EDITORIALE – Il celebre proverbio “Il re è morto, viva il re!” oggi ha assunto un significato generico molto simile a “morto un Papa se ne fa un altro”, come ad indicare che tutti sono rimpiazzabili. Ma da un punto di vista sociale ed antropologico, il proverbio aveva un significato molto più profondo : significava infatti che se muore il re come persona, non muore il re come simbolo o come figura politica. Non moriva, insomma, la monarchia.
Con Super Mario accade invece, da un punto di vista simbolico, l’esatto contrario.
Ma andiamo con ordine.
Tu quoque, Shigeru!
Quando ho visto presentare il primo gioco di Super Mario per sistemi iOS, dal titolo “Super Mario Run“, devo ammetterlo, la prima reazione è stata di tristezza.
“Shigeru, ma che cavolo ci fai sul palco Apple?”.
Sembrava quasi impossibile che il Maestro, Shigeru Miyamoto, probabilmente l’autore di videogiochi più famoso al mondo e simbolo come nessun’altro della Nintendo, fosse su un palco diverso da quello della grande N.
Quella grande N che è sempre stata estremamente chiusa e gelosa dei propri marchi.
Quella grande N che era quasi sinonimo di “Se vuoi giocare a Super Mario, devi comprare una nostra console”.
Anche se, a dirla tutta, e contrariamente a quello che molta gente crede, questa non è la prima volta che Super Mario sbarca su una console non Nintendo: basti pensare ad esempio all’apparizione su Commodore 64 .
Ora però, sicuramente, qualcosa è cambiato. C’è stata una rottura molto profonda rispetto a quello che Nintendo è stata fino ad oggi.
Complici forse alcune console di non grandissimo successo (commerciale, s’intende) come il Gamecube prima ed il Wii U adesso, con in mezzo il Wii a salvare la baracca, Nintendo ha probabilmente capito che se il mondo va avanti restare ferma significa fallire.
E per continuare la sua filosofia del gioco accessibile a tutti, iniziata proprio con il grande successo commerciale ed economico del Wii, quale migliore piattaforma degli smartphone? Del resto ne abbiamo tutti uno, ed i giochi su queste piattaforme richiedono generalmente un gameplay facile ed intuitivo, a volte da giocare con una sola mano. Senza scordare, inoltre, che Nintendo è sempre stata la regina dei portatili (anche adesso il 3DS è la console regina del mercato handheld).
Insomma, la mossa di sbarcare su smartphone (Iphone e Ipad per adesso, ma con ogni probabilità Super Mario Run arriverà anche su Android) è una mossa in linea con questa filosofia, anche se probabilmente dettata in parte dalla necessità di sopravvivere. Dalla necessità di restare al passo con un mondo che, tecnologicamente parlando, è veloce come non mai.
Super Mario, per come lo conosciamo noi, probabilmente è morto. Ma, all’esatto contrario del proverbio, qui muore il simbolo di chiusura che per anni abbiamo conosciuto, il gioco che più di ogni altro (insieme probabilmente a Zelda) ti costringeva a comprare una console Nintendo se volevi giocarlo.
Nasce però un nuovo Super Mario, che si affaccia anche ad altre piattaforme e permette di essere gustato anche fuori dai sistemi Nintendo.
Andare avanti e staccarci da ciò a cui ci siamo affezionati in tanti anni, anche solo come simbolo, può lasciare sicuramente un pò di tristezza addosso.
A me, sicuramente, l’ha lasciata.
A volte è un male, ma a volte è un bene.
E se stavolta fosse un bene?







