Era da tempo che i fan di Pokémon aspettavano un capitolo capace di dimostrare che Game Freak avesse finalmente trovato la propria strada nel mondo tridimensionale. Dopo anni di tentativi, da Spada e Scudo fino a Scarlatto e Violetto, la serie sembrava aver perso la brillantezza di un tempo, tra problemi tecnici, mondi troppo vasti e idee interessanti ma mal rifinite. Con Leggende Pokémon: Z-A, lo studio giapponese riesce finalmente a mettere insieme tutti i pezzi, proponendo un’esperienza che rinnova il gameplay, matura la narrazione e riporta la qualità tecnica su livelli finalmente accettabili.
Il risultato è un gioco che non punta a stupire con la vastità del mondo, ma con la profondità delle sue dinamiche e la cura per i dettagli, costruendo una delle esperienze Pokémon più equilibrate e appassionanti degli ultimi anni.
Una città viva, tra missioni e relazioni
L’intera avventura di Z-A si svolge a Luminopoli, la metropoli ispirata a Parigi che i fan di Pokémon X e Y ricordano bene. Ma dimenticate la città statica e decorativa del passato: qui Luminopoli è un vero organismo vivo, ricco di personaggi, quartieri e storie. Il giocatore veste i panni di un giovane adulto – finalmente, non un ragazzino di dieci anni! – che arriva in città come un turista senza scopi precisi, trovandosi presto coinvolto nelle tensioni tra gli abitanti e i Pokémon selvatici che hanno iniziato a invadere le zone urbane.
A differenza dei titoli classici, la città non è solo uno sfondo, ma il cuore pulsante dell’esperienza. Ogni quartiere ha un suo tono, ogni missione secondaria un volto, e persino le strade più anonime possono nascondere incontri sorprendenti, come un Dratini che si muove solitario su un tetto o un Gastly che sbuca da un vicolo oscuro.
Le missioni secondarie sono tantissime — oltre cento — e ricordano per struttura e tono quelle della serie Yakuza, alternando momenti buffi e assurdi ad altri più toccanti. Si passa dal dover insegnare a un Scyther a tagliare capelli come un Furfrou, all’aiutare una profumiera che studia le fragranze dei Pokémon. Tutto questo contribuisce a rendere Luminopoli viva, coerente e umana, e a dare un senso di appartenenza raro per la serie.
Anche la trama principale si distingue per una maturità inaspettata: non parla di badge da collezionare o di mostri leggendari da catturare, ma di convivenza, di differenze e di equilibrio tra uomini e Pokémon. Game Freak osa toccare temi civili ed ecologici, raccontando una città in bilico tra progresso e armonia naturale. Una storia che, pur restando leggera, non ha paura di farsi domande reali.
L’unico grande passo falso, ancora una volta, è la mancanza del doppiaggio. In un gioco così ricco di dialoghi e scene animate, vedere i personaggi muovere la bocca nel silenzio assoluto è davvero anacronistico. Game Freak dovrà prima o poi colmare questa lacuna.
Una rivoluzione nel combattimento
Il vero salto in avanti, però, è nel sistema di combattimento. Con Z-A, Pokémon diventa a tutti gli effetti un action game, abbandonando definitivamente i turni a favore di battaglie dinamiche in tempo reale.
Un cambiamento radicale, ma sorprendentemente riuscito: i Pokémon si muovono liberamente sul campo, attaccano, schivano, e sfruttano abilità con tempi e distanze diversi, creando un sistema di combattimento profondo e immediato allo stesso tempo.
Mosse rapide e ravvicinate richiedono precisione e rischio, mentre quelle a lungo raggio permettono di colpire da distanza ma espongono a tempi di recupero maggiori. Le Mega Evoluzioni tornano in una veste rinnovata, con mosse potenziate, fasi multiple e strategie inedite. Il tutto si traduce in una formula che mantiene lo spirito della serie, ma lo reinterpreta con un ritmo moderno e spettacolare, capace di conquistare anche chi ormai dava per spenta la curiosità verso i giochi Pokémon.
Certo, non tutto è perfetto: alcune fasi della Z-A Royale risultano troppo facili e alcune missioni di rango si superano quasi senza impegno. Ma altrove, contro le Mega Evoluzioni Ribelli, il gioco sa essere sorprendentemente impegnativo, mettendo alla prova riflessi e capacità tattiche del giocatore. Sono proprio questi scontri, epici e frenetici, a rappresentare il culmine dell’esperienza: momenti in cui Pokémon Legends: Z-A dimostra quanto potenziale abbia ancora la saga, quando osa davvero.
Leggende Pokémon: Z-A segna un momento di svolta per la saga: non solo perché introduce un sistema di combattimento rivoluzionato, ma perché dimostra che Game Freak può ancora evolversi, se sceglie di ridurre la scala e aumentare la cura. Un gioco che non punta sulla grandezza, ma sulla densità, sull’identità e sul cuore. E finalmente, dopo anni di delusioni, è bello tornare a dirlo: Pokémon è di nuovo in forma.
The Review
Un nuovo inizio per la serie
Pokémon Legends: Z-A è il punto d’incontro tra tradizione e rinnovamento: un titolo che riporta la serie su binari solidi e al tempo stesso ne ridefinisce le basi. La città unica di Luminopoli funziona come laboratorio narrativo e ludico, offrendo un mondo compatto ma pieno di cose da fare, personaggi da conoscere e Pokémon da scoprire. Non è perfetto — la mancanza di doppiaggio, qualche semplificazione di troppo e la ripetitività visiva della città pesano — ma resta uno dei capitoli più ispirati di Game Freak da anni.
PRO
- Nuovo sistema di combattimento action sorprendentemente riuscito
- Storia più matura e centrata sulla convivenza
- Missioni secondarie creative e divertenti
- Ottima cura per i dettagli e i personaggi secondari
- Colonna sonora e atmosfera azzeccate
CONTRO
- Assenza di doppiaggio
- Alcune sezioni e scontri troppo facili
- Scenari urbani ripetitivi e poco ispirati
- Qualche incertezza tecnica ancora presente









