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RECENSIONE | Rhythm Paradise Groove

Un ritorno su Nintendo Switch che non delude

Filippo "DuDuDa" Visconti di Filippo "DuDuDa" Visconti
4 Luglio 2026
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Esiste una domanda che chiunque abbia giocato a Rhythm Paradise Groove si pone prima o poi: come fa Nintendo a farla franca ogni volta? Questo quinto capitolo della serie ritmica sviluppato da Nintendo EPD e TNX per Nintendo Switch, con piena compatibilità su Nintendo Switch 2, ha tutta l’aria di un gioco realizzato da un team che si stava divertendo senza supervisione. Bizzarro, imprevedibile, a tratti completamente ingiustificabile nella sua assurdità, eppure irresistibile. Dopo undici anni dall’ultimo capitolo, Rhythm Paradise Groove non solo conferma che la formula è ancora vitale, ma dimostra che con la giusta quantità di minigiochi cooperativi, Remix magistrali e spirito goliardico, può anche essere uno dei migliori giochi per feste della stagione.

WarioWare incontra il ritmo

Il paragone più immediato che viene in mente giocando a Rhythm Paradise Groove non è con i capitoli precedenti della serie, ma con WarioWare: la stessa energia caotica, la stessa estetica eclettica che mescola semplicità rozza, cartoonismo esagerato e lampi di iperrealismo, lo stesso gusto per l’assurdo gratuito. La differenza principale è la durata delle sessioni: dove WarioWare consegna microgame da pochi secondi, i minigiochi di Rhythm Paradise durano abbastanza da costruire una struttura ritmica riconoscibile, un pattern da interiorizzare prima di eseguire.

Il meccanismo di base è di una semplicità quasi offensiva: quasi tutti i comandi sono mappati sul tasto A, con le situazioni più elaborate che aggiungono una direzione del D-pad per un secondo tipo di azione. In un minigioco si guida un’auto da stunt per uno spot televisivo, con A per accelerare e D-pad Giù per frenare, alternando i due comandi a ritmo per restare in sincronia con le altre auto. In un altro si rimbalzano frutti sui propri muscoli come un culturista. In un altro ancora si selezionano budini gradevoli da quelli infetti e animati in una catena di montaggio. Ogni minigioco è una premessa visiva assurda con la sua musica originale, e la costante capacità di sorprendere con nuove situazioni mantiene alta l’attenzione per tutta la durata dell’esperienza.

A rendere tutto questo ancora più efficace è il design sonoro: ogni colpo a tempo produce un feedback acustico nitido e soddisfacente, una cassa rullante secca che si fa ancora più marcata quando la precisione è perfetta. Non è raro chiudere gli occhi e affidarsi completamente all’orecchio, scoprendo che funziona altrettanto bene: tutto ha un segnale sonoro, e la musica originale di Tsunku costruisce ogni brano con la consapevolezza di chi sa che sarà l’unica bussola del giocatore.

L’unica scelta di design che lascia qualche perplessità riguarda proprio la mappatura del D-pad. Non esiste un criterio uniforme tra i minigiochi: in uno il D-pad Sinistra attiva un artiglio di granchio, in un altro il D-pad Giù preme il freno dell’auto. Nelle sezioni Remix, che partono senza fase di riscaldamento e mescolano minigiochi già affrontati in precedenza, ritrovarsi a non ricordare quale direzione usare spezza il flusso ritmico in modo frustrante. La soluzione sarebbe semplice, e non è chiaro perché non sia stata adottata.

I Remix: il punto più alto

Il punto più alto di Rhythm Paradise Groove, senza discussione, sono i Remix. Ogni colonna della progressione principale si compone di quattro minigiochi, e al termine della colonna tutti e quattro vengono rimescolati in un’unica sequenza, talvolta accompagnata da una canzone J-pop accreditata. È in quel momento che avviene qualcosa di quasi magico: minigiochi che sembravano completamente diversi tra loro rivelano di condividere la stessa struttura ritmica di fondo. Un gioco sfuma nell’altro nel mezzo di un battito, mostrando che si stava mantenendo lo stesso ritmo per tutto il tempo senza saperlo. È un effetto di design che, la prima volta, lascia genuinamente a bocca aperta.

I Remix sono anche la sfida più significativa del gioco, perché richiedono di padroneggiare i pattern di tutti i minigiochi precedenti prima di affrontarli senza preparazione. Chi vuole ottenere le medaglie in tutte le sezioni troverà qui il banco di prova più severo, e la soddisfazione di completarli con precisione è proporzionale alla difficoltà.

Ritardo di input su TV e multiplayer

Un limite pratico di Rhythm Paradise Groove merita attenzione prima di acquistare il gioco. Giocare su TV tramite la modalità in dock introduce un ritardo di input che può rendere difficile centrare il tempismo anche in minigiochi già padroneggiati in modalità portatile. Il gioco lo riconosce e propone una calibrazione automatica al primo collegamento alla TV, ma non è una soluzione definitiva: alcune televisioni si comportano in modo più problematico di altre, e l’esperienza può variare sensibilmente. In modalità portatile il problema non si pone, e Rhythm Paradise Groove è probabilmente nel suo stato migliore proprio in quella configurazione.

Questo limite si riflette anche sul multigiocatore, che per sua natura si presta alla sessione in salotto davanti alla TV. La buona notizia è che la qualità dei minigiochi cooperativi e competitivi è abbastanza alta da reggere anche con qualche imprecisione di troppo. Si affronta un gioco in cui bisogna intercettare virus che scorrono nei tubi con precisione cronometrica, una sfida tennistica in stile gioco di ruolo per salvare un principe dai nemici, un minigioco di attesa in cui l’obiettivo è afferrare l’unica fetta di torta esattamente allo scoccare delle tre del pomeriggio, e persino un gioco di memoria in cui si abbinano ritmi di percussioni suonati da galline che battono il piedino. Tutto consegnato con lo stesso spirito goliardico del resto del gioco. Con almeno un compagno di gioco, tutte le modalità multigiocatore sono accessibili, e i posti vuoti vengono riempiti automaticamente da avversari controllati dalla console.

Beatspell e contenuti extra

La novità più significativa rispetto ai capitoli precedenti è Beatspell, una modalità sbloccabile che inserisce la meccanica ritmica in una cornice da gioco di ruolo fantasy: si affrontano mostri premendo sequenze di tasti a tempo per lanciare incantesimi di fuoco, acqua o cura, con la possibilità di potenziare le proprie magie avanzando nei dungeon. L’idea è interessante e porta una dimensione narrativa inedita nella serie, ma i quattro capitoli disponibili si completano in tempi piuttosto rapidi e la varietà dei nemici e delle situazioni rimane contenuta. È un punto di partenza promettente, non ancora un sistema compiuto.

La Ludoteca ritmica offre uno spazio di sperimentazione libera con oggetti interattivi, le Lezioni di batteria insegnano le basi della percussione con modalità guidata o Sessione libera, e il Bar nasconde piccoli segreti da scoprire tra una partita e l’altra. La narratrice Leggizia, presente con la sua voce sintetica generata da intelligenza artificiale e adattata per ogni lingua del gioco, accompagna il giocatore con entusiasmo variabile, ma la sua intensità è regolabile nelle impostazioni di accessibilità.

Rhythm Paradise Groove è il ritorno che la serie meritava dopo undici anni di assenza. La qualità compositiva di Tsunku è al suo meglio, i Remix sono un piccolo capolavoro di design ritmico, e il comparto multigiocatore si rivela una delle sorprese più piacevoli dell’intera produzione. La mappatura non uniforme del D-pad crea qualche momento di confusione inutile, il ritardo di input in modalità TV è un limite reale che può infastidire, e Beatspell promette più di quanto mantenga. Ma quando il ritmo entra in testa e i Remix cominciano a rivelare i loro segreti, tutto il resto passa in secondo piano.

The Review

Rhythm Paradise Groove

8.3 Voto

Undici anni di attesa per un ritorno che non delude: la serie Nintendo più bizzarra è tornata in gran forma. Rhythm Paradise Groove è un concentrato di assurdità genuina e ritmo percussivo che funziona tanto come esperienza solitaria quanto come gioco per feste. I Remix sono un momento di pura magia di design, il multigiocatore è generoso e divertente, e la colonna sonora di Tsunku non smette di girare in testa. Qualche scelta di design evitabile e il ritardo di input in modalità TV non bastano a offuscare un ritorno che la serie e i suoi fan meritavano da tempo.

PRO

  • I Remix sono un piccolo capolavoro di design ritmico: rivelano le connessioni nascoste tra minigiochi apparentemente diversi
  • Qualità compositiva di Tsunku al suo massimo: colonna sonora irresistibile e sempre funzionale al gameplay
  • Minigiochi multigiocatore vari e creativi, ottimi sia in modalità cooperativa che competitiva
  • Assurdità visiva e spirito goliardico costanti: ogni minigioco sorprende con una nuova premessa

CONTRO

  • Mappatura non uniforme del D-pad tra i minigiochi causa confusione inutile nei Remix
  • Il ritardo di input in modalità TV può rendere difficile il tempismo anche sui minigiochi già padroneggiati
  • Beatspell è un'idea promettente ma con troppo pochi contenuti per esprimere il suo potenziale

Review Breakdown

  • 8.3 0
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Filippo "DuDuDa" Visconti

Filippo "DuDuDa" Visconti

Giornalista iscritto all'Ordine di Roma. Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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