Dopo aver ridefinito il modo in cui i supereroi vengono raccontati nei videogiochi con la serie di Spider-Man, Insomniac Games cambia completamente registro con Marvel’s Wolverine. Al posto delle acrobazie luminose tra i grattacieli di New York, questa volta troviamo sangue, rabbia e artigli d’adamantio, in un’esperienza molto più lineare, cupa e narrativamente compatta rispetto a qualsiasi cosa Peter Parker o Miles Morales abbiano mai vissuto.
Il risultato è per la maggior parte del tempo eccellente, anche se la scelta di puntare quasi esclusivamente sulla brutalità dello squartamento, invece che sulla varietà creativa a cui Insomniac ci aveva abituato, porta con sé una certa ripetitività nel lungo periodo. Fortunatamente, la storia che accompagna il massacro è genuinamente intrigante, e offre un’interpretazione del personaggio abbastanza originale da far discutere, nel bene e nel male.
Un Logan senza memoria
La trama di Marvel’s Wolverine ruota attorno al mistero del passato dimenticato di James “Logan” Howlett, un mutante vissuto per secoli e reduce da innumerevoli battaglie, ora privo di gran parte dei propri ricordi. Trovato ferito nei boschi trentacinque anni prima da Nathaniel Essex, alter ego di Mister Sinister, Logan deve proprio a lui la propria lucidità mentale, e nonostante avesse abbandonato il gruppo tre anni prima per una profonda frattura ideologica, un debito d’onore lo riporta tra le fila del Team X, la squadra fondata da Essex per proteggere i mutanti più deboli dal mondo esterno.
Il dato più sorprendente per chi si aspettava una storia legata agli X-Men classici è che, in questo universo, il team di supereroi mutanti non esiste ancora: niente Professor X, niente scuola-rifugio per giovani mutanti. Al suo posto, il Team X composto da Essex, Sabretooth e Mystica tenta di radunare e proteggere mutanti sparsi per il mondo, dando spazio a camei di personaggi minori come Leech, Callisto e Toad. Ad affiancare Logan in un ruolo praticamente da co-protagonista c’è Jean Grey, qui reinterpretata in una chiave diversa da quella più nota ai fan storici del fumetto, con risultati altalenanti ma nel complesso convincenti.
Sullo sfondo agisce Bolivar Trask e la sua Trask Industries, che si avvale dei Reavers, una milizia di mercenari cibernetici, oltre a imponenti Sentinelle protagoniste di scontri coreografati su larga scala. La narrazione condivide l’ambientazione della serie di Spider-Man, la cosiddetta Earth-1048, ma senza alcun crossover diretto: qualche riferimento a corporazioni come Alchemax rimane l’unico collegamento tangibile, mai invadente. È chiaramente una storia pensata per Logan e Jean, con molti dei personaggi più iconici dell’universo mutante lasciati volutamente da parte, forse in vista di un capitolo futuro.
Combattimento gratificante ma ripetitivo
Il sistema di combattimento di Marvel’s Wolverine è costruito attorno alla furia del protagonista, incanalata in un indicatore di rabbia che, una volta al massimo, rende Logan più veloce, più forte e più letale. Il ritmo degli scontri si basa essenzialmente sull’alternanza tra attacchi rapidi e affondi per chiudere la distanza con il nemico, un ciclo semplice da imparare ma capace di risultare estremamente soddisfacente grazie all’incredibile impatto visivo di ogni fendente: arti mozzati, nemici impalati, esecuzioni brutali che restituiscono in pieno la fantasia di essere Wolverine.
Le tecniche speciali, utilizzabili al termine di un tempo di ricarica, aggiungono varietà agli scontri più affollati, e alcune combinazioni ambientali, come spingere un nemico contro un muro per stordirlo o calciarlo giù da un dislivello per poi tuffarsi su di lui artigli in avanti, regalano momenti di autentica soddisfazione. Non manca la possibilità di collaborare con altri mutanti come Jean Grey, Sabretooth o Mystica per esecuzioni congiunte spettacolari. Detto questo, il ventaglio di opzioni resta comunque più ristretto rispetto alla creatività concessa da Spider-Man, e il rischio di ripetitività nel lungo periodo è concreto, mitigato solo in parte da una meccanica di stordimento che di tanto in tanto varia il ritmo degli scontri.
È possibile affrontare i nemici anche con approccio furtivo, sfruttando l’erba alta per eliminazioni silenziose, ma l’assenza di una vera penalità per un approccio più diretto rende questa opzione più che altro accessoria: essendo Logan praticamente indistruttibile, la scelta di agire con discrezione risulta raramente necessaria o particolarmente incentivata dal design.
Esplorazione lineare
Al di fuori del combattimento, Marvel’s Wolverine alterna sezioni investigative, in cui Logan sfrutta il proprio olfatto e udito sovrumani per tracciare alleati e nemici, a fasi di spostamento basate sull’uso degli artigli per scalare edifici, oscillare su tubature e superare ampi dislivelli. Non raggiunge la libertà e la spettacolarità delle ragnatele di Spider-Man, ma resta comunque coerente con l’identità del personaggio e piacevole da eseguire.
La struttura complessiva del gioco è marcatamente lineare: ogni missione offre margini di deviazione piuttosto contenuti, con obiettivi chiari da completare prima di proseguire verso la scena successiva, spesso accompagnata da cutscene curate nei minimi dettagli. I Nightmare Door, sfide opzionali attraverso cui si recuperano frammenti del passato dimenticato di Logan, rappresentano un’occasione parzialmente sprecata: il collegamento tra le sfide stesse e i ricordi sbloccati risulta debole, e la difficoltà proposta non sempre all’altezza delle aspettative.
Sul piano puramente tecnico, alcune limitazioni nella verticalità delle sezioni di esplorazione hanno causato episodi di malfunzionamento che hanno richiesto il ricaricamento da checkpoint, per fortuna rapido e indolore. Si tratta di imperfezioni non gravi, ma che contribuiscono a una sensazione di ruvidità generale in alcuni momenti, correggibile presumibilmente con aggiornamenti futuri.
Un comparto tecnico di altissimo livello
Abbiamo provato Marvel’s Wolverine su PS5 Pro, dove il gioco offre un supporto completo a 120Hz, VRR e ray tracing avanzato, garantendo un’esperienza fluida e visivamente notevole per l’intera durata dell’avventura. Il comparto recitativo è di primissimo livello: Troy Baker nei panni di Nathaniel Essex offre un’interpretazione stratificata capace di superare inizialmente qualche perplessità legata alla sua estrema riconoscibilità vocale, mentre il cast italiano, guidato da Francesco Rizzi nel ruolo di Logan, restituisce con naturalezza il timbro roco e minaccioso del personaggio, reggendo egregiamente il confronto con la versione originale. Qualche sporadico problema di sincronizzazione tra battute e sovrapposizioni linguistiche resta presente, ma si tratta di dettagli marginali facilmente sistemabili con futuri aggiornamenti.
L’unica riserva sul fronte artistico riguarda la palette cromatica scelta per gran parte dei personaggi mutanti, più smorzata e realistica rispetto a quanto visto in Spider-Man: una direzione che priva l’esperienza di parte di quel fascino più fantastico e colorato che il materiale originale offrirebbe.
Marvel’s Wolverine è un ottimo action narrativo, capace di realizzare con convinzione la fantasia di essere Logan attraverso un combattimento brutale e appagante, per quanto meno vario rispetto agli standard di Insomniac. La storia, incentrata sul mistero del passato del protagonista e su un inedito rapporto con Jean Grey, tiene alta l’attenzione per le circa quindici ore di durata della campagna a difficoltà normale. Qualche ripetitività nel combattimento, un’esplorazione fin troppo lineare e alcune imperfezioni tecniche minori sono gli aspetti che impediscono al gioco di raggiungere la vetta assoluta raggiunta dalla serie di Spider-Man, ma restano difetti marginali in un’esperienza che si conferma comunque di altissimo livello.
The Review
Marvel's Wolverine
Marvel's Wolverine dimostra ancora una volta la maestria di Insomniac Games nel raccontare supereroi, questa volta attraverso un'esperienza più cupa, brutale e lineare rispetto alla serie di Spider-Man. Il combattimento realizza con convinzione la fantasia di essere Logan, la storia tiene alta l'attenzione grazie a un'interpretazione originale del personaggio, e il comparto tecnico e recitativo raggiunge vette altissime, specialmente su PS5 Pro. Qualche ripetitività di troppo e una struttura fin troppo lineare impediscono al gioco di eguagliare i capolavori precedenti dello studio, ma restano dettagli marginali in un'esperienza di altissimo livello.
PRO
- Combattimento brutale e appagante, capace di realizzare pienamente la fantasia di Wolverine
- Storia intrigante, con un'interpretazione originale di Logan e Jean Grey
- Comparto tecnico e recitativo di altissimo livello, con doppiaggio italiano eccellente
- Prestazioni tecniche solide su PS5 Pro, con supporto a 120Hz, VRR e ray tracing avanzato
CONTRO
- Il combattimento diventa ripetitivo nel lungo periodo
- Struttura di gioco fin troppo lineare, con margini di esplorazione limitati
- I Nightmare Door sono un'occasione parzialmente sprecata
- Alcune imperfezioni tecniche minori, correggibili con futuri aggiornamenti















Una delle poche recensioni serie che ho letto sul gioco, a livello di quelle internazionali.
Peccato per il ritardo rispetto ai “big” (si notino le virgolette) 😁
Lo so, ce lo dite in tanti, ma purtroppo come ripetiamo sempre non dipende da noi…
Bella review, bravi, sempre i più seri: Lo sto giocando e concordo. In due parole: bello, divertente, ripetitivo alla lunga. Non certo il “disastro” come qualche esperto ha fatto passare come sottinteso.