Victor Vran: Overkill Edition – Recensione Switch

SWITCH

Victor Vran, quando uscì a suo tempo su PC (parliamo del 2015), riscosse un discreto successo tra gli appassionati di action-RPG isometrici “alla Diablo”. Il gioco firmato Haemimont Games arrivò così, forte del buon riscontro, anche su console con l’aggiunta del suffisso “Overkill Edition“.

Ora, nel 2018, l’ormai datato titolo arriva anche su Nintendo Switch, la console che fa della portabilità (a scapito, ovviamente, della potenza) il suo punto di forza e di successo commerciale. Ma il gioco riesce a dare il meglio anche sulla nuova console ibrida Nintendo? Scopriamolo insieme.

Questione di scelte

Victor Vran Overkill Edition, ovviamente, non è cambiato su Nintendo Switch rispetto a come era anni fa su console e PC. Il gioco infatti è fondamentalmente lo stesso: nei panni del cacciatore di demoni Victor Vran dovremo aiutare gli umani a salvare il mondo (niente di meno) dall’invasione di orde infernali. Il tutto in un susseguirsi di situazioni paradossali, tra il serio ed il comico, che riescono a strappare più di un sorriso.

Il gioco inoltre, pur mantenendo uno “stile Diablo” di base, riesce comunque ad avere una propria identità grazie ad un gameplay che punta maggiormente sull’accessibilità e sulla immediatezza.

Un scelta che, ovviamente, porta con se delle conseguenze: se infatti da un lato il gioco risulta più facilmente apprezzabile anche da chi non è particolarmente pratico di RPG isometrici, dall’altro ai puristi potrebbe far decisamente far storcere la bocca.

Tutto dipende, quindi, da che tipo di giocatori siete. In ogni caso, grazie ad una buona varietà di poteri e di sviluppo del personaggio, il gioco riesce ad essere sempre vario e mai ripetitivo.

Un esame per la vista

Se il gioco riesce quindi ad essere tutto sommato divertente, esattamente come in passato, c’è però una cosa che proprio non ci ha convinto in questo porting: la versione portatile. Se infatti tutto scorre tutto sommato bene con il Nintendo Switch in versione docked (anche se graficamente il gioco ha subito un downgrade evidente rispetto a PS4 e Xbox One), utilizzando il gioco in versione portatile l’esperienza si è rivelata al limite dell’ingiocabile.

Non è stato eseguito infatti alcun intervento per rendere scritte e l’interfaccia di gioco adatte allo schermo del Nintendo Switch, e più volte ci siamo trovati, nelle sessioni di gameplay in versione portatile, a non riuscire a leggere una scritta o a distinguere un’icona dall’altra per capire i poteri a nostra disposizione.

Niente che non possa essere sistemato con futuri aggiornamenti e patch, ma chi ha la pazienza o la voglia di aspettare è meglio che valuti bene questo difetto, che non è di poco conto per una console che fa della portabilità uno dei suoi punti di forza.

Un buon RPG, ma con difetti evidenti

Victor Vran Overkill Edition conferma quanto di buono aveva fatto vedere su PC prima, e su PS4 e Xbox One poi. Il titolo sviluppato da Haemimont Games è un buon action RPG isometrico, leggero e divertente, meno profondo rispetto ai titoli a cui chiaramente si ispira (Diablo in primis) ma, proprio per questo più adatto a chi è meno pratico e vuole avvicinarsi per la prima volta ad un titolo del genere. Peccato solo che questo porting per Nintendo Switch, oltre all’evidente downgrade grafico, soffra anche di evidenti difficoltà di adattamento e leggibilità di scritte ed interfaccia nella modalità portatile. Un problema che speriamo venga risolto quanto prima tramite qualche aggiornamento, ma di cui tenere conto per chi valuta l’acquisto immediato ed utilizza il proprio Switch soprattutto lontano dalla TV.

Pro

  • Divertente e leggero
  • Adatto a chi cerca un RPG isometrico accessibile
  • Buona varietà di gioco

Contro

  • Downgrade grafico evidente
  • Quasi illegibile in modalità portatile
7

Discreto

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

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