquillamente disponibili nel 2026. È un remake che non delude mai sul piano ludico, ma che raramente riesce a giustificare pienamente la propria esistenza.
Una storia che non ha bisogno di sorprese
Chi ha già vissuto l’avventura originale non troverà colpi di scena inattesi. Il Master Chief si risveglia mentre l’ammiraglia dell’UNSC viene invasa dai Covenant, fugge precipitando su un misterioso pianeta ad anello, e attraverso biomi diversi e corridoi scintillanti di architettura Precursore scopre la verità dietro Halo stesso, gettando le basi per l’intera saga a venire. È una narrazione semplice e diretta, che col senno di poi risulta sorprendentemente rinfrescante nella sua essenzialità. Il legame tra Chief e Cortana resta uno dei punti di forza più solidi, specialmente quando ci si lancia a tutta velocità su un Warthog con il tema musicale iconico che parte in sottofondo.
Le nuove sequenze cinematiche introdotte in questo remake oscillano tra il funzionale e il leggermente artificioso. L’atterraggio in Pelican sulla spiaggia per la missione La Cartografia Silente ha più impatto visivo rispetto all’originale, ma manca il sorvolo in prima persona che apriva quella sezione nel 2001, mentre la nuova scena a bordo del Pillar of Autumn nella missione di apertura toglie parte dell’urgenza narrativa che caratterizzava l’originale. Sono tentativi di rendere la narrazione più cinematografica che a tratti perdono la naturalezza di ciò che sostituiscono.
Il combattimento resta il cuore
La vera forza di Halo: Campaign Evolved resta quella che era già la forza dell’originale: un design degli scontri capace, ancora oggi, di reggere il confronto con gli sparatutto in prima persona più moderni. La varietà nemica, dai Grunt che scappano in preda al panico agli Elite che caricano con la spada a energia, passando per gli Hunter corazzati e i Jackal che si proteggono dietro scudi energetici, crea situazioni di combattimento che sembrano ancora organiche e mai forzate. Anche una minaccia apparentemente banale, come un Grunt suicida che carica con due granate al plasma in mano, richiede attenzione e capacità di adattamento, soprattutto nelle partite alla difficoltà Leggendaria, ancora oggi una sfida di tutto rispetto rispetto agli standard contemporanei del genere.
Alcuni tratti della campagna si affidano fin troppo a corridoi ripetitivi, come la missione della Biblioteca al fianco di Guilty Spark, gli interni delle navi Covenant o le fasi di ritorno sui propri passi durante Due Tradimenti. Non sono i momenti più memorabili dell’avventura, ma la solidità del sistema di combattimento riesce comunque a rendere piacevole anche la ripetizione. E quando si tratta di guidare un Banshee o un carro Scorpion attraverso vallate innevate, quel senso di libertà tipico di Halo rende ogni pausa tra un corridoio e l’altro più che perdonabile.
Una veste tecnica impressionante
Il salto tecnico su Unreal Engine 5 è indubbiamente notevole in termini di fedeltà visiva, con un livello di dettaglio che risulta ancora più evidente se paragonato direttamente alla versione presente nella Master Chief Collection. Il problema è che quel livello di dettaglio, da solo, non era mai stato il vero segreto della longevità di Halo, e il cambiamento nell’atmosfera generale porta con sé anche un cambiamento di personalità: ogni superficie sembra ricoperta da una patina lucida che a tratti stona con l’identità visiva originale. A differenza dell’Anniversary Edition, che permetteva di alternare istantaneamente la grafica classica e quella rimasterizzata, Campaign Evolved non offre questa possibilità, essendo un rifacimento costruito da zero.
Ci sono anche alcune stranezze nella resa dell’immagine, con una grana quasi impossibile da disattivare e qualche distorsione sui modelli delle armi durante il movimento. Detto questo, esistono momenti in cui il comparto visivo colpisce davvero: il sole al tramonto che filtra tra le crepe del Pillar of Autumn durante La Fauci amplifica perfettamente la malinconia della missione finale, mentre le armi al plasma che illuminano le pareti delle caverne durante gli scontri tra Covenant e Flood aggiungono profondità a battaglie già di per sé caotiche, rafforzando quella sfumatura quasi horror che il primo Halo sapeva regalare nei momenti giusti.
Nuove armi, Teschi e le missioni prequel
Il gioco mescola elementi presi da altri capitoli della saga: fisica e controlli sembrano ispirati a Halo: Reach, mentre alcuni modelli dei personaggi risultano un ibrido tra più episodi diversi. Il caso più evidente è l’introduzione di armi non presenti nell’originale, come il lanciarazzi a propulsione, la spada a energia o il raggio Sentinel, tutte capaci di aggiungere varietà tattica al combattimento nonostante qualche riserva purista. Anche l’introduzione dello sprint modifica il ritmo generale dell’avventura, rendendo i lunghi corridoi più rapidi da attraversare, mentre i kit medici lasciano spazio alla rigenerazione automatica della salute e il lanciarazzi guadagna un sistema di aggancio automatico sui veicoli. Sono piccoli aggiustamenti, ma capaci di cambiare in meglio alcuni momenti chiave, come poter attivare al volo un sovrascudo prima di affrontare due Hunter contemporaneamente.
I Teschi, i modificatori segreti nascosti nei punti più improbabili di ogni missione, restano uno degli elementi più riusciti per garantire rigiocabilità: c’è ancora soddisfazione nel cercarli e poi rigiocare intere missioni con i loro effetti attivi, che si tratti di varianti scherzose come la Festa di Compleanno dei Grunt o sfide più severe come poter ricaricare lo scudo solo con colpi in mischia. I modificatori della funzione di remix della campagna, che permettono di randomizzare tipologie di nemici o armi disponibili, aggiungono ulteriore imprevedibilità, specialmente in cooperativa, dove il caos generato può rendere ogni sessione memorabile.
L’aggiunta più significativa restano comunque le tre missioni prequel inedite, ambientate un anno prima degli eventi della campagna principale. Master Chief e il Sergente Johnson collaborano in un’operazione di salvataggio per liberare marine dell’UNSC prigionieri a bordo di una nave Covenant. Non sono livelli rivoluzionari nel design degli scontri, ma rispettano fedelmente la formula classica della saga, comprese le fasi più prevedibili passate a farsi strada tra corridoi di navi aliene. Alcuni momenti, però, brillano davvero: le sale dorate della nave regalano un’estetica retrofuturistica di grande impatto, mentre le arene di combattimento all’aperto integrate nella narrazione offrono quello spazio aperto in cui Halo ha sempre eccelso. I nuovi nemici Brute, dotati di un chip luminoso sul petto che, se colpito, li fa infuriare contro chiunque abbia nelle vicinanze, alleati inclusi, introducono una piccola ma gradita variazione tattica agli scontri.
Halo: Campaign Evolved dimostra in modo evidente quanto la formula originale resti solida a distanza di venticinque anni, ma fatica a giustificarsi come acquisto imprescindibile quando la Master Chief Collection, completa di comparto multigiocatore competitivo, resta disponibile allo stesso prezzo. Le tre missioni prequel regalano un paio d’ore di autentico divertimento, il salto tecnico su Unreal Engine 5 è innegabile, e il doppiaggio italiano registrato ex novo è di ottima qualità. Ma nel complesso, le modifiche introdotte non sono abbastanza trasformative da rendere questo remake qualcosa di più di un’elegante passeggiata nella nostalgia, un test tecnico per il futuro di Halo Studios più che una tappa essenziale per chi conosce già questa storia a memoria.
The Review
Halo: Campaign Evolved
Un ritorno a Halo splendido da vedere, ma non sempre necessario da vivere. Halo: Campaign Evolved dimostra quanto la formula originale resti solida a distanza di venticinque anni, con un combattimento che regge ancora il confronto con gli sparatutto moderni e tre missioni prequel che regalano ore di autentico divertimento. Ma con la Master Chief Collection, comprensiva di multigiocatore competitivo, ancora disponibile, questo remake fatica a giustificarsi come tappa essenziale. È più un test tecnico per il futuro di Halo Studios che un'elegante passeggiata nella nostalgia da non perdere.
PRO
- Il combattimento originale regge magnificamente il confronto con gli sparatutto moderni
- Tre missioni prequel inedite offrono un paio d'ore di autentico divertimento
- Salto tecnico su Unreal Engine 5 notevole, con alcuni momenti visivi di grande impatto
- Doppiaggio italiano ridoppiato ex novo di ottima qualità
- I Teschi e i modificatori remix garantiscono rigiocabilità genuina
CONTRO
- Le modifiche rispetto all'originale non sono abbastanza trasformative da giustificare l'acquisto per chi conosce già la saga
- Assenza completa del multigiocatore competitivo
- La nuova estetica visiva non sempre migliora l'identità artistica originale









