Quando Shovel Knight uscì nel 2014, molti lo videro come un omaggio affettuoso all’8-bit. Era corretto, ma riduttivo: dietro la veste retrò si nascondeva un platform di altissima fattura, capace di stare al passo con i migliori del genere. Con Mina the Hollower, Yacht Club Games compie un passo ancora più ambizioso. Prende l’estetica dei giochi Zelda per Game Boy Color, la fonde con le filosofie di design dei soulslike moderni e ne ricava qualcosa che non appartiene del tutto a nessuna delle sue fonti di ispirazione. Il risultato è uno dei migliori action adventure degli ultimi anni: denso, impietoso, generoso di segreti, capace di sorprendere fino all’ultima ora. Non è solo il miglior gioco di Yacht Club Games. Potrebbe essere il loro capolavoro.
L’Isola Tenebrosa e la topolina Hollower
Mina the Hollower mette il giocatore nei panni di Mina, una topolina ingegnere e inventrice appartenente alla gilda delle Hollower, esperti nel lavoro sotterraneo e nello studio della terra. Mina è la mente dietro i Generatori di Scintilla che alimentano ogni angolo dell’Isola Tenebrosa, e quando queste strutture cominciano a guastarsi viene convocata dal Barone Lionel per ripararle. La situazione si rivela immediatamente più complessa del previsto: un ecoterrrorista di nome Thorne sta sabotando i generatori in nome di una causa che non è semplicemente malvagia, e le strade di Ossex, la città centrale dell’isola, sono percorse da una tensione che anticipa qualcosa di molto più grande di un guasto tecnico.
La narrativa di Mina the Hollower si distingue per una maturità tematica inaspettata. La storia affronta la dipendenza tecnologica, il rapporto tra progresso e ambiente, il costo delle scelte irreversibili, senza mai diventare predicatoria. Le lettere di Thorne trovate al completamento di ogni Torre della Scintilla presentano il suo punto di vista con una lucidità scomoda: i generatori avvelenano l’isola, ma spegnerli ha conseguenze altrettanto devastanti. Non esistono soluzioni pulite, e il gioco ha il coraggio di non offrirne. I personaggi secondari che abitano Ossex sono caratterizzati con una cura notevole, ognuno con la propria personalità e le proprie piccole storie da svelare, e il mondo che emerge da questi frammenti è vivo e credibile nonostante la presentazione in pixel art.
Un open world soulslike in miniatura
La struttura di Mina the Hollower è quella di un open world costruito su misura per la prospettiva isometrica del Game Boy Color, ma con una densità e una complessità che rimandano molto più a Elden Ring che a Link’s Awakening. Ossex funge da hub, da cui si diramano in tutte le direzioni le regioni dell’isola: il cimitero gotico di Queensbury Crypt, le paludi velenose di Nox’s Bayou, la fattoria terrorizzata dal Carving Man a Septemburg, e altri ancora, ciascuno con un’identità visiva e di gameplay completamente distinta. Non c’è un percorso obbligato: il giornale di Ossex distribuito dall’NPC Newsie offre indizi su dove potrebbe valere la pena andare, ma non prende mai per mano. Si può affrontare quasi ogni dungeon nell’ordine che si preferisce.
A differenza degli Zelda a cui si ispira visivamente, Mina the Hollower non fa trovare oggetti chiave nelle aree che aprono nuove zone: il progresso è legato dalla bravura del giocatore, non dall’inventario. Se si riesce ad attraversare una sezione, si può procedere. È una filosofia che funziona perché il world design è costruito con una precisione chirurgica: ogni schermata è densa di segreti interconnessi, passaggi nascosti, cause ed effetti non immediati. È possibile completare il gioco e avere la certezza di non aver scoperto tutto, anzi quasi certamente avere trovato solo una parte di ciò che l’isola nasconde. Molti di questi segreti si attivano in modo non ovvio, e scoprirne uno condiviso con altri giocatori finisce spesso per essere un’esperienza sorprendente anche a gioco finito.
La meccanica dello Hollowing contribuisce in modo fondamentale a questa sensazione di esplorazione aperta. Mina può inabissarsi nel terreno in qualsiasi momento, diventando temporaneamente invulnerabile e capace di attraversare alcuni ostacoli e pericoli, oltre che di accedere al Sublab attraverso appositi punti di ingresso. I Sublab sono i checkpoint del gioco, analoghi ai falò dei Souls: ristorano Mina, permettono di cambiare equipaggiamento, ma resettano i nemici nelle aree circostanti. La loro distribuzione non è sempre generosa, e percorrere lunghe distanze in condizioni precarie per trovare il prossimo Sublab è una delle esperienze più tese che il gioco offre.
Combattimento e personalizzazione
Fin dall’inizio, Mina the Hollower chiede al giocatore di scegliere un’arma principale tra tre opzioni: le daghe veloci, la frusta a stella mattutina dalla portata superiore, e il massiccio martello da demolizione per i danni più devastanti. Ciascuna ha il suo ritmo, le sue finestre di attacco, i suoi punti di forza e le sue debolezze. Tutte e cinque le armi disponibili nell’arco del gioco possono essere potenziate, e la scelta di quale prediligere influenza significativamente l’approccio agli scontri.
A completare l’arsenale ci sono le armi secondarie, attivabili consumando mana: oltre quindici opzioni diverse, dai proiettili a rimbalzo all’ombrello parry che può essere lanciato come boomerang, dalla bestia al guinzaglio che attacca automaticamente i nemici vicini fino all’urna infestata con i suoi effetti caotici. Trovare una nuova arma secondaria è sempre una piccola festa, perché ogni aggiunta cambia concretamente le opzioni disponibili durante il combattimento.
I Ciondoli sono l’elemento di personalizzazione più profondo del sistema. Equipaggiabili in numero limitato e sbloccabili attraverso l’esplorazione o l’acquisto, offrono effetti passivi che vanno dall’estensione del tempo di Hollowing alla possibilità di portare fiale curative extra, fino a una seconda vita di emergenza. Combinare i Ciondoli giusti per il proprio stile è parte integrante del piacere del gioco, e le possibili configurazioni sono abbastanza numerose da incentivare nuove partite. La valuta del gioco sono le Ossa, perse alla morte nel punto di caduta e recuperabili in un secondo tentativo, secondo il modello ormai classico dei soulslike. Le Ossa possono anche essere convertite in Bonestone, conservato al sicuro nel Sublab e quindi immune alla perdita.
Il combattimento è l’unico aspetto in cui le ambizioni del gioco mostrano qualche limite. La prospettiva isometrica non rende sempre immediato capire se un nemico si trova in aria o a terra, rendendo alcuni attacchi con salto necessari ma non sempre intuitivi da eseguire. L’assenza di una schivata laterale o di un passo indietro rapido si fa sentire nelle situazioni più caotiche, e affidarsi esclusivamente al salto o allo Hollowing per evitare i colpi richiede un’adattabilità che non sempre il sistema facilita. È un difetto reale, anche se mitigato dalla solidità generale del design e dalla possibilità di personalizzare la difficoltà tramite un sistema di modificatori estremamente granulare.
Direzione artistica e colonna sonora
Yacht Club Games ha costruito la pixel art di Mina the Hollower con la stessa cura certosina che aveva contraddistinto Shovel Knight, portandola però in un territorio visivamente più cupo e atmosfericamente più ricco. I biomi dell’Isola Tenebrosa sono riconoscibili a colpo d’occhio, ciascuno con una palette cromatica e un lessico visivo propri. Le splash screen animate all’ingresso di ogni nuova area sono piccoli gioielli di pixel art che trasmettono immediatamente il tono di ciò che si sta per affrontare. La colonna sonora in stile chiptune è energica nelle sezioni di combattimento, inquietante nelle aree più oscure, sempre coerente con l’atmosfera del momento.
Mina the Hollower è un action adventure soulslike in pixel art che supera il peso delle sue influenze per diventare qualcosa di completamente proprio. Il world design è tra i più densi e interconnessi del genere, i dungeon sono tutti memorabili e stilisticamente distinti, la narrativa ha una profondità tematica rara in questo tipo di produzione, e il sistema di personalizzazione offre libertà genuina di approccio. Il combattimento mostra qualche limite strutturale legato alla prospettiva isometrica, ma non abbastanza da offuscare un’esperienza complessivamente straordinaria. Yacht Club Games ha fatto qualcosa di raro: un secondo gioco migliore del primo, e il primo era già eccellente.
The Review
Mina the Hollower
Mina the Hollower non è un omaggio, non è un esercizio di nostalgia e non è un clone di nessun altro gioco. È un'opera originale che usa le sue fonti di ispirazione come materiale da costruzione per qualcosa di nuovo. Ogni ora passata sull'Isola Tenebrosa aggiunge un livello di comprensione del mondo, dei suoi segreti, della sua logica interna. Finirlo non significa averlo esaurito: significa avere appena scalfito la superficie. Per chi ama i soulslike, gli action adventure e i mondi da esplorare con pazienza e curiosità, è un acquisto praticamente obbligato. Non ve ne pentirete.
PRO
- World design straordinariamente denso, segreto e interconnesso
- Dungeon memorabili e stilisticamente distinti
- Sistema di personalizzazione profondo tra armi, armi secondarie e Ciondoli
- Narrativa matura e tematicamente coraggiosa, senza facili risposte
- Pixel art e direzione artistica di altissimo livello
CONTRO
- A volte è difficile leggere la profondità degli attacchi nemici
- L'assenza di una schivata laterale si fa sentire nelle situazioni più concitate









