The Last of Us - Recensione (dopo averlo finito 2 volte)

PS4
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Se non riesco a finire tutti i giochi che inizio (salvo, ovviamente, quelli di cui devo scrivere una recensione), è ancora più difficile che riesca a portare a termine un titolo per ben 2 volte. Succede ovviamente in casi molto rari: il tempo è sempre tiranno, e vista la quantità e la qualità delle produzioni che escono fuori sul mercato, è davvero complicato riuscire a ritagliarsi il tempo per poter terminare un gioco una seconda volta. Però se un gioco davvero lo merita, allora il tempo in qualche modo si riesce a trovarlo.

Personalmente mi è capitato con pochi titoli della saga di The Legend of Zelda (piuttosto, devo rifinire Breath of The Wild il prima possibile…), con The Secret of Monkey Island, con Chrono Trigger, con Another World (però in quel caso è davvero facile, visto la durata brevissima del gioco), e mi ora mi è successo con The Last of Us (in versione Remastered) su PlayStation 4.

Complice il fatto che il gioco è arrivato gratuitamente nel PlayStation Plus qualche mese fa,  e che quindi potevo scaricarlo e rigiocarlo senza andare a ritrovare la copia fisica, prestata probabilmente a qualche amico, ho pensato che poteva essere un buon metodo per ingannare l’attesa del secondo capitolo, visto che recentemente è stato nuovamente rimandato.

Ed eccomi qua, dopo averlo finito per la seconda volta (compreso il DLC Left Behind), pronto a scrivere questa recensione decisamente atipica, di un gioco arrivato su PS4 ben 6 anni fa (quando Videogiocare.it ancora non c’era), a sua volta versione rimasterizzata di un gioco per PS3 del lontano 2013.

Un gioco che però, ancora oggi, nel 2020, è un vero capolavoro.

Il peso dei ricordi

Il ritmo di The Last of Us è scandito da una storia drammatica, profonda, complicata. Mai come nel titolo firmato Naughty Dog, infatti, è il rapporto tra i due protagonisti, Joel e Ellie, ad essere il vero fulcro attorno a cui ruota tutto il gioco.

Siamo davanti ad un eccellente action survival in terza persona:  si esplora, si raccolgono risorse, si aumentano skill, si migliorano armi e capacità del protagonista, e ovviamente si combatte, ma paradossalmente al centro del gioco non c’è tutto questo.

Al centro del gioco c’è il rapporto tra Joel ed Ellie.

Dopo infatti un prologo tra i più memorabili, drammatici ed intensi che si siano mai visti un videogioco, in grado di lasciare una cicatrice profondissima sia in Joel che in noi videogiocatori, ci troviamo catapultati in un futuro post-apocalittico in cui il protagonista è profondamente cambiato, letteralmente trasformato dagli eventi a cui abbiamo assistito.

Joel ora è un uomo cinico, indurito dalla vita, che usa poche parole, e spesso sono parole pesanti e taglienti. Un uomo che ha perso tutto, compreso se stesso, che vive di espedienti ai limiti della legalità, e che trascina una vita ormai priva di speranze.

Un uomo che, in poche parole, non vive: sopravvive.

Ma tutto è destinato a cambiare con l’irruzione nella sua vita di Ellie, una ragazzina che, a quanto sembra, è immune all’epidemia che ha colpito l’umanità, e che ha trasformato la maggior parte degli esseri umani in una sorta di zombie (e non solo…) velocissimi a muoversi e quanto mai aggressivi. Ellie infatti è stata già morsa, ma a differenza di tutti gli altri non si è trasformata, e così la ragazzina si rivela essere una possibile portatrice della cura che potrebbe salvare l’intera umanità.

All’inizio Joel è piuttosto diffidente verso Ellie, sia per il compito non facile di scortare la ragazzina fino al covo delle Luci (un gruppo ribelle contro la pesante dittatura militare che opprime i pochi umani rimasti in vita), sia perché non è convinto che in lei ci sia davvero una possibile cura per il virus. Ma tutto questo è destinato a cambiare radicalmente nel corso del gioco.

Ellie, infatti, per Joel rappresenta il peso dei ricordi, un peso che cerca di evitare a tutti i costi, ma di cui (come vita insegna) non possiamo mai liberarci completamente.

Sette anni e non sentirli

The Last of Us è un’avventura indimenticabile. Il fatto che la versione originale risalga a ben 7 anni fa (anche se personalmente ho giocato per la seconda volta la versione Remastered su Playstation 4, che però ovviamente, al netto di un “semplice” restyling grafico, è fondamentalmente lo stesso gioco visto su PS3) non incide minimamente sull’esperienza di gioco.

Il lavoro compiuto da Naughty Dog, in ogni caso, è stato talmente encomiabile su PS3 e PS4, che ancora oggi, nel 2020, il gioco riesce assolutamente a non sfigurare. E se le texture ovviamente prestano il fianco ai segni del tempo, per ovvi motivi, trama e recitazione dei personaggi di gioco risultano talmente intensi, profondi e drammatici da far dimenticare qualsiasi dettagli tecnico.

Quando alla fine scorrono i titoli di coda, dopo un finale così profondo e inaspettato da stimolare più di una riflessione su cosa avremmo fatto noi al posto di Joel, ci ritroveremo ad aver vissuto una storia che lasciarà il segno, per sempre.

Un’avventura indimenticabile

The Last of Us è un capolavoro. Naugthy Dog è riuscita a realizzare un’avventura adulta, drammatica, poetica e allo stesso tempo straziante. In una parola: indimenticabile. Siamo di fronte ad un eccellente survival horror di ambientazione post-apocalittica, ma non sarà questo a restarvi impresso negli occhi e nel cuore. Quello che ricorderete per sempre è la storia di Joel ed Ellie, un rapporto profondo e complesso che è il vero protagonista del gioco, che muta lentamente fino ai titoli di coda, regalandoci una trama tra le più belle mai viste in un videogioco. Giocatelo e rigiocatelo, perchè al di là dei gusti personali, siamo davanti senza dubbio ad uno dei giochi più belli degli ultimi 10 anni.

PRO

  • Trama tra le più belle mai viste in un videogioco
  • Joel ed Ellie sono personaggi estremamente profondi
  • Eccellente doppiaggio e colonna sonora
  • Meccaniche survival riuscitissime
  • Sistema di combattimento appagante
  • Ancora oggi tecnicamente splendido in versione Remastered

Contro

  • Prima o poi finisce...
10

Capolavoro

Webmaster secoli fa di AniGames.it e PlayNow.it, ora fondatore di Videogiocare.it. Appassionato di tecnologia in generale e videogiochi in particolare, inizia il cammino di gamer con una introvabile Irradio TVG 888, per poi innamorarsi completamente del Commodore 64. Il resto è storia. Il suo motto è: "Questo è un problema per il Fabio del futuro".

2 Commenti

  1. Letta tutta di un fiato… che recensione, bravo!

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  2. Mamma mia, non vedo l’ora esca il 2… 🙂

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