Ubisoft ha chiuso l’anno fiscale 2026 con una perdita operativa di 1,3 miliardi di euro, segno di quanto stia costando la profonda ristrutturazione in corso. Si tratta comunque di un miglioramento rispetto all’anno fiscale precedente, quando la società aveva registrato una perdita di 1,46 miliardi di euro.
Le perdite sono state pesantemente influenzate dalle spese di ricerca e sviluppo, pari a 1,855 miliardi di euro, di cui il 75% — circa 1,402 miliardi — legato all’ammortamento accelerato di giochi cancellati o rinviati. Il CFO Frederick Duguet ha spiegato che si tratta dell’effetto delle decisioni strategiche prese a gennaio per rifocalizzare il catalogo e rivedere la tabella di marcia, così da rispettare pienamente gli standard qualitativi.
Per il momento, anche l’anno fiscale 2027 non dovrebbe portare risultati positivi: Ubisoft prevede ancora una perdita operativa, con il ritorno a una generazione significativa di cassa atteso a partire dall’anno fiscale 2028 e oltre. La società ha inoltre confermato l’uscita di giochi appartenenti ai suoi tre marchi principali — Assassin’s Creed, Far Cry e Ghost Recon — entro marzo 2029.
Intanto prosegue anche il piano di riduzione dei costi, che entrerà nella sua terza e ultima fase e potrebbe includere ulteriori tagli in alcuni studi e divisioni. L’obiettivo è scendere a 1,25 miliardi di euro di costi annui, partendo però da una base di 1,435 miliardi a fine anno fiscale 2026. Il CEO Yves Guillemot ha definito questa trasformazione dolorosa nel breve periodo ma necessaria per costruire una crescita più sostenibile nel tempo.






