Yakuza 6 – Recensione

PS4
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A volte ci sono delle recensioni che non vorremmo scrivere mai. E non perché il gioco sia brutto (anzi…), ma semplicemente perchè segnano la fine di una serie a cui siamo particolarmente affezionati. E’ sicuramente il caso di Yakuza 6, il capitolo che chiude la storia, come annunciato ormai diverso tempo fa da SEGA stessa, che vede protagonista Kazuma Kiryu, il Dragone di Dojima. Non l’ultimo capitolo ad arrivare su PlayStation 4, a dire il vero, visto che tra qualche tempo arriverà anche Yakuza Kiwami 2, il remake rivisto e corretto del secondo capitolo della serie, ma in ogni caso è questo Yakuza 6: the Song of Life a scrivere la parola fine alla storia del buon Dragone. Un degno finale di una bellissima serie?

Cantami, o Diva, del Dragone di Dojima

Yakuza 6: the Song of Life, dicevamo, non sarà probabilmente l’ultimo capitolo della serie di Yakuza, ma è sicuramente l’ultimo a vedere protagonista Kazuma Kiryu, lo storico personaggio che guida la serie fin dalla prima apparizione su PS2. E come la serie è cresciuta nel tempo, così ha fatto anche Kazuma, che in questo capitolo non solo appare sempre più maturo ed indurito dalla vita, ma che dovrà stavolta anche accudire un bambino, il figlio di Haruka, la ragazzina  (ormai divenuta donna) presente fin dal primo episodio di Yakuza.

Anche da un punto di vista di gameplay, in questo Yakuza 6 SEGA ha cercato di cambiare e migliorare ulteriormente il gioco, introducendo una serie di novità decisamente riuscite. Il primo è il sistema di combattimento, che ora non prevedere più quattro stili diversi tra cui cambiare, ma ne lascia solamente uno, da migliorare e far progredire attraverso una struttura di crescita del personaggio più classica e più simile ad un GDR.




Inoltre le fasi di lotta rispetto al passato ora risultano decisamente più fluide e meno legnose, e i movimenti del nostro Dragone di Dojima ora sono più sciolti e realistici di quanto abbiamo avuto modo di vedere nei precedenti capitoli della serie, compresa l’interazione con gli oggetti presenti nell’ambiente.

C’è poi da aggiungere che a rendere il gioco ancora più snello e rapido ci pensa anche la totale mancanza di tempi di caricamento prima dei combattimenti o prima di entrare all’interno di un negozio: mentre prima infatti era presente un’interruzione di caricamento, ora invece tutto sarà istantaneo, rendendo il gioco decisamente più leggero e veloce da giocare.

Parole, parole, parole, soltanto parole

Quello che invece, nel bene o nel male, non è cambiato quasi per niente rispetto al passato sono i dialoghi, estremamente lunghi e a volte sicuramente prolissi. Intendiamoci: chi ha giocato almeno una volta alla serie di Yakuza sa bene a cosa va incontro quando lancia il gioco, ma se qualcuno si avvicina per la prima volta ad un titolo della serie è bene che sia  preparato a cosa va incontro, visto che il primo impatto può essere decisamente traumatico. Basti pensare che solo per iniziare a giocare ci vorranno almeno 20 o 30 minuti di preambolidecisamente non pochi per chi magari si aspetta (sbagliando) un semplice titolo action a base di cazzotti ed arti marziali.

Ovviamente, come sempre, c’è il rovescio della medaglia: infatti Yakuza, a fronte della eccessiva verbosità, ha sempre fatto della splendida storia uno dei suoi punti di forza, e questo Yakuza 6 non solo non delude le aspettative, ma chiude degnamente uno dei racconti più belli che abbiamo avuto modo di apprezzare nella storia dei videogiochi, il tutto condito da un’ottima recitazione dei personaggi (in lingua giapponese).

Da segnalare poi, come sempre, la presenza di tantissime attività extra da compiere, e dei classici videogiochi SEGA da giocare nelle sale giochi sparse per Karamucho, il quartiere a luci rosse di Tokyo (stavolta c’è addirittura la versione completa di Virtua Fighter 5: Final Showdown da giocare!).

Per chiudere, però, ci dobbiamo togliere (per l’ennesima volta purtroppo) il solito sassolino nella scarpa riguardo alla mancata localizzazione in italiano.  Secondo noi, infatti, la presenza esclusivamente della lingua inglese nei sottotitoli penalizza davvero tanto un gioco che, da un punto di vista commerciale, meriterebbe decisamente di più. Noi non abbiamo avuto difficoltà a seguire la storia, ma sicuramente (vista anche l’enorme mole di dialoghi) la presenza dell’italiano avrebbe avvicinato una fetta di pubblico decisamente più larga, specie tra i più giovani.

Un grande finale

Yakuza 6: The Song of Life chiude al meglio la bellissima saga di Kazuma Kiryu, il Dragone di Dojima, regalandoci una storia bellissima, matura e profonda, e migliorando i precedenti capitoli sotto tantissimi aspetti. In Yakuza 6 infatti le fasi di lotta sono più rapide e fluide, molto meno legnose rispetto la passato, e l’assenza dei tempi di caricamento rende il gameplay più veloce e  leggero. Rimane però, in alcune fasi, un’eccessiva verbosità nei dialoghi, difetto che pesa ancora di più per la mancata localizzazione in italiano dei sottotitoli, che per un gioco del genere sarebbe stata davvero importante. In ogni caso, specie de siete fan della serie, non fatevi sfuggire Yakuza 6: è davvero uno splendido finale di una bellissima saga.

PRO

  • Una storia splendida
  • Sistema di combattimento più snello e veloce
  • Assenza di tempi di caricamento
  • Ottima recitazione dei personaggi

Contro

  • Eccessivamente verboso
  • Manca l'italiano
8.5

Molto buono

Giornalista iscritto all'Ordine di Roma. Webmaster secoli fa di AniGames.it e PlayNow.it, ora fondatore di Videogiocare.it. Appassionato di tecnologia in generale e videogiochi in particolare, inizia il suo cammino con una introvabile Irradio TVG 888, per poi innamorarsi completamente del Commodore 64. Il resto è storia.

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