Tom Clancy’s Ghost Recon: Breakpoint – Recensione

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Come forse qualcuno ricorderà, Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands ci aveva convinto solo a metà: il titolo Ubisoft risultava infatti convincente soprattutto se giocato in compagnia di amici, mentre diventava spesso ripetitivo se giocato in solitaria.

Ora la software house francese ci riprova con Tom Clancy’s Ghost Recon Breakpoint, un titolo che, almeno sulla carta, promette una modalità single player molto più solida, la sparizione dei compagni di squadra controllati dalla CPU (ovviamente quando si decide di affrontare una missione da soli), e meccaniche di gioco di stampo survival.

Sarà andata davvero così? Ora che abbiamo avuto modo di giocare e terminare la storia, grazie ad un codice review gentilmente fornito da Ubisoft, siamo pronti a raccontarvi come è andata.

Mai così soli

Fin dalle prime ore di gioco di Ghost Recon Breakpoint si nota subito il tentativo di Ubisoft di mantenere le promesse. Il nostro alter ego Nomad, capo della squadra Ghost che avremo la possibilità di personalizzare tramite un semplice l’editor iniziale, si ritroverà solo, ferito e circondato da soldati quanto mai aggressivi e letali sulla pericolosa isola come Auroa (no, non è un errore di battitura…).

Inutile dire, considerando la tradizione del brand Ghost Recon, che tutto il gameplay è basato sulle abilità stealth del protagonista. O almeno così dovrebbe essere, visto che fin da subito ci siamo ritrovati costretti ad alcuni scontri a fuoco abbastanza frequenti, senza però per questo aver incontrato grandi difficoltà ad avere la meglio (e, per inciso, noi abbiamo giocato alla modalità di difficoltà normale).

E tutto questo si è più volte ripresentato anche nelle fasi più avanzate del gioco: che sia un pregio o un difetto sta a voi deciderlo, anche perché anche in altri titoli di genere stealth (vedi ad esempio la serie Splinter Cell) capitava spesso di dover affrontare dei conflitti a fuoco abbastanza plateali in cui era comunque possibile riuscire facilmente ad uscirne vincitori. Sarà frequente morire, ovviamente, ma visto che i nemici uccisi non tornano in vita dopo il game over, alla fine diventa solo una questione di tempo riuscire a superare una certa missione.

Sicuramente però il gioco premia un approccio stealth, restituendo al giocatore un maggiore realismo di gioco e una maggiore facilità di superare le missioni in pochi tentativi: un dettaglio non di poco conto vista l’impronta maggiormente single player del titolo Ubisoft.

Noi abbiamo terminato Ghost Recon Breakpoint giocando l’avventura principale completamente da soli, ed unendoci ad altri giocatori solo in singole missioni (un po’ come succede in The Division). Inutile dire che se giocato in multiplayer, specialmente con amici, il gioco si rivela più divertente e appagante, oltre che più facile nelle missioni avanzate.

Da questo punto di vista, infatti, Breakpoint è molto più simile a Wildlands di quanto, probabilmente, non volesse essere, specie se considerando il fatto che l’abbondanza di armi e munizioni reperibili nel gioco rendono l’aspetto survival del titolo Ubisoft decisamente marginale.

Il classico open world

La storia di Tom Clancy’s Ghost Recon Breakpoint, per quanto non proprio originale, riesce comunque a tenere vivo l’interesse del giocatore, e risulta ben recitata dai personaggi, ottimamente doppiati in italiano.

Tutto il gioco si svolge sull’isola di Auroa, location fittizia che offre un comodo pretesto per un’ambientazione tutto sommato varia, che parte dal mare, passa per vaste distese di terra e boschi, e arriva su alte montagne innevate.

Di fatto Ghost Recon Breakpoint è il più classico degli open world, interessante da esplorare, con tantissimi mezzi da guidare (elicotteri, moto, camionette, etc) e con un’ambientazione che, per quanto forse già vista e rivista, riesce comunque ad essere affascinante e gradevole.

Tecnicamente però il gioco è risultato altalenante: se da un lato Auroa riesce a regalare alcuni scorci davvero molto belli da vedere, dall’altro il titolo Ubisoft ha della animazioni non sempre riuscitissime, un pessimo sistema di collisione dei poligoni e, dulcis in fundo, una notevole serie di bug.

Niente che ci abbia mai costretto al riavvio del gioco, ad onor del vero, ma non possiamo non sottolineare quante volte ci siamo trovati in alcune situazioni in cui il nostro Nomad si è trovato incastrato in qualche parete, o quante volte parti del nostro corpo scomparivano nel corso della rotazione della telecamera quando ci siamo trovati in punti piuttosto stretti in cui muoversi, come corridoi o scale.

Alla fine della nostra avventura Tom Clancy’s Ghost Recon Breakpoint si è rivelato un gioco tutto sommato riuscito, che sicuramente divertirà chi è alla ricerca di un open world vasto, ricco di armi ed equipaggiamento da collezionare, e che riesce a dare del suo meglio nel multiplayer (PvP compreso). Di contro però  non possiamo non segnalare la ripetitività delle missioni nella fasi avanzate, i tanti bug in cui siamo incappati, e di un lato survival solamente abbozzato, restituendoci un gioco molto più simile a Wildlands di quanto probabilmente non volesse la stessa Ubisoft.

Rivoluzione a metà

Tom Clancy’s Ghost Recon: Breakpoint è un gioco riuscito solamente a metà. Il titolo Ubisoft infatti non riesci a compiere la rivoluzione tanto attesa, risultando un gioco ancora molto vicino a Wildlands, probabilmente più di quanto non fosse nelle intenzioni della software house francese. Il lato survival che doveva caratterizzare Breakpoint è  infatti solamente abbozzato,  e la dose maggiore di divertimento che il titolo riesce a regalare rimane quella in multiplayer. Breakpoint è il più classico degli open world, nel bene o nel male: chi è alla ricerca di un titolo che offra una vasta location da esplorare, armi, veicoli e equipaggiamento in quantità, troverà nel titolo Ubisoft tante ore di divertimento , ma chi si aspettava qualcosa di davvero nuovo rispetto a Wildlands resterà probabilmente deluso.

Pro

  • Auroa è un isola vasta e affascinante
  • Tantissime armi, veicoli ed equipaggiamento da trovare
  • Divertente in multiplayer
  • Ottimo doppiaggio italiano

Contro

  • Lato survival solamente abbozzato
  • Ancora troppo simile a Wildlands
  • Ripetitivo nelle fasi avanzate
  • Molti bug
7.2

Buono

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

1 Commento

  1. Ottima recensione, siete tra i pochi che leggo con piacere: poche parole, niente spoiler, ma trasmettete bene l’idea di come è il gioco.
    Lo recupererò appena finirà in qualche offerta interessante 😉

    Rispondi

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