Il panorama dell’industria videoludica europea sta affrontando uno dei suoi momenti più critici. Il colosso Ubisoft, un tempo considerato il fiore all’occhiello dello sviluppo continentale, attraversa una fase di trasformazione radicale che molti leggono come un segnale di profonda instabilità. La notizia più eclatante riguarda lo stop definitivo ai lavori sul remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, un progetto che ha vissuto anni di gestazione travagliata e che ora scompare ufficialmente dai piani produttivi dell’azienda.
Questa cancellazione non è però un caso isolato. La strategia di contenimento dei danni operata dal management ha portato alla chiusura di altri cinque progetti, tra cui un titolo destinato al mercato mobile e quattro videogiochi non ancora svelati al pubblico. Parallelamente, si registra lo slittamento di sette produzioni e la chiusura di due realtà interne, gli studi di Halifax e Stoccolma. Una situazione resa ancora più tesa dalle recenti politiche di incentivazione alle dimissioni volontarie attraverso generose buonuscite, segnale di un ridimensionamento del personale che non accenna a fermarsi.
Il nuovo futuro Ubisoft
Per tentare di arginare la crisi e ottimizzare le risorse, la multinazionale ha deciso di abbandonare il vecchio modello accentrato per dividersi in cinque diverse Case Creative. Ogni divisione avrà una specializzazione specifica, cercando di isolare eventuali insuccessi finanziari ed evitare l’effetto domino sull’intera compagnia. La prima di queste, denominata Vantage Studios e parzialmente sotto l’influenza di Tencent, si occuperà dei pesi massimi del catalogo: Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six.
Le altre quattro divisioni si spartiranno il resto del portfolio. Una sarà dedicata esclusivamente agli sparatutto competitivi e cooperativi, come The Division e Splinter Cell, mentre un’altra gestirà i Live Service come Skull and Bones e The Crew. Esisterà poi un polo focalizzato sulle avventure narrative e fantasy (Anno, Beyond Good and Evil) e, infine, una sezione dedicata ai titoli casual e per famiglie, dominata dal brand Just Dance. Questa riorganizzazione mira a rendere ogni comparto autonomo, cercando di proteggere le proprietà intellettuali più redditizie dalle fluttuazioni causate dai progetti più sperimentali o meno fortunati.
Orizzonti incerti e passaggi di consegne
Nonostante il clima di incertezza, il gruppo cerca di guardare avanti puntando su nuove acquisizioni, come il MOBA March of Giants, e sulla centralizzazione dei servizi di supporto, inclusi il controllo qualità e la localizzazione. Tuttavia, le criticità rimangono evidenti, specialmente dopo i risultati commerciali non esaltanti di alcune produzioni recenti che hanno prosciugato fondi destinati ad altre opere. La gestione attuale sembra orientata a una delocalizzazione produttiva che potrebbe preludere a cambiamenti ancora più strutturali negli assetti proprietari.
Mentre i vertici aziendali parlano di un futuro prospero e di un mercato tripla A sempre più complesso ma remunerativo, la realtà dei fatti racconta di una riorganizzazione d’emergenza. Con casa principale che sembra delegare ruoli chiave nelle nuove sussidiarie, l’ombra di una progressiva uscita di scena si fa sempre più concreta, lasciando il destino dei franchise storici appeso all’efficacia di questa nuova e frammentata architettura aziendale.






