Negli anni abbiamo visto i Dynasty Warriors infilarsi ovunque: anime, crossover improbabili, perfino One Piece e Persona. Ma la combo più riuscita è sempre stata quella con The Legend of Zelda. Dopo Hyrule Warriors: l’Era della calamità, Omega Force ci riprova con Hyrule Warriors: L’era dell’esilio, uno spin-off che – almeno a tratti – sembra quasi un nuovo capitolo ufficiale della saga.
Questa volta, il legame con la linea temporale di Tears of the Kingdom è più stretto che mai. Il gioco racconta la Guerra dell’Imprigionamento, approfondendo la nascita del regno di Hyrule e l’ascesa di Ganondorf come Re Demone. Tutto bello sulla carta, ma se avete già completato Tears of the Kingdom vi sembrerà un lungo déjà vu: gli eventi principali li conoscete già, e le nuove aggiunte raramente lasciano il segno.
Certo, la battaglia finale è spettacolare e l’uso del tema musicale classico di Zelda funziona sempre, ma il resto diciamocelo: è un racconto riempitivo, una fanfiction di lusso che serve più a collegare che a emozionare.
Musou con stile
Dove L’era dell’esilio colpisce è sul fronte del gameplay. La formula “1 contro 1000” è quella di sempre: orde di nemici sacrificabili, arene enormi e personaggi che devastano tutto con un colpo di spada. Ma stavolta il sistema di combattimento è più profondo e soddisfacente che mai.
La vera protagonista è Zelda, che abbandona la Sheikah Slate per brandire una spada Zonite capace di lanciare proiettili di luce e colpire a distanza. È agile, potente, equilibrata. Ma non è sola: ci sono Mineru, con i suoi marchingegni Zonai che trasformano ogni battaglia in un laboratorio di distruzione; Qia, la regina Zora che maneggia l’acqua come una frusta letale; Agraston, il Goron che si trasforma in una palla di fuoco; e Calamo, un minuscolo Korok pronto a bombardare i nemici con frutti elementali.
Ogni personaggio ha un’identità chiara, con combo, attacchi speciali e abilità uniche che rendono il combattimento sorprendentemente vario. Non è più solo una danza meccanica di tasti premuti: c’è ritmo, fluidità, e un pizzico di tattica.
Abilità, alleanze e mazzate sincronizzate
La novità più riuscita sono le Abilità Uniche, attacchi potenti che si caricano con il tempo e servono per spezzare le difese dei nemici più tosti – Moblin, Lynel, Hinox e compagnia bella. Anticipare i loro colpi e contrattaccare con una mossa spettacolare regala momenti di pura soddisfazione.
C’è poi il sistema degli Assalti Sincronizzati, combo cooperative tra due personaggi che sprigionano mosse devastanti. Zelda e Qia, per esempio, uniscono luce e acqua in un tripudio di esplosioni, mentre Rauru e Ardi scatenano tempeste di energia luminosa. Sono mosse che fanno scena, anche se raramente cambiano davvero la strategia sul campo.
E parlando di strategia, la varietà delle missioni è ancora il tallone d’Achille del gioco. Si finisce troppo spesso per ripetere le stesse battaglie con obiettivi fotocopia: conquista quell’avamposto, sconfiggi quel boss, proteggi quell’alleato. Il loop funziona, ma verso la fine arriva -inesorabile- la noia.
Volare sopra Hyrule (oh, oh)
Una ventata d’aria fresca arriva con le missioni in Volo, che trasformano il giocatore in un costrutto volante impegnato in battaglie aeree alla Star Fox. Sono brevi, ma divertenti e servono a spezzare il ritmo. Peccato che le Isole Celesti e i Sotterranei siano usati pochissimo: considerando quanto erano centrali in Tears of the Kingdom, qui fanno solo da comparsa.
Il lato tecnico, invece, è finalmente stabile. Addio ai cali di frame rate de L’Era della calamità: su Switch 2 il gioco gira a 60 fps, con più nemici a schermo e pochissime incertezze, sia in modalità portatile che docked. C’è ancora un po’ di pop-in, ma nel complesso è una grande boccata d’ossigeno.
Hyrule Warriors: Age of Imprisonment è il miglior capitolo della serie musou targata Zelda. Migliora sul fronte tecnico, regala combattimenti più vari e appaganti, e introduce idee interessanti come le Sync Strikes e le abilità uniche.
Peccato che la storia non riesca a essere più di una parentesi secondaria nella cronologia zeldiana, e che la ripetitività tipica del genere torni presto a farsi sentire. Ma se l’idea di abbattere eserciti interi con un colpo di spada continua a darvi gusto, questo è un titolo che vale la pena risvegliare.
The Review
Un ibrido riuscito a metà
Hyrule Warriors: L'era dell'esilio è un ibrido riuscito a metà, un’espansione interessante del mondo di Zelda e una delle esperienze più fluide mai viste nel genere., ma anche estremamente ripetitivo e con una storia davvero poco appassionante. Non è essenziale per i fan della serie principale, ma è un musou robusto e divertente, che riesce nel non facile compito di tenere il giocatore incollato allo schermo. Al netto, si intende, di qualche sbadiglio.
PRO
- Combattimenti fluidi e appaganti
- Abilità uniche e Assalti Sincronizzati aggiungono profondità al gameplay
- Ottime prestazioni tecniche a 60 fps
CONTRO
- Trama poco incisiva e in gran parte prevedibile
- Missioni davvero troppo ripetitive
- Isole Celesti e i Sotterranei solo vagamente presenti
- Ripetitivo è stato detto?








