C’è una frase che i fan della saga aspettavano di sentire pronunciare da anni, e finalmente può essere detta senza ironia: Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots è tornato. Il secondo volume della Master Collection targata Konami arriva dopo un primo capitolo che aveva lasciato l’amaro in bocca, incompleto, tecnicamente grezzo e privo persino del supporto al 4K, difficile da consigliare a chi già possedeva le vecchie raccolte Legacy o HD.
Questa volta la storia è diversa, soprattutto perché Vol. 2 include uno dei giochi più importanti mai realizzati, rimasto per quasi vent’anni prigioniero esclusivo di PlayStation 3. Da solo, questo basterebbe a giustificare l’acquisto. Il resto del pacchetto, invece, convince un po’ meno.
Guns of the Patriots: il vero motivo per cui siete qui
Diciamolo senza troppi giri di parole: Metal Gear Solid 4 è il titolo per cui tutti aspettavano questa raccolta, e non sorprende affatto. Uscito originariamente nel 2008, è rimasto bloccato su console Sony per quasi due decenni, e l’attesa per rigiocarlo su hardware moderno è stata più che ripagata. Cinque anni dopo gli eventi di Metal Gear Solid 2, il mondo è cambiato radicalmente: la guerra è diventata il motore dell’economia globale, gli eserciti privati sono ovunque, e i nanomacchinari governano ogni aspetto della vita quotidiana. Mentre Liquid Ocelot guida un’insurrezione per instaurare un nuovo ordine mondiale, un solo uomo può fermarlo.
Hideo Kojima raggiunge qui forse il suo apice creativo. Dopo aver spinto ogni sistema ai suoi limiti capitolo dopo capitolo, trova con MGS4 l’equilibrio perfetto tra infiltrazione, sequenze d’azione memorabili e melodramma puro, in quella fusione tra cinema e videogioco che ha reso la saga unica nel suo genere. La trama può risultare intricata fino all’eccesso, e la scrittura di Kojima non lesina mai su dialoghi prolissi ed esposizione pesante, ma sono tutti tratti distintivi ormai storici della serie, parte integrante del suo fascino più che difetti da correggere.
Sul piano del gameplay, il sistema potrebbe risultare meno libero e fluido rispetto a The Phantom Pain, ma non per questo suona datato. L’infiltrazione diventa più dinamica grazie alla tuta mimetica di Snake, capace di adattarsi automaticamente all’ambiente circostante, mentre i nemici pattugliano, si separano e accerchiano il giocatore con un comportamento tutt’altro che meccanico o prevedibile. Anche le boss fight mantengono la loro particolarità: alcune richiedono attenzione alla trama e capacità di risoluzione dei problemi più che semplice mira, con il codec sempre pronto a fornire suggerimenti a chi si trova in difficoltà, pur lasciando la soddisfazione di trovare da soli la soluzione.
In questa raccolta, MGS4 gira ora fino a 4K a 60 fotogrammi al secondo, a seconda dell’hardware, con un’immagine più nitida e fluida, tempi di caricamento praticamente azzerati, la fastidiosa dominante gialla eliminata e l’illuminazione rivista, pur senza interventi sulle texture originali. Non è stata necessaria una vera e propria operazione chirurgica sul codice, e il gioco approda su piattaforme moderne senza alcun problema di prestazioni. L’unica nota dolente riguarda l’assenza totale di Metal Gear Online, che rende MGS4 un’esperienza esclusivamente per giocatore singolo in questa edizione.
Peace Walker: il seme di Phantom Pain
Peace Walker non porta un numero nel titolo, ma resta un capitolo fondamentale della saga. Anni dopo la morte di The Boss, Big Boss fonda il proprio esercito privato. Quando viene incaricato di indagare su una misteriosa presenza militare in America Centrale, scopre indizi che suggeriscono come The Boss potrebbe non essere morta davvero.
Il valore di Peace Walker non risiede soltanto nella sua trama, che segue l’ascesa dei Militaires Sans Frontières di Big Boss, ma anche nel suo ruolo di prototipo strutturale per Metal Gear Solid V. La struttura a missioni brevi e ripetibili anticipa quella filosofia, mentre la Mother Base fa qui il suo debutto assoluto: da questa piattaforma è possibile lanciare missioni, espandere l’arsenale e il gruppo di personale, e potenziare l’equipaggiamento attraverso il reclutamento di soldati nemici catturati direttamente sul campo di battaglia.
La versione inclusa in questa raccolta è quella rimasterizzata in HD, originariamente uscita su PSP e poi portata su PS3 e Xbox 360 con controlli a doppia levetta analogica. Il gioco resta sostanzialmente invariato nella sostanza, ma risoluzioni più alte e un frame rate più stabile lo rendono decisamente più godibile sugli schermi moderni: fino a 4K a 60 fotogrammi al secondo su PS5, Xbox e PC, mentre su Xbox Series S il limite si ferma a 1440p sempre a 60 fotogrammi. A differenza di Metal Gear Online, la componente cooperativa online di Peace Walker torna disponibile, anche se non è stato possibile testarla prima della pubblicazione di questa recensione. Per chi non ha mai giocato questo capitolo, resta comunque un’esperienza da non perdere; per i veterani della saga, difficilmente rappresenta un motivo sufficiente per rigiocarlo da capo.
I contenuti extra: serviva di più
Nascosto tra i contenuti bonus si trova il terzo gioco della raccolta, Ghost Babel, uscito originariamente su Game Boy Color nel 2000. Nonostante la bidimensionalità e la sua natura non canonica, riesce a catturare sorprendentemente bene lo spirito della saga, giocando in modo simile ai primi due capitoli della serie originale. Come già accaduto con i contenuti bonus del primo volume, la sua presenza qui resta più una curiosità archivistica per i fan più accaniti che un vero valore aggiunto per l’esperienza complessiva.
La presentazione non aiuta particolarmente: lo schermo del Game Boy Color ingrandito per adattarsi ai display moderni risulta poco elegante, e le lunghissime sequenze narrative testuali, vere e proprie sessioni di lettura prolungata, non rendono l’esperienza più scorrevole. Il gameplay appare inevitabilmente semplicistico rispetto ai titoli principali con cui condivide lo scaffale, ma resta comunque interessante per chi cerca una declinazione diversa della formula Metal Gear. È impressionante quanto Konami sia riuscita a stipare su un Game Boy Color, ma la sua inclusione qui sembra più un archivio da consultare che una parte essenziale del pacchetto.
Per quanto riguarda i copioni aggiuntivi e i materiali di lettura, il loro valore dipende esclusivamente da quanto ci si consideri appassionati della saga. Sono presentati in alta definizione e facilmente consultabili, ma non aggiungono granché in termini di valore concreto all’offerta complessiva.
Questa raccolta potrebbe tranquillamente chiamarsi Metal Gear Solid 4 Edizione UHD con qualche contenuto extra al seguito. La sola inclusione di Guns of the Patriots giustifica ampiamente il prezzo di listino, ed è stata portata su schermi moderni con una cura che si vede. Con Peace Walker al seguito, altro capitolo di qualità della saga anche se già disponibile altrove, il pacchetto si arricchisce ulteriormente.
Tutto il resto sembra riempitivo: Vol. 2 riesce comunque a restituire completezza a una delle serie videoludiche più importanti di sempre, rendendola finalmente accessibile su console moderne. MGS4 è la vera stella di questa raccolta e la ragione sufficiente per acquistarla, ma l’assenza di Metal Gear Online, il riciclo della versione HD di Peace Walker e contenuti extra piuttosto esili impediscono a Vol. 2 di sentirsi come una raccolta davvero completa.
The Review
Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2
Il ritorno di un capolavoro giustifica quasi tutto. Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2 vale l'acquisto quasi esclusivamente per il ritorno di Guns of the Patriots, finalmente libero dall'esclusiva PlayStation 3 e portato su schermi moderni con una cura tecnica notevole. Peace Walker resta un buon accompagnamento, ma l'assenza di Metal Gear Online e la sensazione di contenuti extra piuttosto esili impediscono a questa raccolta di sentirsi davvero completa. Chi non ha mai giocato MGS4, però, non ha scuse: è il momento giusto per rimediare.
PRO
- Metal Gear Solid 4 torna finalmente disponibile su console moderne dopo quasi vent'anni
- Comparto tecnico migliorato: fino a 4K a 60 fotogrammi al secondo, caricamenti quasi azzerati
- Peace Walker resta un capitolo fondamentale, ora più godibile su schermi moderni
- Materiale d'archivio corposo per chi ama approfondire il canone della saga
CONTRO
- Peace Walker è semplicemente riciclato dalla vecchia edizione HD, senza reali migliorie
- Assenza totale di Metal Gear Online in MGS4
- Contenuti extra come Ghost Babel e i copioni restano più che altro riempitivo















Io continuo a chiedermi: siete tra i migliori recensori in italia, ma perchè le vostre recensioni non arrivano in anteprima come per gli altri?
Purtroppo non dipende da noi.
Se non otteniamo un codice review in anteprima dobbiamo aspettare l’uscita del gioco, comprarlo, giocarlo e finirlo prima di fare la recensione.
E tutto questo richiede tempo 🙂