Splatoon è sempre stata una serie capace di divertire, ma raramente di trattenere a lungo. Le meccaniche di tiro solide e la geniale idea di attraversare campi di battaglia ricoperti di vernice non sono mai bastate, almeno nel sottoscritto, a giustificare settimane di sessioni competitive continuative. Splatoon Raiders, sviluppato da Nintendo EPD in esclusiva per Nintendo Switch 2, cambia completamente le carte in tavola. Non è la prima volta che la serie tenta un approccio narrativo, ogni capitolo principale ha sempre incluso una breve campagna, ma è la prima volta che Nintendo costruisce un intero gioco attorno all’esperienza per giocatore singolo.
E il risultato, un looter shooter a tutti gli effetti, funziona così bene da far pensare che sia esattamente la direzione che questo franchise avrebbe dovuto esplorare molto prima.
Ciò che conta ora è il bottino
La genialità di Splatoon Raiders sta nel modo in cui riorganizza elementi già familiari della serie in una configurazione completamente nuova. Le tipologie di armi, i Salmonoidi come nemici principali, persino i protagonisti, i membri della band Trio Triglio già visti in Splatoon 3, sono tutti pezzi riconoscibili. Ma l’obiettivo cambia radicalmente: al posto di coprire il terreno di inchiostro per contendersi il territorio, ci si getta in una serie di sfide PvE il cui unico vero scopo è sconfiggere ondate di Salmonoidi e raccogliere quanto più bottino possibile. Alcune missioni chiedono di raccogliere Uova di Potere entro un limite di tempo, altre di vagare per la mappa in cerca di cristalli per alimentare una trivella, ma il nucleo resta sempre lo stesso, semplice ed efficace.
Il giocatore veste i panni di un Meccanico a bordo della nave-rifugio, accompagnato di volta in volta da uno dei tre membri del Trio Triglio tramite il proprio Bot Buddy, un piccolo robot esplorativo capace di combattere, seguire il giocatore, scavare per estrarre materiali e individuare tesori nascosti. Le armi principali della serie, sparatutto, splattane e pistole doppie, sono tutte presenti e funzionano come ci si aspetterebbe, mentre altre, come il rullo, perdono gran parte della loro utilità in un contesto pensato per abbattere orde di nemici piuttosto che coprire superfici. Le armi trovate esplorando hanno livelli numerici che tendenzialmente rispecchiano l’esperienza accumulata dal giocatore, spingendo con delicatezza a sperimentare tipologie diverse quando quella preferita non si aggiorna per un po’.ù
I Gadget: l’elemento che cambia tutto
Se c’è un elemento capace di ridefinire l’identità di Splatoon Raiders rispetto al resto della serie, sono i Gadget. Tre tipologie di serbatoio, Rapido, Potente e Tattico, determinano quale arsenale di dispositivi meccanici sia disponibile. Il serbatoio Rapido sblocca il Booyarang, un’arma rotante che spruzza inchiostro in un piccolo raggio d’azione, quello Potente offre gli Splattelliti che orbitano attorno al giocatore, mentre quello Tattico mette a disposizione la torretta automatica Shot Pot. Ogni Gadget si comporta in modo profondamente diverso dagli altri, e nel corso dell’avventura è possibile svilupparne di nuovi man mano che si procede.
I Dungeon Campione, brevi missioni di prova pensate per far sperimentare Gadget non ancora provati, offrono un Punto Abilità bonus che li rende sempre convenienti da affrontare, e la loro natura guidata aiuta a comprendere applicazioni creative che altrimenti richiederebbero molto più tempo per essere scoperte da soli. Ogni Gadget può inoltre essere modificato equipaggiando componenti aggiuntivi, un ulteriore livello di personalizzazione sbloccabile spendendo Punti Abilità, quasi sempre un investimento sensato dato quanto contribuisce a trovare la propria strategia contro ondate di Salmonoidi via via più agguerrite. Le modifiche iniziano semplici, potenziamento della potenza o del raggio d’azione, ma con il progredire del gioco è possibile aggiungere effetti speciali, come danni da bruciatura per gli Splattelliti o danni proporzionali all’altezza di caduta per il Guanto Meteora.
La varietà di combinazioni possibili porta a scoperte impreviste anche nelle fasi più avanzate del gioco. Ridurre a sufficienza il tempo di ricarica degli Splattelliti, ad esempio, li trasforma in una scia d’inchiostro continua che permette di attraversare il campo di battaglia in forma di calamaro senza doversi fermare a sparare per crearsi un percorso. Individuata una torretta nemica in lontananza, basta attivare il Gadget e nuotare dritti verso l’obiettivo. È solo una delle applicazioni possibili, e la sensazione è che ce ne siano molte altre ancora da scoprire per ogni singolo pezzo di equipaggiamento.
Per le situazioni più critiche, ogni spedizione permette di equipaggiare uno Showstopper, un’abilità speciale legata al membro del Trio Triglio scelto come compagno di viaggio. Gli Showstopper si potenziano a loro volta, ma si ricaricano molto più lentamente rispetto ai Gadget, riempendosi con le uova rilasciate dai nemici sconfitti invece che con un semplice tempo di attesa. In compenso, il loro impatto sullo scontro è enorme: l’abilità di Shiver, che evoca uno squalo gigantesco capace di attraversare l’intero campo di battaglia, ha risolto più di una situazione altrimenti disperata.
Un limite nella progressione
Il principale punto debole di Splatoon Raiders emerge proprio dal sistema di progressione di serbatoi e Showstopper. Una volta raggiunto il livello massimo con il proprio serbatoio preferito, cambiare tipologia per esplorare le altre due opzioni comporta un netto calo di potenza, dato che le missioni continuano ad alzare l’asticella della difficoltà indipendentemente da quale equipaggiamento si stia sviluppando. Il risultato è che l’esperienza accumulata oltre il livello massimo del proprio serbatoio preferito finisce per essere sostanzialmente sprecata, invece di poter essere reindirizzata verso i serbatoi meno utilizzati per accelerarne la crescita. È una scelta di design che scoraggia la sperimentazione proprio nel momento in cui il giocatore avrebbe più motivi per abbracciarla.
Restare al passo con i requisiti di livello delle missioni è comunque fondamentale, perché la varietà di Salmonoidi messa in campo cresce rapidamente. Molti nemici già noti dai capitoli precedenti della serie ricevono qui nuova vita grazie alle forme Stagionate, riconoscibili da uno spesso strato di sale che li rende considerevolmente più resistenti. Il gioco riesce a ottenere una varietà sorprendente semplicemente ricombinando questi nemici in composizioni e campi di battaglia diversi, e nelle fasi finali la gestione del caos in campo, con priorità da stabilire al volo e minacce da smistare rapidamente, diventa un’emozione che non stanca mai, complice la promessa costante di un bottino appagante.
Struttura delle missioni e cooperativa
Le missioni di Splatoon Raiders durano generalmente attorno ai dieci minuti, una lunghezza che si rivela quasi perfetta per un looter shooter di questo tipo: il tempo giusto per lanciarsi in azione, abbattere qualche ondata di nemici e tornare alla base a controllare il nuovo equipaggiamento prima di ripartire. Nelle missioni che richiedono di completare obiettivi legati alla raccolta di cristalli, capita spesso di restare a combattere ben oltre il necessario, semplicemente per il piacere di continuare ad abbattere Salmonoidi. È il segno distintivo di un loop di gioco riuscito.
Il gioco non è del tutto privo di una componente multigiocatore: è possibile radunare un gruppo e affrontare raid cooperativi con nemici che scalano in difficoltà, ottenendo comunque bottino ed esperienza al termine di ogni spedizione condivisa. È una funzionalità gradita, ma resta chiaramente accessoria rispetto al cuore dell’esperienza: si può completare l’intero gioco restando in giocatore singolo, e l’esperienza ne guadagna in coerenza.
Splatoon Raiders dimostra una flessibilità inaspettata per un franchise che sembrava ormai definito esclusivamente dal proprio multigiocatore competitivo. La campagna per giocatore singolo è di gran lunga più soddisfacente di qualsiasi tentativo narrativo precedente della serie, il sistema dei Gadget e degli Showstopper offre una personalizzazione tattica genuina, e la gestione dei campi di battaglia caotici contro i Salmonoidi regala una tensione sempre appagante. Il limite nella progressione dei serbatoi meno utilizzati scoraggia la sperimentazione più di quanto dovrebbe, e alcune armi storiche della serie faticano a trovare un ruolo in questo nuovo contesto. Ma nel complesso, Splatoon Raiders è la prova che questo franchise può prosperare anche lontano dalle arene competitive, e ce n’è abbastanza per sperare che questa nuova sotto-serie continui a esistere accanto ai capitoli principali.
The Review
Splatoon Raiders
Splatoon Raiders dimostra che questo franchise può prosperare lontano dalle arene competitive, con un sistema di Gadget e Showstopper che offre personalizzazione tattica genuina e una gestione del caos contro i Salmonoidi sempre appagante. Il sistema di progressione penalizza la sperimentazione più di quanto dovrebbe, ma resta un dettaglio marginale di fronte a un loop di gioco riuscito e a una prima, vera campagna per giocatore singolo che la serie aspettava da tempo.
PRO
- Il sistema di Gadget e componenti offre una personalizzazione tattica sorprendentemente profonda
- Gestire i campi di battaglia caotici contro i Salmonoidi regala una tensione sempre appagante
- Missioni brevi e ben calibrate: perfette per un loot grind rapido e soddisfacente
- Prima campagna per giocatore singolo della serie davvero riuscita e coinvolgente
CONTRO
- Il sistema di progressione scoraggia la sperimentazione tra i vari tipi di serbatoio
- Alcune armi storiche della serie faticano a trovare un ruolo in questo nuovo contesto










