La storia del franchise di Resident Evil nasconde un capitolo poco noto che risale agli inizi degli anni ’90: lo sviluppo del primo capitolo della saga horror di Capcom era originariamente iniziato sul Super Nintendo (SNES). A rivelarlo è il director Koji Oda, veterano dell’azienda entrato in organico nel 1991, il quale ha confermato come il progetto fosse nato ben prima di approdare sulla prima console Sony.
Nelle fasi embrionali, il gioco non aveva ancora un titolo ufficiale ed era identificato internamente con il nome in codice “horror game”. L’idea di base era quella di realizzare un sequel spirituale di Sweet Home, un titolo per NES del 1989 considerato da molti il vero precursore del genere survival horror. Tuttavia, il debutto di PlayStation alla fine del 1994 e il suo immediato successo spinsero il management di Capcom a spostare la produzione sulla nuova macchina per sfruttarne la maggiore potenza di calcolo.
Un’ambientazione diversa e infernale
Secondo quanto dichiarato da Oda, la versione per Super Nintendo sarebbe stata drasticamente diversa dal prodotto finale che tutti conosciamo. A causa dei limiti tecnici delle cartucce e dello spazio ridotto per l’archiviazione dei dati, gli sviluppatori non avrebbero potuto inserire filmati o scenari pre-renderizzati complessi. Anche l’ambientazione originale era molto lontana dal realismo della Villa Spencer: il gioco era inizialmente ambientato in una dimensione infernale e soprannaturale, totalmente slegata dalla realtà scientifica dei virus biologici.
Il passaggio alla tecnologia CD-ROM di Sony permise al team di cambiare rotta, introducendo l’estetica cinematografica e i modelli poligonali che hanno definito il genere. Nonostante il progetto SNES sia stato cancellato per favorire l’evoluzione tecnica, molti dei concetti legati alla gestione dell’inventario e alla risoluzione di enigmi ambientali sono stati ereditati direttamente da quel primo prototipo a 16-bit, gettando le basi per un successo che dura da oltre trent’anni.






