C’è un momento in Ninja Gaiden 4 in cui tutto si ferma per un istante. Il suono dell’acciaio, il sangue che schizza come un Jackson Pollock in slow motion, e tu che, con un tempismo perfetto, trasformi un gruppo di demoni in un campo d’addestramento per chirurghi psicopatici. È in quell’attimo che capisci che il ninja è tornato davvero — e non ha intenzione di chiedere scusa a nessuno.
Dopo anni di silenzio e un Ninja Gaiden 3 che ancora oggi evitiamo di nominare per decenza, Team Ninja e Platinum Games hanno unito le forze per resuscitare la saga di Ryu Hayabusa. Il risultato? Un action frenetico, brutale e incredibilmente stiloso, che mescola la ferocia chirurgica del classico Ninja Gaiden con la follia coreografica di Bayonetta. È come se due maestri d’armi si fossero sfidati a colpi di katana e fossero usciti entrambi vincitori.
Tokyo, piove sangue (letteralmente)
La storia si apre in una Tokyo del futuro avvolta da una pioggia tossica e da un drago scheletrico che fa da soprammobile apocalittico sullo skyline. L’atmosfera è perfetta: cupa, decadente e intrisa di quella malinconia da fine del mondo che si sposa benissimo con il taglio a metà di un demone urlante.
Protagonista di buona parte dell’avventura è Yakumo, un ninja del misterioso clan Raven. È giovane, tormentato e parla come se avesse sempre un temporale dentro. C’è anche Ryu, ovviamente, ma la sua sezione sembra più un DLC obbligatorio che una parte integrante della trama. La storia? Diciamo che serve solo a dare un pretesto per tagliare mostri a metà — e va benissimo così.
Il problema è che ogni tanto il gioco si ricorda di avere una “narrazione” e ci fa perdere tempo dietro a un interdimensional shark. Giuro, tre capitoli di fila. Ma va bene, è Ninja Gaiden, non Tolstoj Gaiden.
Sangue, acciaio e perfezione
Il cuore del gioco, ovviamente, è il combat system — e qui, signori, siamo di fronte a un ritorno in grande stile. Ogni colpo è un balletto di violenza: rapido, fluido, spietato. Le combo storiche come l’Izuna Drop o il Flying Swallow tornano in tutta la loro gloria, ma con un feeling più moderno, una telecamera finalmente decente e un ritmo da manuale.
La grande novità è la forma potenziata, diversa per Yakumo e Ryu. Tenendo premuto il grilletto sinistro, il ninja entra in modalità “ho finito la pazienza”: Yakumo si trasforma in un turbine di spade giganti e trapani infernali, mentre Ryu diventa una macchina da guerra rapidissima, quasi sovrumana. Entrambe si caricano col sangue dei nemici — e poche cose nella vita sono più soddisfacenti di rompere una guardia con un colpo caricato al momento giusto.
Ogni mossa ha un peso, ogni errore si paga in arterie. Le parry perfette e le schivate millimetriche sono un’aggiunta geniale: rallentano il tempo giusto un istante per farti capire che sì, sei ancora tu il padrone del dojo.
Certo, buttarsi dentro a caso porta solo a una morte rapida e spettacolare — ma fa parte del divertimento. Ninja Gaiden 4 non vuole essere “accessibile”: vuole che impari a ballare con la morte.
Boss che non si lasciano dimenticare
Per la prima volta nella serie, i boss non sono solo muri di carne e frustrazione, ma vere prove di abilità. Dal samurai cibernetico alla cortigiana demone con l’ombrello, fino al lupo alato gigante, ogni scontro è una lezione di precisione, ritmo e rabbia.
Finalmente non ci si limita a spammare attacchi: bisogna leggere, reagire, contrattaccare. Il problema è che, nella parte di Ryu, il gioco ci costringe a rifarli — identici — come se fosse un best of della fatica già fatta. Non proprio un colpo di genio.
Un ninja che vola (e surfa)
Tra un massacro e l’altro, c’è anche spazio per un po’ di esplorazione. Tokyo è una giungla di pioggia e metallo, e grazie a ganci, tute alari e persino un surf da fogna, il gioco inserisce piccole sezioni platform leggere ma divertenti. Non è roba impegnativa, ma spezza bene il ritmo e ti fa respirare tra un’arteria e l’altra.
Chi vuole spremere tutto troverà sfide opzionali, stanze da combattimento, e missioni secondarie a tempo o punteggio. Una volta finito, si possono rigiocare i capitoli o affrontare prove extra su quattro livelli di difficoltà.
Insomma, c’è tanto da massacrare anche dopo i titoli di coda — e questo è sempre un bene.
Ninja Gaiden 4 è il classico ritorno che non si limita a vivere di rendita. Riprende tutto ciò che funzionava nella saga — la velocità, la precisione, l’adrenalina da “una mossa e sei morto” — e lo rifinisce con una fluidità moderna e una spettacolarità da manuale. Il racconto resta pretestuoso come da tradizione, ma quando il sangue inizia a volare e la musica sale, poco importa: ciò che conta è la danza letale tra katana e demoni. È la prova che certi giochi d’azione non invecchiano, si affinano.
The Review
Il ritorno che nessuno osava più sperare
Ninja Gaiden 4 è il ritorno che nessuno osava più sperare. È brutale, elegante, tecnico, e finalmente degno del nome che porta. Il racconto è un pretesto, certo, ma quando il gameplay è questo, chi ha bisogno di Shakespeare? Un action vecchia scuola con la grinta del presente, che ricorda perché un tempo i ninja dominavano il mondo dei videogiochi. E dopo questo, non vedo più scuse: Team Ninja, non sparite di nuovo.
PRO
- Combat system spettacolare e profondo
- Boss finalmente all’altezza della leggenda
- Ritmo serrato e grande varietà di mosse
- Tantissima rigiocabilità
CONTRO
- Storia dimenticabile e piena di buchi
- Sezione di Ryu copia-incolla
- Alcuni nemici troppo passivi per un gioco così aggressivo









