Ci sono autori che, nel bene o nel male, riescono a imprimere una firma riconoscibile su qualsiasi progetto tocchino. Quando si parla di produzioni legate alla visione di Suda51, ci si prepara sempre a qualcosa di fuori dagli schemi — e Romeo Is a Dead Man non fa certo eccezione. Parliamo di un action adventure che mescola combattimenti in 3D, strutture quasi roguelike, elementi soulslike e una narrazione volutamente frammentata e surreale, il tutto avvolto in un’estetica che sembra uscita da un fumetto pulp sotto acidi.
Il risultato è un titolo difficile da incasellare: da un lato c’è la volontà di raccontare una storia di viaggi nel tempo, universi paralleli e amori destinati al disastro; dall’altro c’è un gameplay che alterna scontri contro orde di mostri, sezioni esplorative tra dimensioni sovrapposte e momenti gestionali a bordo della base spaziale. Non sempre queste componenti dialogano in modo armonioso — ma proprio questa natura dissonante è parte dell’identità del gioco. Noi abbiamo potuto provarlo su PS5 grazie a un codice fornito dal publisher, e ora è il momento di tirare le somme.
Amore, morte e paradossi temporali
La storia segue Romeo Stargazer, vice sceriffo di una cittadina americana decisamente fuori asse, che dopo un incontro fatale con l’enigmatica Juliet si ritrova morto… e subito dopo resuscitato grazie a tecnologia sperimentale. Da qui prende il via una missione per conto della polizia spazio-temporale, tra criminali dimensionali, universi fratturati e paradossi narrativi che raramente cercano davvero di spiegarsi.
La trama è affascinante quanto caotica: raccontata tramite cutscene, tavole a fumetti e altri espedienti stilistici, punta più a evocare sensazioni che a fornire chiarezza. Il risultato è un racconto che resta impresso ma che spesso lascia il giocatore disorientato — volontariamente o meno.
Il cuore dell’esperienza resta il combat system, che combina attacchi leggeri, pesanti e schivate con un arsenale diviso tra armi da mischia e da fuoco. Non è particolarmente profondo — niente moveset complessi o tecnicismi — ma risulta soddisfacente nell’immediato, soprattutto contro i nemici minori.
Contro avversari più coriacei, invece, il gioco spinge verso l’uso delle armi a distanza per colpire punti deboli, relegando il combattimento corpo a corpo a un ruolo meno centrale. È qui che emergono i limiti del sistema: funziona, diverte a tratti, ma non evolve quanto dovrebbe e tende a ripetersi.
Interessante l’idea delle abilità speciali alimentate dal sangue raccolto in battaglia e quella dei “compagni evocabili”, creature di supporto che aggiungono varietà tattica — peccato che la loro utilità venga spiegata tardi e poco.
Tra genialità e dispersione
L’esplorazione introduce il concetto di subspace, una dimensione parallela che si sovrappone agli ambienti principali e funge da puzzle layer per sbloccare percorsi e chiavi. È una trovata intelligente e rappresenta una pausa gradita dal combattimento, anche se visivamente tende a risultare monotona.
Fuori dalle missioni si passa molto tempo sulla nave base, tra upgrade, minigiochi e attività manuali — letteralmente manuali — per ogni operazione. Una scelta stilistica coerente con la tematica della ripetizione temporale, ma che può sfociare in una certa macchinosità.
Romeo Is a Dead Man è fatto di tante idee disparate: alcune brillanti, altre meno sviluppate. Ripetitività, boss non memorabili e sistemi secondari poco incisivi ne limitano la portata, ma allo stesso tempo la sua capacità di raccontare attraverso le meccaniche e di restare nella testa del giocatore è innegabile.
È uno di quei titoli che non sempre si ama mentre lo si gioca, ma che continua a farsi ricordare anche dopo i titoli di coda. Un’esperienza irregolare ma affascinante: un collage di idee, atmosfere e sistemi che non sempre formano un insieme coerente, ma che mostrano una personalità rara nel panorama attuale. Non tutto funziona, e la ripetitività si fa sentire, ma chi cerca qualcosa di diverso dal solito action potrebbe trovarci pane per i suoi denti.
The Review
Un caos che resta addosso
Romeo Is a Dead Man non è un gioco per tutti, e probabilmente nemmeno per tutte le sessioni di gioco. Ma è uno di quei titoli che osa, che sperimenta e che prova a raccontare qualcosa anche attraverso le sue imperfezioni. Non sempre centra il bersaglio, ma lascia il segno. E in un mercato pieno di produzioni intercambiabili, diciamocelo: non è poco.
PRO
- Atmosfera e identità autoriale fortissime
- Idee narrative e strutturali originali
- Combattimento immediato e soddisfacente a tratti
- Meccaniche dimensionali interessanti
CONTRO
- Combat system poco profondo
- Ripetitività nelle attività e nei boss
- Sistemi secondari poco valorizzati
- Narrazione affascinante ma confusa








