Yakuza: Like a Dragon – Recensione

PC PS4 PS5 XBOX XBOX SERIES X/S
Acquista su Amazon

Ho sempre avuto un debole per la serie Yakuza. Rimasto orfano dopo due capitoli del mio amato Shenmue, nei primi anni 2000, quando ho scoperto la bellissima saga firmata SEGA (scusate il gioco di parole) su PlayStation 2, è stato amore a prima vista.

La serie infatti, iniziata nel 2005, pescava a piene mani dal capolavoro di Yu Suzuki, riproponendo un’avventura intensa e matura, ricca di dettagli sul mondo e lo stile di vita giapponese, ma riuscendo a trovare anche una strada tutta sua, proponendo un picchiaduro molto più action e stratificato, senza però rinunciare ad una storia a tratti anche drammatica.

A distanza di 15 anni, la serie ha registrato un grande successo e tanti nuovi capitoli, ma ha anche sofferto storicamente della mancanza dei sottotitoli italiani (che erano disponibili solo nel primo capitolo su PS2).  Un dettaglio non da poco, vista la mole di dialoghi, che ha sicuramente penalizzato il gioco da un punto di vista commerciale qui da noi in Italia.

Destino ha voluto che i sottotitoli italiani (se escludiamo Judgment, che però non fa parte della serie Yakuza) tornassero proprio nel capitolo che segna un deciso e radicale cambio di rotta: con Like a Dragon, infatti, si passa da un picchiaduro ad un JRPG. E, ovviamente, non è poco.

Ti devo menare

Ambientato nuovamente nel quartiere a luci rosse del Kabukicho di Shinjuku, Tokyo, con il nome fittizio di Kamurocho, Yakuza: Like a Dragon è il capitolo con cui SEGA ha deciso di cambiare quasi tutte le carte in tavola. Si parte dal protagonista, che non è più Kazuma Kiryu ma Ichiban Kasuga, un personaggio completamente diverso dal Dragone di Dojima, estremamente più estroverso e spiritoso, ma anche molto più emotivo e irascibile.

Oltre al cambio di protagonista, la grande novità di questo ultimo capitolo della serie è il nuovo sistema utilizzato per gli scontri. Il gioco infatti, nonostante ponga ancora il combattimento al centro della storia, passa però dall’essere lo spettacolare picchiaduro che tutti conosciamo, ad una formula estremamente diversa ed amata nella terra del Sol Levante (ma anche da tanti fan occidentali), vale a dire un gioco con combattimenti a turni.

In poche parole, questo nuovo Yakuza: Like a Dragon è diventato un JRPG, ossia un gioco di ruolo in stile giapponese.

Proprio per questo motivo, paragonare Like a Dragon a qualsiasi precedente capitolo della serie risulta difficile oltre che inutile, visto e considerato che il cambio di sistema di combattimento segna anche un radicale cambio di genere.

I segni di continuità con la serie, in ogni caso, sono tanti, ad iniziare dall’ambientazione: Kamurocho è bella è viva come noi mai, complice anche l’ottimo lavoro svolto dal Dragon Engine, e ci regala un’ambientazione densa di fascino ed estremamente suggestiva.

Tornano poi, immancabili, le tantissime attività extra da svolgere. Bar, ristoranti, sale giochi, locali notturni, karaoke, piccoli lavori, persino attività gestionali: c’è veramente tantissimo da fare, sia per raccogliere denaro extra per comprare qualcosa di nostro interesse, sia per completare missioni secondarie per sbloccare qualche bonus decisamente utile nel gioco, e sia per semplice e puro divertimento.

Inoltre, come sempre, anche stavolta la storia raccontata da Yakuza: Like a Dragon è appassionante, drammatica, ricca di tematiche adulte e profonde. Stavolta però possiamo dire che la trama raggiunge picchi forse mai raggiunti, regalando colpi di scena sorprendenti e sequenze dall’alto tasso emozionale.

Parole, parole, parole

Se da un lato, quindi, Yakuza: Like a Dragon ci regala probabilmente la miglior trama mai vista in un capitolo della serie, di contro rimane uno dei difetti (ammesso che sia un difetto) già riscontrati in passato: l’eccessivo numero di dialoghi presenti nel gioco.

Abbiamo impiegato circa 50 ore per terminare il gioco, (e dedicandoci alle attività extra ce vogliono molte di più) e non ci vergogniamo ad ammettere che in alcuni punti di minore importanza anche noi, vecchi fan della serie, abbiamo saltato qualche dialogo. È vero che la profondità della storia e della trama è data anche da una narrazione a volte lenta ed estremamente dettagliata, che permette di comprendere al meglio ogni risvolto psicologico dei personaggi, ma è anche vero che in alcuni punti forse sarebbe stato meglio snellire un po’ i dialoghi.

In ogni caso, a scanso di equivoci, bisogna dire che durante la nostra prova non è mai arrivata la noia, ed è un compito davvero difficile per un gioco così lungo. Tra una trama avvincente, un sistema di combattimento estremamente riuscito e vario (in particolare grazie al sistema dei lavori, che permette di variare abiti e abilità del nostro team) e le tantissime attività secondarie, la strada percorsa per arrivare ai titoli di coda ci ha divertito praticamente sempre, e soprattutto ci ha lasciato con la sensazione di aver vissuto una storia davvero memorabile.

Yakuza: Like a Dragon non va giudicato paragonando la nuova fatica di SEGA ai precedente capitoli della serie. Nonostante l’ambientazione comune, sia di location che di trama ambientata nel mondo della Yakuza (ma poteva essere altrimenti?), il nuovo capitolo della serie segna un deciso taglio col passato, e punta ad un pubblico completamente diverso.

Preso come JPRG a se stante, Yakuza: Like a Dragon  è un grandissimo titolo, estremamente originale e diverso da molti titoli del genere (vedi i vari Dragon Quest), sicuramente più vicino ad altri esponenti come Persona 5, nonostante il titolo Atlus  raggiunga al momento ancora vette inarrivabili.

Un nuovo, grande inizio

Yakuza: Like a Dragon è un nuovo, grande inizio per la serie firmata SEGA e Ryu Ga Gotoku Studio, che taglia i ponti col passato in modo radicale e sicuramente non poco traumatico per i fan della serie che amavano il genere picchiaduro. Cambia il protagonista e soprattutto cambia completamente il sistema di combattimento e tutto ciò che gli ruota intorno,  regalandoci uno dei migliori JRPG degli ultimi anni. La nuova, coraggiosa opera di SEGA è un titolo in grado di farci vivere una storia memorabile, estremamente ben recitata, ricca di colpi di scena e, finalmente, completamente sottotitolata in italiano. Ad onor del vero forse il gioco in alcuni punti è eccessivamente verboso e si dilunga troppo su alcuni dialoghi, ma è davvero un piccolo difetto trascurabile per un gioco che ci ha davvero sorpreso anche per il coraggio dimostrato.

PRO

  • Una delle migliori trame mai viste
  • Tantissime attività e missioni extra
  • Alcune situazioni comiche e surreali davvero uniche
  • Coraggioso nel cambiamento
  • Graficamente molto bello da vedere
  • Finalmente sottotitolato in italiano

Contro

  • A tratti eccessivamente verboso
  • Il cambio di genere sarà traumatico per i fan
9

Imperdibile

Giornalista iscritto all'Ordine di Roma. Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono indicati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Lost Password