Shadow of the Tomb Raider – Recensione

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Devo essere sincero: al contrario di tanti, non ho mai amato Lara Croft nel suo design originale. Ho sempre trovato, anche nel periodo in cui erano gli ormoni a farla da padrona, la versione eccessivamente formosa troppo stereotipata, a tratti caricaturale, e preferisco decisamente questa sua incarnazione più recente, molto più seria e matura.

Mi erano piaciuti molto i primi due capitoli di questo nuovo reboot della serie, ossia Tomb Raider e Rise of the Tomb Raider, e l’annuncio di questo terzo (e in teoria conclusivo) capitolo mi aveva davvero incuriosito, nonostante i video lasciassero intravedere un gioco forse troppo simile ai titoli precedenti.

Ora, dopo aver terminato la main quest su Xbox One grazie ad una promo fornita dal publisher, siamo finalmente pronto a dirvi le nostre impressioni.

Oltre le gambe c’è di più

Lara Croft, dicevamo, è adesso un personaggio decisamente più maturo e serio rispetto a quello che abbiamo visto ai primissimi capitoli degli anni 90. E, così come è cresciuta rispetto agli albori, Lara è cresciuta anche all’interno di questo reboot.

Se nel primo Tomb Raider del 2013 il gioco ci proponeva infatti una protagonista giovane e inesperta, in Shadow of the Tomb Raider abbiamo il controllo di una Lara Croft decisamente più sicura di se, più irruenta e a tratti anche più dura.

Il gioco è stato spesso accusato (non a torto) di ricalcare molto le meccaniche di Uncharted, e anche in questo capitolo possiamo dire che i ragazzi di  Eidos Montréal hanno continuato con decisione sulla stessa strada.

“L’imitazione è la più sincera delle adulazioni”, diceva Charles Caleb Colton. E l’imitazione di Uncharted in generale e di Uncharted 4 in particolare, in questo terzo capitolo, è davvero lampante.

Sequenze spettacolari, enigmi, gameplay, arrampicate, splendidi scorci improvvisi e persino alcune sequenze in cui controlleremo Lara da bambina: i richiami all’ultimo capitolo saga firmata Naughty Dog sono davvero continui e palesi.

Che sia un male o un bene sta a voi deciderlo: chi ama la saga di Uncharted  (o chi non l’ha mai giocata, visto che parliamo bene o male di un’esclusiva Sony) sarà magari molto felice di giocare ad un titolo così simile da tanti punti di vista, ma chi cercava un gioco più originale e con una propria identità potrebbe rimanere forse deluso.

Chi è la più bella del reame?

Al di là delle somiglianze di gameplay con Uncharted, Shadow of The Tomb Raider è uno dei pochi titoli che riesce anche a rivaleggiare con il titolo firmato Naughty Dog (anche se, ad onor del vero, ancora non raggiunge quei livelli).

Il lavoro svolto dai ragazzi di Eidos Montreal è davvero lodevole: tecnicamente il gioco è davvero splendido, e regala sequenze, scorci e ambientazioni indimenticabili.

L’unica piccola nota che ci sentiamo di fare è sulla versione Xbox One normale, che gira a 900p e, come spesso accade sulla console Microsoft base, questo si traduce in una sensazione di poca nitidezza in alcune situazioni anche su una normale TV in Full HD a 1080p.

Shadow of The Tomb Raider parte davvero bene anche come storia, e le prime ore di gioco, dobbiamo ammetterlo, sono davvero esaltanti.

Nonostante il gioco infatti sia ancora molto simile a Rise of the Tomb Raider (tombe comprese), sarete comunque inizialmente rapiti dalla splendida ambientazione e da sequenze mozzafiato, condite da eventi drammatici che scuotono il giocatore e lo invitano a proseguire l’avventura.

Dopo qualche ora, però, la storia purtroppo si appiattisce e perde un pò di mordente, il gameplay troppo simile al capitolo precedente inizia a pesare (compreso un sistema di shooting non migliorato abbastanza) e c’è il rischio che arrivi un po’ di noia durante le fasi finali del gioco.

Nulla di grave, per carità: il gioco si è rivelato comunque divertente ed piacevole fino alla fine, complice anche il fatto che si tratta del capitolo più breve della trilogia, con una durata che si attesa intorno alle 15 ore dedicandosi solo alla campagna principale e a qualche missione extra.

E’ innegabile però che, escluso il finale pirotecnico, le ultime ore di gioco non riescano ad incidere e ad esaltare il giocatore come le prime.

Da segnalare, infine, qualche riciclaggio di troppo nell’uso dei (seppur bravi) doppiatori italiani: ci è capitato infatti di incontrare qualche NPC doppiato dalla stessa doppiatrice di Lara, con il risultato che non riuscivamo a capire quando parlava una e quando l’altra.

Qui di seguito riportiamo un esempio, registrato mentre giocavamo e pubblicato sulla nostra pagina Facebook (ricordatevi di attivare l’audio del video Facebook, disattivato di default).

Un’ottima conclusione della trilogia

Shadow of the Tomb Raider si è rivelato un gioco riuscito, divertente e a tratti esaltante. Nonostante il gioco ricalchi il gameplay del precedente Rise of the Tomb Raider, nonchè richiami costantemente quello di Uncharted 4, il lavoro di Eidos Montreal è sicuramente encomiabile e segna tantissimi punti a suo favore: una bellissima ambientazione, un lato tecnico davvero splendido ed una trama che, specie all’inizio, riesce a sorprendere. Peccato che la storia perda di mordente andando avanti, e che la mancanza di coraggio nell’introdurre cambiamenti significativi al gameplay rispetto del precedente capitolo penalizzi un po’ il prodotto finale, impedendogli di risultare il capolavoro che forse qualcuno aspettava. In ogni caso, se avete apprezzato (come noi) i capitoli precedenti, fate vostro Shadow of the Tomb Raider: non ve ne pentirete.

Pro

  • Partenza sprint
  • Alcune sequenze indimenticabili
  • Tecnicamente splendido
  • Lara Croft sempre più credibile e matura
  • Tombe e missioni extra appaganti

Contro

  • Andando avanti la storia perde di mordente
  • Copia un pò troppo troppo Uncharted 4
  • Gameplay troppo simile a Rise of the Tomb Raider
  • Qualche riciclaggio di troppo nei doppiatori
8.3

Bello

Svezzato a NES, cresciuto a PlayStation e Xbox e sfamato a PC gaming. Ha accolto con entusiasmo il progetto videogiocare.it. Purtroppo spesso non è d’accordo con il pensiero generale riguardo i giochi, ma qualcuno deve pur cantare fuori dal coro. Il suo motto è: “Bisogna prestare poca fede a quelli che parlano molto”. Oh, non lo ha detto lui, ma Catone.

1 Commento

  1. Ottima recensione, lo prenderò appena sarà abbastanza pieno il salvadanaio.
    Ah, sul video del doppiaggio mi sono ammazzato dalle risate 😀

    Rispondi

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