Con Death Stranding 2: On the Beach, Hideo Kojima firma un seguito che riesce a essere tanto ambizioso quanto il primo capitolo, ma ancora più emotivo, oscuro e personale. È un gioco che osa, che divide e che continua a cercare nuove strade per raccontare e far giocare. Chi ha amato il primo Death Stranding troverà qui un’esperienza ancora più profonda. Chi l’ha odiato… probabilmente continuerà a farlo.
Un viaggio ancora più personale
La trama di Death Stranding 2 è, come prevedibile, criptica, densa di simbolismi e colpi di scena, ma riesce anche a essere sorprendentemente commovente. Kojima approfondisce ulteriormente il concetto di connessione, questa volta inserito in un contesto ancora più oscuro e surreale. Sam Porter Bridges torna, affiancato da nuovi e vecchi personaggi, in un’America ancora una volta da ricostruire… ma stavolta non è solo la terra a essere frammentata, bensì l’intera esistenza umana.
C’è più spazio per i dialoghi e per lo sviluppo dei personaggi secondari, e la narrazione riesce a toccare tematiche esistenziali, ambientali e sociali, con una maturità che pochi altri giochi possono vantare. Alcuni passaggi sono volutamente lenti e riflessivi, ma il ritmo narrativo si rivela sempre funzionale alla visione di Kojima.
Gameplay evoluto ma fedele
Dal punto di vista del gameplay, On the Beach mantiene la struttura di base del primo gioco: trasportare carichi, gestire risorse, pianificare percorsi, il tutto mentre si affrontano pericoli naturali, BT e nemici umani. Ma le novità sono tante, e ben integrate.
Tra le principali innovazioni spiccano nuove attrezzature per il trasporto e la difesa, sequenze stealth più raffinate, un sistema di costruzioni condivise migliorato e nuove aree esplorabili più complesse e meno desolate. Inoltre, il gioco introduce nuove sezioni ambientate in dimensioni alternative, più frammentate e oniriche, che spezzano il ritmo dell’esplorazione classica e offrono momenti action più tesi e surreali.
Il risultato è un gameplay che resta lento e meditativo, ma ora più vario, strutturato e coinvolgente, anche per chi nel primo episodio aveva faticato ad apprezzarne la formula.
Un mondo visivamente unico
Sul piano tecnico e artistico, Death Stranding 2 è un capolavoro. Costruito sull’ultima versione del Decima Engine, il gioco offre ambientazioni spettacolari, animate da una direzione artistica che mescola realtà e incubo in modo affascinante. Le animazioni facciali sono di livello cinematografico, le cutscene curate come cortometraggi d’autore.
L’atmosfera è perennemente sospesa tra bellezza e inquietudine, e ogni luogo visitato racconta visivamente qualcosa, anche quando il gioco sceglie di non spiegare nulla.
Suoni e silenzi che lasciano il segno
Come nel primo capitolo, la colonna sonora svolge un ruolo fondamentale. Brani originali si alternano a pezzi licenziati da artisti indipendenti, creando un tappeto sonoro che accompagna i momenti più intensi con delicatezza o violenza, a seconda delle situazioni.
Ascoltare per credere:
Anche il sound design è eccellente: ogni rumore di passo, ogni respiro, ogni distorsione nel mondo dei BT contribuisce a creare un senso costante di tensione emotiva e connessione con l’ambiente.
The Review
Onirico, profondo, emozionante
Death Stranding 2: On the Beach migliora il precedente capitolo da ogni punto di vista, cercando di avvicinarsi di più agli utenti. Ma non è un gioco per tutti. Non vuole esserlo. È un’opera autoriale, che premia chi è disposto ad accettare i suoi tempi, i suoi silenzi, i suoi misteri. Ma per chi riesce ad entrarci dentro, questa nuova avventura di Sam sarà nuovamente un viaggio indimenticabile.
PRO
- Trama profonda, adulta e ricca di colpi di scena
- Ambientazione unica, surreale e affascinante
- Gameplay evoluto, più vario e accessibile
- Colonna sonora eccellente e sound design curatissimo
- Personaggi memorabili
CONTRO
- Poco adatto a chi cerca azione costante
- Non tutti apprezzeranno lo stile narrativo autoriale e visionario
- Resta un gioco molto divisivo: o lo si ama, o lo si abbandona







