The Witness – Recensione

PC PS4

REINVENTARE UN’AVVENTURA IN STILE PUZZLE GAME

Dopo 7 anni di sviluppo arriva il nuovo titolo firmato da Jonathan Blow: The Witness. Il nuovo lavoro del autore di Braid trasporta il giocatore su una misteriosa ma incantevole isola, dove il solo limite alla libertà di esplorazione sono le acque che la circondano. Non ci sono tutorial che spiegano il gioco né guide che dicono cosa fare; siamo noi, che muovendoci liberamente, ci imbattiamo in una serie di puzzle game sapientemente inseriti in un game play davvero insolito. Raccontare una trama dove questa non esiste non solo è difficile, ma non rende giustizia al concept che sta alla base di un gioco che strizza l’occhio a più di una forma d’arte. Quelle che dovrebbero essere definite missioni sono in realtà interazioni a enigmi con l’ambiente circostante. Gli “ostacoli” che incontriamo nel nostro libero vagare nel mondo creato da Blow, che siano porte, meccanismi o apparecchi, assumono significato solo con la risoluzione degli enigmi associati, che aumentano gradualmente di difficoltà. Le 10 sezioni in cui è divisa l’isola, sorgono attorno alla montagna che rappresenta l’ultima “missione” e la conclusione, se così si può dire, della nostra avventura.

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Amore per il bello con tanta pazienza

Se la trama era difficile da rendere a parole, ancora più ardua è l’impresa di descrivere pregi e difetti di un gioco che, per sua stessa natura, sfugge a tutte le categorie che vengono utilizzate per dire se è “bello” o no. Gli sviluppatori hanno creato un ambiente incredibilmente dettagliato (ci sono voluti 7 anni!) all’interno del quale è possibile aggirarsi e osservare il mondo che ci circonda con un atteggiamento da visitatori di una galleria d’arte. Le luci, i colori, i tratti e i paesaggi sono stati ideati e creati non come sfondo, ma come parte integrante di un’esperienza di gioco totale. Alla libertà tipica dei giochi free roaming, contestati in parte dallo stesso Blow, viene inoltre associato l’utilizzo del solo audio ambientale, trasformando il nostro personaggio in un post-moderno Robinson Crusoe, aumentando così la realtà solitaria nella quale si cala il giocatore di videogame, almeno quando non gioca on line.

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Tutto questo non deve però far credere che The Witness sia soltanto un esercizio di stile grafico: il gioco è un elegante concentrato di rompi-capo che si basano tutti sullo stesso concetto grafico, ma che continuano a sorprendere nel loro progredire e farsi più complicati. Il coraggioso creatore di questo titolo ha sfidato tutte le convenzioni classiche provando a proporre davvero qualcosa di nuovo e forse di unico. Anche se probabilmente concepito come un gioco solitario, The Witness crea l’occasione per unire più cervelli e risolvere alcuni dei rompi-capo che possono diventare, alle volte, un po’ fastidiosi e ripetitivi. Trovare delle pecche sarebbe facile, ma, secondo me, si baserebbero quasi esclusivamente sul gusto personale, perché The Witness, in questo momento, non ha dei reali competitors con i quali compararlo e punta tutto sulla “prima esperienza”. Il ritmo rilassato e i colori tenui appagano, calmano ma divertono e lo fanno per molte ore: Jonathan Blow ha dichiarato che per completare The Witness ci vogliono fino a 80 ore di gioco.

PRO

  • La realizzazione grafica è unica
  • L'audio ambientale aggiunge un tocco di incredibile realismo

Contro

  • Alcuni puzzle possono diventare frustranti
8.5

Molto buono

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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